Per chiedere informazioni all'autore del blog, oppure per chiedere indirizzi di buoni conventi e monasteri, scrivere all'indirizzo: cordialiter@gmail.com

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sabato 10 dicembre 2016

Quale stato di vita eleggere?

Sant'Alfonso Maria de Liguori scrisse una bellissima lettera piena di ottimi consigli per un ragazzo indeciso sullo stato di vita da scegliere. Per leggere la lettera, cliccare qui.

venerdì 9 dicembre 2016

Atti d'amore verso Dio

È molto importante fare spesso degli atti di carità verso Dio. A tal proposito, con l'esplicito incoraggiamento del mittente, ho pubblicato una lettera di un caro lettore del blog alla quale segue la mia risposta. Per leggere queste e-mail, cliccate qui.

giovedì 8 dicembre 2016

Pensieri del Beato Clemente Marchisio

Pensieri tratti dagli scritti del Beato Clemente Marchisio, fondatore delle Figlie di San Giuseppe di Rivalba.


"Un giorno S. Geltrude ascoltando una predica sulla tremenda giustizia di Dio per quanti non vogliono convertirsi, fu presa da tale spavento che non osava più accostarsi al SS. Sacramento, pensando che Gesù era il giudice severo che fu costituito dal Padre sopra tutti gli uomini. Sapete che cosa le disse Gesù vedendo la santa così angustiata? Se non osi parlarmi, domandami perdono dei tuoi peccati e aiuti per l’avvenire, vieni a trovarmi in chiesa, dove vivo nel SS. Sacra mento: là non posso fare altro che dare grazia e misericordia. Vedi bene che nell’Eucaristia, io dimoro nel breve spazio di un pezzo di pane. Sai perché mi sono rinchiuso in così breve spazio? Per la misericordia verso gli uomini. Nell’Eucaristia la mia giustizia è piccola di fronte alla mia misericordia. La misericordia è sempre vittoriosa; anche se lo volessi, non potrei castigare (...) Fratelli, avete sentito quanto sia grande l'amore di Gesù nello stare nascosto nella specie sacramentali: dunque andiamo con fiducia a Lui e certamente otterremo grazia e misericordia. Abbiamo bisogno di qualche cosa? Presto in chiesa, da Gesù per ricevere la grazia desiderata. Abbiamo peccati? Non perdiamo tempo. Veniamo da Gesù che nel SS. Sacramento non può punire, deve usarci misericordia. "


"Se Gesù Cristo se ne stesse su di un trono circondato dagli angeli; se il Figlio di Dio, come vide il profeta, stesse su di un trono di fuoco, con un mare di fuoco all’intorno, chi di noi oserebbe avvicinarsi? Non ce ne staremmo con la faccia a terra nel riconoscimento del nostro nulla o almeno non diremmo con S. Pietro: --Signore, allontanatevi da me che sono un peccatore!? Chi di noi, avendo il peccato sulla coscienza, oserebbe avvicinarsi? Gesù per toglierci ogni timore, ha nascosto il suo splendore e la sua potenza sotto la specie del pane e del vino. Venendo in chiesa non c’è nulla che ci possa spaventare. Nessuno ha paura del pane. Sembra che ci ripeta: Venite a me tutti voi che avete bisogno di grazie di ottenere il perdono dei vostri peccati, di vincere quelle passioni: io non sto nell’Eucaristia per castigare, Venite a me voi che volete amore: tutto è amore"



" Dall’Eucaristia egli ci ripete: Ecco quel cuore. che ha tanto amato e che ama gli uomini, che si è. consumato di amore per voi. Il beato Giovanni D’Avila diceva che non sapeva trovare santuario di più grande devozione che una chiesa in cui ci fosse il SS. Sacramento. Diceva: « Qui c’è tutto, qui c'è tutto».
Di molti santi sappiamo che si trattenevano, per lunghe ore, davanti al SS. Sacramento e spesso dicevano che vi sarebbero restati per tutta l’eternità.
Noi pure dovremmo restare davanti al tabernacolo come un povero ha bisogno del ricco, come un infermo ha bisogno del medico. Poi dovremmo ringraziare Gesù del suo amore e: cercare di contraccambiarlo. Fratelli, pensiamo spesso alla carità di Gesù nell’Eucaristia e ripetiamo col nostro cuore: Sia lodato e ringraziato in ogni luogo, in ogni momento, anche per la dimora in mezzo a noi, il SS.mo e Divinissimo Sacramento"


"Fratelli, abbiamo detto dell’immenso amore che Gesù ci dimostra nello stare con noi nel sacramento dell’Eucaristia, anche se da molti è abbandonato. Perché Gesù rimane nell'Eucaristia? E perché vi sta così nascosto? Egli conosce i nostri bisogni, sa come dall'adolescenza siamo inclinati al male; sa quanta forza, in una guerra continua, ci serve per Vivere da buoni cristiani; sa, infine, che tanti, coperti dalle piaghe dei peccati, non avrebbero il coraggio di presentarsi alla sua divina maestà, e per questo, per colmo d’amore nei nostri confronti, rimane nelle nostre chiese, sempre pronto ad ascoltarci e vi rimane nel modo più adatto ad ispirarci confidenza e fiducia. Possiamo applicare all'Eucaristia le parole dell’Apostolo:  <


"S. Francesco di Sales diceva che hanno bisogno di accostarsi con frequenza, alla comunione i buoni e i cattivi; i cattivi per convertirsi e i buoni per conservarsi nella bontà. Se mi domandaste: Noi dobbiamo comunicarci? Io non posso avere intenzioni diverse da quelle della Chiesa e quindi vi rispondo: Desidererei che vi accostaste assiduamente alla comunione. Sono fortunate davvero le persone che vi si accostano tutti i giorni o quasi tutti i giorni "

mercoledì 7 dicembre 2016

Ramo laicale della Famiglia Religiosa del Verbo Incarnato

La Famiglia Religiosa del Verbo Incarnato non è composta solo da sacerdoti e suore religiose (le Servidoras), ma anche di fedeli laici che vogliono vivere la stessa spiritualità pur restando nel mondo. Il compito dei laici è di testimoniare la bellezza del Vangelo, cioè della vita cristiana, in casa propria, a scuola (se si è studenti), sul posto di lavoro, ovunque ci siano anime da evangelizzare. Al fine di dare una risposta alle molteplici e poliedriche "vocazioni", ovvero ai "diversi cammini spirituali e apostolici che interessano ogni fedele laico", così come sottolineato dalla Chiesa, si è voluto dar vita al Terzo Ordine Secolare dell’Istituto del Verbo Incarnato per associare alla Famiglia Religiosa tutti quei laici che desiderano partecipare ed arricchire il tesoro spirituale dell’Istituto attraverso i loro diversi "livelli di appartenenza", affinché siano come una nuova Incarnazione del Verbo nell'ambito che è loro proprio, trasfigurando la realtà in cui operano con la luce e la vittoria dell'Incarnazione.

Livelli di appartenenza:

Con il desiderio di offrire spazio alle svariate vocazioni laicali, il Terzo Ordine Secolare dell’Istituto del Verbo Incarnato si articola in diversi livelli d’accordo al grado di compromesso da parte dei suoi membri, affinché, secondo la propria chiamata, partecipino e accrescano il tesoro spirituale dei rami già fondati, e affinché ciascuno nella sua misura faccia del bene e produca frutti di santità. I livelli sono strutturati d’accordo al grado di unione che i membri possiedono verso l’Istituto del Verbo Incarnato.


1- I laici consacrati:

L’Istituto del Verbo Incarnato associa a sé in un primo grado quei fedeli laici che aspirano alla perfezione evangelica secondo lo spirito dell’Istituto, partecipando alla sua missione, vincolandosi liberamente ad esso attraverso voti privati o mediante un altro vincolo sacro.

Essi sono i membri privilegiati del Terzo Ordine e pertanto godono di diritti e doveri particolari, in quanto sono coloro che con la consacrazione della propria vita, con le loro preghiere e i loro sacrifici, accrescono abbondantemente il tesoro spirituale dell’Istituto.

Poiché laici, vivono nel secolo impegnati nelle svariate occupazioni del mondo; ma all'interno della dignità e responsabilità laicale hanno donato tutto a Dio. Tali sono i laici che si sono consacrati a Dio unendosi a Lui mediante il voto di verginità volontario e perpetuo per amore del Regno dei Cieli (Mt 19,12). Insieme alla professione si impegneranno ad impiegare tutti quei mezzi che, in consonanza alla condizione laicale, permettano loro il pieno compimento delle loro promesse, come il dedicarsi all'orazione, la lettura delle Sacre Scritture, la partecipazione all'Eucaristia, l’accostarsi frequentemente al sacramento della confessione, la direzione spirituale, la pratica degli esercizi spirituali, ecc.


2- Associazioni di fedeli e movimenti laicali:

Il secondo livello è costituito da diversi movimenti laicali e associazioni di fedeli, ciascuno con la propria organizzazione, per dar modo ai laici che lo desiderassero di potersi associare per l’apostolato e la missione, secondo le molteplici possibilità e necessità pastorali dei distinti luoghi dove siano presenti i nostri Istituti.

È desiderio della Famiglia Religiosa del Verbo Incarnato accogliere tutti quei fedeli entusiasti, che impregnati del desiderio ardente del Cuore di Cristo, desiderino associarsi e intraprendere differenti legami con il fine di inculturare il Vangelo, attraverso le opere apostoliche e di carità, promuovendo il culto divino e la vita cristiana, d’accordo alla varietà dei carismi, situazioni o funzioni che Dio voglia suscitare nel laicato cattolico. Gruppi che in consonanza ai propri statuti e sotto la guida di assessori del Verbo Incarnato possano impiantare in tutte le culture l’impronta della Buona Novella che Cristo è venuto a portare sulla terra.


3- La fraternità del Verbo Incarnato:

Il terzo livello, è formato in senso ampio da tutti quei fedeli cristiani laici o sacerdoti secolari di tutto il mondo che essendo amici, benefattori, simpatizzanti, familiari, ecc. vogliono condividere lo spirito della Famiglia Religiosa del Verbo Incarnato, formando parte della fraternità del Verbo Incarnato. Sono membri vivi del Terzo Ordine Secolare, che dalle più remote parti dell’universo si trovano uniti dai vincoli della preghiera e della Carità, in uno stesso amore a Dio e alla Congregazione. Sono destinati a manifestare il Verbo Incarnato in modo personale, nell'ambiente proprio di ciascuno, nelle proprie famiglie, posti di lavoro, studi, professioni, parrocchie e negli ambiti secolari per essi raggiungibili
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Per informazioni sulle consacrate laiche scrivere al seguente indirizzo: vocazione@servidoras.org

Vocazione e seminario


Ho ricevuto varie lettere da parte di ragazzi disgustati dall'atmosfera rilassata e dissipata che si respira in certi seminari. Per leggere la risposta che inviai a un lettore, cliccate qui.

martedì 6 dicembre 2016

Conversione di una professoressa


Tempo fa una professoressa di filosofia mi ha confidato che in passato era atea, ma poi ha cominciato a sentirsi attrarre da Gesù buono.


Leggo sempre il tuo blog, ti scrivo questa lettera chiedendoti un consiglio. Mi chiamo [...] ho 35 anni, abito a […]. C’è stato un tempo in cui ero atea, ma da alcuni mesi il mio rapporto con la Religione si è capovolto. Da un po’ ho preso l’abitudine di sentire la Messa in televisione la mattina, è meraviglioso iniziare la giornata con la voce di Dio. Ho trovato pace nel leggere questo blog sulle vocazioni: c’è tanta verità e saggezza nelle tue risposte. 

Ti scrivo perché non riesco a parlare con nessuno, non sono capace di parlare di certe cose, scrivere è più facile: sono anni che non mi accosto ai sacramenti, e questo mi fa star male perché sento un fascino fortissimo venire dalla croce di Cristo e dal Vangelo, ma poi non riesco a far nulla. Nella vita insegno filosofia ma da un po’ sento che quei libri non sono più in grado di darmi niente: quando ho capito questa cosa mi sono mi sono sentita disperata. Oggi ho preso l’incarico dal provveditorato, ma mi chiedo se sia davvero questa la mia strada [...]. Io sento che mi sto ributtando nel ritmo frenetico di una via che forse non è più mia: sento che avrò nostalgia di quella Messa, del trascorrere l’intera giornata in preghiera. […] Da un po’ di tempo ho scoperto il fascino della contemplazione: è bello entrare in rapporto con Dio. Egli è amico del silenzio: solo nella solitudine possiamo sentire il Signore. 

Fin da piccola ho sentito fortissimo il fascino di S. Francesco di Assisi. Quando vedo quei film che narrano la sua vita sento quasi di essermene innamorata: sento il fascino dell’abbandono assoluto al Padre, il fascino di quella scelta per tutta la vita, la fedeltà assoluta, il fascino dell’amore perfetto che tutto dà e nulla trattiene, il fascino di uno che ha colto l’essenziale della vita. Per essere felici tutto quel che ci occorre è amare Dio, amare i fratelli, contemplare il mistero della croce, sentire la Passione di Cristo con il cuore. Bisogna avere coraggio, il coraggio che viene dal cuore. E’ il cuore che deve comprendere, la ragione dell’uomo deve restar muta di fronte ai misteri di Dio, di fronte al fascino di quella croce. Quando tempo fa ho meditato per la prima volta sulla croce ho sentito con il cuore il mistero di quel dono all’umanità: cercare il dolore, la sofferenza per amore degli altri. La sofferenza che diviene dono. L’ amore che giunge all’espressione più pura. E’ stato il film “La passione di Cristo” a farmi capire e scoppiare in lacrime… In quella croce ho visto tutta la storia degli uomini. E poi il Vangelo, quei brani che non narrano una storia lontana ma è alla tua vita che parlano. Alcuni brani mi hanno sconvolto: quello del sordomuto e quello del vino versato in otri vecchi. Io sono il sordomuto che non riesce a parlare, e alcuni giorni fa mentre pregavo mi sono sentita letteralmente scoppiare il cuore, come se non potesse reggere. Sento che Gesù sta bussando al mio cuore. [...] Gesù, agnello innocente, è morto per noi facendo trionfare l’amore assoluto che tutto dona all’altro. 

Tempo fa ho passato qualche giorno presso il Monastero benedettino di [...] e ho sentito pace nel vedere quelle suore così contente. Non so perché ci sono andata… e se fosse quello il posto giusto? Oggi mi sento confusa, non so che fare, sento il vuoto della mia vita. Non ho mai saputo cosa farne, mi è sempre sembrata senza senso pur avendo tutto: Dio è stato generoso dandomi tutto, una famiglia splendida, soldi, case.

Grazie per la tua attenzione!!! 


Cara sorella in Cristo,
                                          ti ringrazio di avermi scritto, spero di poter esserti di qualche utilità. Ti confesso che mi piace molto leggere le storie di conversioni, perché in esse risalta grandemente la Divina Misericordia. Gesù è davvero buono, è sempre pronto a riabbracciare e perdonare tutti coloro che ritornano pentiti ai suoi piedi!

Sono contento che ormai hai compreso che non è possibile che siamo stati creati solo per occuparci di cose materiali, nella vita c'è sicuramente qualcosa di più grande per cui vale la pena vivere. Le ricchezze, la carriera, il successo, i cosmetici, le discoteche, i divertimenti sfrenati e tutte le cose vane della vita non possono saziare il cuore, il quale è alla ricerca di qualcosa di più grande, di speciale, che procura delle gioie spirituali, gioie eterne, cioè che non avranno mai fine. Siamo stati creati per amare Dio, e il nostro cuore è inquieto sin tanto che non risposa il Lui.

Gesù buono è pronto a riabbracciarti e a darti il bacio del perdono, infatti la Sacra Scrittura insegna che il Signore è incapace di discacciare da Sé un cuore contrito e umiliato che gli chiede perdono. Se vuoi posso consigliarti un buon sacerdote della tua città che ti aiuterà a fare una buona confessione. Quanta pace sentirai nella tua anima appena uscirai dal confessionale! La pace della coscienza è un bene che vale più di tutte le ricchezze della terra. Ma soprattutto sentirai una gioia ineffabile quando riceverai il Santissimo Sacramento dopo molti anni di lontananza. Temo che difficilmente riuscirai ad evitare un fiume di lacrime di compunzione quando finalmente ti unirai a Gesù buono presente nell'Ostia consacrata con tutto il Corpo, Sangue, Anima e Divinità. Lui sarà tutto tuo e tu sarai tutta Sua. Ah, in quei momenti soavi, quante frasi di amore genuino sgorgheranno dal tuo cuore nei confronti del Redentore Divino!

Dopodiché dovrai riflettere maggiormente sullo stato di vita da eleggere. Sei in tempo sia per sposarti, sia per diventare suora. Io ovviamente spero che Gesù buono voglia prenderti come sua casta sposa. Non di rado gli uomini della terra tradiscono e maltrattano le proprie mogli, Gesù invece ama le sue spose con amore puro e disinteressato. Essendo Dio è capace solo di compiere il bene, pertanto non ti maltratterebbe mai. Sono convinto che le suore fervorose e osservanti sono le donne più felici della terra.

È meraviglioso sapere che sei innamorata della Passione di Cristo. Vedendo il Salvatore in croce, il nostro cuore esclama: ecco come si ama! Non c'è amore più grande di colui che dona la propria vita per salvare i suoi amici. E il Redentore Divino si è immolato sulla croce come vittima di espiazione delle nostre colpe. Lui, Agnello mansueto e innocente, col suo gesto di amore ha pagato al posto nostro la pena meritata dai nostri peccati. Essendo Dio, tutti i suoi atti avevano un valore infinito, quindi avrebbe potuto redimerci anche versando una sola goccia di sangue, o una sola lacrima, o persino facendo una sola preghiera all'Eterno Padre. Però ha voluto versare tutto il suo sangue morendo atrocemente in croce per dimostrarci che il suo amore per noi è immenso. Dopo aver istituito il Santissimo Sacramento per unirsi a noi, e dopo essersi immolato sulla croce del Golgota, che altro poteva fare per dimostrarci il suo amore? Ciononostante sono pochi coloro che lo amano; i più vivono paganamente come se Dio non ci fosse. Il pensiero che l'Amore non è amato faceva piangere i santi. Quanta ingratitudine nei confronti di un Dio così innamorato degli uomini!

Carissima in Cristo, affidati con fiducia alla Madonna, chiedile di aiutarti in questo momento decisivo della tua vita. Coraggio, sei ancora in tempo per cominciare a vivere il cristianesimo in maniera intensa!

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più fraterni e cordiali saluti in Cordibus Jesu et Mariae,

Cordialiter

lunedì 5 dicembre 2016

Come scegliere il padre spirituale?

Tempo fa una giovane ragazza mi ha chiesto qualche consiglio su come procedere circa la scelta del sacerdote da cui farsi guidare nella direzione spirituale. Ecco i consigli che do in proposito.

Carissima in Cristo,
                              purtroppo, è davvero molto difficile trovare una buona guida spirituale che possa dirigere un'anima sulla via della perfezione cristiana. San Francesco di Sales era un grande esperto in materia, e a tal proposito disse che solo uno su diecimila è capace di assumere questo delicato compito. Sempre secondo questo grande santo, se un padre spirituale non è dotto, caritatevole e prudente, è pericoloso farsi guidare da lui.

Mentre a un confessore è sufficiente dire solo i peccati commessi, al direttore bisogna invece raccontare tante altre cose della vita interiore. Ma se il direttore non è esperto in Teologia Morale e in ascetica, come farà a dirigere un figlio spirituale? Inoltre, per ammaestrare un'anima nelle cose spirituali, è molto importante aver sperimentato personalmente la vita di perfezione. Ma se un padre spirituale ha sempre condotto una vita rilassata e imperfetta, come potrà guidare le anime all'ascesi?

Per quanto riguarda la scelta del direttore spirituale puoi fare così: quando vai a confessarti, se vedi che il sacerdote è dotto, caritatevole e prudente, allora, dopo aver detto i peccati, puoi cominciare a parlargli (sempre rimanendo nel confessionale) dei temi spirituali che ti stanno a cuore, e confidargli ciò che ritieni opportuno. Se dopo esserti confidata con lui varie volte, vedi che quel sacerdote ha risolto i tuoi problemi spirituali e ti ha dato buoni consigli che ti hanno fatto fare progressi nella vita spirituale, allora puoi dirgli che vuoi sceglierlo come tuo direttore spirituale. Se invece noti che la direzione spirituale di un sacerdote è inutile o dannosa, allora puoi tranquillamente sostituirlo con un nuovo direttore.

Circa l'elezione del direttore spirituale posso dirti che è di fondamentale importanza che sia una persona che ispiri fiducia, altrimenti la direzione diventa inutile. Non bisogna proporre subito al sacerdote scelto, che sia lui ad essere il proprio direttore. Conviene prima provarlo per un certo periodo di tempo per vedere se ascoltando i suoi consigli si fanno progressi nella vita spirituale.

Bisogna cambiare padre spirituale se ci si accorge che la direzione è inutile o dannosa. È inutile quando non si sente fiducia nei suoi confronti, oppure se lui non corregge i nostri difetti, non ci stimola sulla strada della perfezione cristiana, non ci aiuta a risolvere i nostri problemi, non dimostra di essere molto interessato alla nostra santificazione, ecc.

La direzione spirituale diventa addirittura dannosa se ci rendiamo conto che il direttore non è sufficientemente istruito, prudente e caritatevole; se tollera le nostre mancanze, o se vede le cose da un punto di vista troppo naturale e umano; se durante la direzione perde tempo parlando di cose frivole e totalmente estranee alla vita spirituale; se cerca di imporre pesi troppo pesanti; se i suoi consigli ci fanno regredire, anziché avanzare sulla strada della perfezione cristiana.

È molto importante vedere se ti tratta in modo caritatevole e paterno. Senza carità è difficile avere la fiducia necessaria per aprirgli il cuore e parlargli con franchezza.

Ti saluto cordialmente in Gesù e Maria

Cordialiter

Una valanga di "No" causa la caduta del governo Renzi

Nonostante il "Sì" al referendum confermativo alla riforma costituzionale “Renzi-Verdini” fosse sostenuto da gran parte dei mezzi di comunicazione, dal mondo dell’alta finanza, dalla Confindustria, da Obama, Angela Merkel, Schäuble, Benigni, e tanti altri big, il popolo italiano è andato in massa alla urne per dire “No”!

Il Partito Democratico ha speso una montagna di soldi per la campagna elettorale, ma non è riuscito a convincere gli italiani. Ciò che è successo in Italia è paragonabile a quel che a giugno è avvenuto nel Regno Unito con la Brexit: la gente non si è fatta condizionare dalle pressioni mediatiche e dei mercati finanziari.

Ho notato che il Signore punisce in modo particolare coloro che appoggiano il riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali. Ecco alcuni esempi in proposito:

- Nel 2007 il governo delle sinistre guidato da Romano Prodi tentò di approvare i “DiCo” (diritti dei conviventi). Si scatenò una forte opposizione nel Paese e la proposta di legge saltò per aria. Inoltre, pochi mesi dopo, il governo cadde e il parlamento venne sciolto in anticipo per l'impossibilità di dar vita a un nuovo esecutivo.

- Gianfranco Fini quando da leader di Alleanza Nazionale si dichiarava favorevole alla difesa delle radici cristiane dell'Europa (a quei tempi era amico di Roberto De Mattei), prendeva il 12% dei voti. Poi quando si è spostato su posizioni politiche “liberaldemocratiche” e ha affermato pubblicamente di essere favorevole al riconoscimento giuridico delle coppie gay, ha preso solo lo 0,4% dei voti e non è stato rieletto dal popolo.

- Il Presidente della Repubblica Francese, Hollande, invece di fare qualcosa di concreto per fermare le politiche di austerity europee, rilanciare in maniera efficace l'economia e aiutare le fasce deboli della popolazione, ha pensato a sostenere l'approvazione del matrimonio omosessuale. Ma da allora è andato avanti di disfatta in disfatta elettorale, e attualmente il suo partito è solamente al terzo posto tra le preferenze degli elettori, e molto probabilmente alle prossime elezioni presidenziali, chiunque sarà il candidato del Partito Socialista, non riuscirà nemmeno ad arrivare al ballottaggio.

- Nel 2013 Ignazio Marino (esponente di spicco del Partito Democratico) è stato eletto sindaco di Roma. Tra le sue iniziative più note vi è stata quella di far trascrivere nei registri comunali i matrimoni omosessuali contratti all'estero. Ma il suo governo cittadino è stato colpito da diverse polemiche e alla fine è stato “dimissionato” dalla maggioranza dei consiglieri comunali.

- David Cameron sembrava destinato a governare il Regno Unito a lungo, ma ha commesso l’errore di sdoganare il matrimonio gay, e dopo la clamorosa sconfitta al referendum sulla Brexit (nonostante il “remain” fosse sostenuto dai poteri forti internazionali), ha dovuto rassegnare le dimissioni.

Quando Renzi, Alfano e Verdini stavano per approvare la legge Cirinnà che avrebbe riconosciuto giuridicamente le coppie omosessuali, alle quali sono stati concessi diritti che prima spettavano solo alle famiglie basate sul matrimonio tra un uomo e una donna, avevo pronosticato che il governo non sarebbe durato a lungo. Se ci si schiera contro la Legge Eterna di Dio, poi bisogna trarne le conseguenze. 

domenica 4 dicembre 2016

Derisa dalla gente del mondo

Ripubblico l'e-mail di una lettrice attratta dall'adorazione eucaristica.

Carissimo Cordialiter,
                                    più passa il tempo e più mi sento come un pesce fuor d'acqua. Al lavoro, in famiglia, con gli amici, sento che ho ben poco da condividere con gli altri; non ho interesse a parlare di gossip, di cosa fanno o non fanno gli altri, di attualità o di politica... il mio unico interesse è Gesù.

Ho provato a parlare della mia fede, dell'importanza della preghiera e dell'affidamento in Dio, ma ho ricevuto solo incomprensione e derisione. Per molta gente che ho incontrato, avere fede e desiderare di passare il proprio tempo in contemplazione o in adorazione davanti a Gesù, significa perdere tempo, per cui sono stata etichettata come vagabonda e "girandolona". In realtà quando esco dal lavoro sento solo il desiderio di stare con Gesù, e il tempo mi sembra sempre così poco...

Se le persone capissero che per risolvere le liti, per unire le famiglie, per aiutare i propri figli, non servono tante parole o oggetti da comprare, ma solo preghiera, sacrifici e affidamento in Dio, quanto saremmo più felici!

Non vedo l'ora di trovare un buon monastero e chiedo giornalmente la luce per capire qual è la Sua volontà, ma anche la forza e il coraggio per metterla in pratica. Aspetto tue notizie per i due monasteri di [...] ma anche per sapere [...].

Grazie,
(lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                   penso che sia normale per un cristiano sentirsi “come un pesce fuor d'acqua” in questa società in cui regna il materialismo idolatrico. La mentalità del mondo è contraria al Vangelo. Presumo che il tuo stato d'animo sia condiviso da tutti (o quasi tutti) i lettori del blog. Non si possono fare compromessi, bisogna scegliere di stare o con Cristo o contro di Cristo.

I mondani non comprendono i discorsi spirituali, poiché per loro lo scopo della vita è di ammassare ricchezze, avere successo, divertirsi sfrenatamente, banchettare, ballare, ridere e scherzare. Insomma, pensano a tutto fuorché ad amare Dio e a salvare l'anima. Ecco quel che diceva Sant'Alfonso Maria de Liguori nelle celebri “Massime eterne”: “Si pensa ad accumulare ricchezze, si pensa a banchettare, a festeggiare, a darsi al bel tempo: e Dio non si serve, e a salvar l'anima non ci si pensa, e il fine eterno si tiene per bagatella! E così la maggior parte dei cristiani, banchettando, cantando e suonando se ne va all'inferno. Oh se essi sapessero che vuol dire inferno!”

Per incoraggiarti, ti riporto altri bellissimi pensieri di Sant'Alfonso:

*L'amore non sa stare ozioso. Chi ama Dio, non sa vivere senza dargli continuamente segni del suo affetto.

*Oh beati noi se questi quattro giorni di vita li spendiamo per Dio!

*S'inculchi ancora più volte amore a Dio. Chi non piglia amore a Dio, ma si astiene dal peccare solo per timore dell'inferno, sta in molto pericolo di tornare a cadere, quando cessa quella viva apprensione di timore. Ma chi giunge ad innamorarsi di Gesù Cristo, difficilmente cadrà ancora in peccato mortale. Ed a ciò molto giova il pensare alla Passione di Gesù Cristo.

*Solo l'amare Dio e salvarsi l'anima è necessario.

*Io amo Gesù Cristo e perciò ardo dal desiderio di dargli delle anime: ma prima la mia e poi un incalcolabile numero di altre.

*Si dà un gran gusto a Gesù Cristo certamente, con pensare ai suoi dolori e disprezzi patiti per noi. E chi pensa spesso ai suoi dolori ed alla sua Passione, mi pare impossibile che non s'innamori di Gesù Cristo.

*Fratelli miei: in questa vita che ci resta, o poca o molta, il che non lo sappiamo [...] facciamoci santi ed amiamo Gesù Cristo assai, perché se lo merita.

*Amiamo dunque assai Gesù Cristo, in cui troviamo il nostro Salvatore, il nostro Dio, la nostra pace ed ogni nostro bene. Ti prego perciò a dare ogni giorno un'occhiata alla sua Passione, mentre in essa troverai tutti i motivi di sperare la vita eterna e di amare Iddio, dove consiste tutta la nostra salute. Tutti i santi sono stati innamorati di Gesù Cristo e della sua Passione, e per questo unico mezzo si son fatti santi.

Spero tanto che tu possa abbandonare il mondo traditore ed entrare in un buon monastero nel quale potrai finalmente dedicarti totalmente alla vita devota che tanto desideri.

Cordiali saluti in Cristo Re e Maria Regina,

Cordialiter

sabato 3 dicembre 2016

Abito ecclesiastico

La grandezza sacerdotale non può rimanere celata, non è un brillante sepolto nella miniera, deve rifulgere innanzi a tutti nell'atteggiamento e nella vita del Sacerdote, poichè egli è la lampada posta sul candelabro ed è come città edificata sulla cima dei monti. Or come il carattere sacro lo distingue nettamente dagli altri uomini, così deve distinguerlo l'abito e la vita, ed egli deve essere rifulgente di splendori soprannaturali. Non può dire che l'esteriorità non conta nulla, nè può accomunarsi agli usi del mondo con la scusa che l'abito non fa il monaco; l'abito non lo fa ma lo rivela, e possiamo dire anche che lo aiuta internamente. Un soldato che non veste la divisa non si sente soldato; subcoscientemente si sente ancora libero cittadino, e non avverte la sua fusione al corpo militare cui appartiene come parte di un tutto inseparabile.

Il sacerdote deve essere tutto di Dio [...] La chiesa per questo lo riveste di una lunga tunica [...] L'abito sacerdotale deve mostrare che il ministro sacro quasi non ha corpo, è volto a Dio con tutte le sue forze, e cerca solo la salvezza delle anime. Ora, se l’abito talare ha una forma secolaresca, se il capo è coltivato mondanamente con [...] i ciuffi, e magari i riccioli ed i profumi, se di sotto ad una succinta sottana fanno mostra i calzoni, [...] che cosa rappresenta più un Sacerdote per il popolo? Quell’esteriore non lo raccomanda, ed in se stesso è un segno troppo evidente di poco spirito e poca rinunzia al mondo. [...] Se si veste mondanamente, spegne la sua luce, e mostra in sè tutt'altro che la corsa dell'anima verso Dio.

[...] Il sacerdote dunque col suo abito talare, lungo, composto, povero ma pulito, col suo mantello che lo avvolge come se avesse le ali ripiegate, pronte al volo, col capo segnato dalla croce del Redentore, col corpo composto, spirante ordine e modestia, con gli occhi bassi, alieni assolutamente da ogni malsana curiosità, passa nel mondo proprio come un angelo, dà un senso di pace e di conforto, dà un senso di speranza nelle angustie della vita perchè egli rappresenta la carità, e passa come lampada che illumina, dissipando con la sua sola presenza le tenebre degli errori.

[...] Egli deve essere umile, ultimo di tutti, mansueto, buono, ma deve avere anche, e soprannaturalmente, il senso della sua dignità. Non può essere volgare, non può mostrarsi in luoghi indecorosi, non può partecipare a giochi che lo fanno disistimare. Un sacerdote che va nella bettola, che va a bere il vino in un pubblico locale, che va a caccia, [...] o anche che va semplicemente a conversare al caffè (...), non può raccogliere la fiducia del popolo, ed è responsabile del rilassamento della vita cristiana.


[Brano tratto da "Nei raggi della grandezza e della vita sacerdotale" di Dain Cohenel (pseudonimo di Don Dolindo Ruotolo) edito nel 1940. Don Dolindo (1882 - 1970), sacerdote esemplare, scrisse numerosi libri che ebbero una vasta diffusione. La sua opera di maggior rilievo fu il commento alla Sacra Scrittura, composta da 33 voluminosi volumi, nella quale spiegò in maniera magistrale ogni capitolo della Bibbia, rendendo comprensibili a tutti i fedeli anche i passi più difficili].

venerdì 2 dicembre 2016

Non bisogna trasformare i monasteri in lager!

Ho saputo che diverse ragazze sono uscite da certi monasteri e conventi troppo rigidi, nei quali soffrivano assai sia da un punto di vista fisico che psichico.



Carissimo D., 
                          non immagini che bella sorpresa leggere la tua mail. Mi chiedo come avrai mai fatto a sapere che ero uscita dal monastero. [...] Ogni volta che mi ritrovo a leggere il tuo blog penso sempre di aggiornarti, ma poi ci ripenso sempre, perché vorrei spiegarti tante e tante cose, e non è facile, e poi mi sono chiesta se in ogni caso ti fossi ricordato di me. Rimandavo sempre, fino ad oggi! All'inizio, quando sono uscita, non è stato per niente facile per me. Ho attraversato dei momenti che non auguro a nessuno, compresi di fortissima avversione alla preghiera. Non sono uscita per riprendermi tutto quello che avevo lasciato fuori, ma lì non potevo più rimanere. Quando ero dentro non ho mai sentito quel posto come mio, ma sono andata avanti altri mesi, perché  pensavano fosse una tentazione, lacerata dentro per il terrore di non rispondere alla chiamata del Signore. Fino ad arrivare agli ultimi giorni senza più forze, nemmeno fisiche. È stato un percorso molto travagliato, sia dentro e purtroppo anche quando ho preso la decisione di andare via. Però, come tutti i percorsi travagliati, alla fine i frutti che ne raccogli sono di valore inestimabile. Il desiderio della consacrazione, anche nei momenti bui, non mi ha mai lasciata. [...] Quante cose ho imparato, vorrei elencartele tutte, ma sarebbe impossibile. [...]

D., non ho parole per il tuo caro gesto, l'ho sentito come carezza del Signore alla sua pecorella che spesso si sente piccola, infedele e smarrita. È così che spesso mi sento, a volte anche stanca di cercare il suo Volere. Solo Lui è il senso del mio futuro, e quando ho paura di non camminare sulla Sua strada, sento come se la vita perdesse tutto il senso.

Ti chiedo di pregare tanto per me. Dio ti benedica. 

In Gesù e Maria,

(lettera firmata)



Cara sorella in Cristo,
                                      anche io penso che l'esperienza di vita monastica che hai fatto a [...] è stata comunque positiva per diversi motivi. Innanzitutto lì hai avuto una buona formazione ascetica. Invece entrare in un monastero dove non si pratica seriamente l'ascetica, cioè la ricerca della perfezione cristiana e l'unione con Dio, sarebbe stato un grosso sbaglio, perché nei monasteri rilassati la vita monastica appassisce e va in decomposizione, come è accaduto in tante case religiose.  

[...]

Ma forse la cosa più importante che hai vissuto a [...] è stata la "scuola della sofferenza". Mi spiego meglio: umanamente parlando mi dispiace molto che hai tanto sofferto sia nel fisico che interiormente (le anime nobili soffrono di più per i dolori spirituali che per quelli materiali). Ma da un punto di vista spirituale è stata una scuola straordinaria. Mediante il dolore Dio ha forgiato la tua anima e l'ha preparata per qualche missione particolare. La sofferenza è una prova d'amore nei confronti di Dio: è facile essere cristiani quando si godono le consolazioni spirituali, ma è nell'ora della sofferenza che si vede se un'anima ama davvero il Signore. Molte persone quando non sentono più le consolazioni spirituali e sono angustiate sotto il peso della croce, abbandonano la vocazione religiosa, lasciano la vita devota e si dedicano alla vita mondana.

Quante persone, dopo essere uscite dal monastero, hanno perso la fede! Tu invece non solo non hai perso la fede, ma ardi ancora dal desiderio di donare a Dio il resto della tua vita abbracciando la vita consacrata in un monastero fervoroso. Inoltre, grazie alla grossa croce che hai portato in monastero, adesso sei molto più sensibile alle sofferenze del prossimo. Qualsiasi cosa farai in futuro, dovrai spendere la tua vita nel consolare i sofferenti.

Per esempio, se diventerai monaca di clausura (come io spero), dovrai avere tanta carità e dolcezza nei confronti di quelle persone afflitte da tante tribolazioni che vengono in parlatorio a cercare un po' di conforto dalle claustrali. Ma soprattutto dovrai avere tanta carità e dolcezza nei confronti delle consorelle che soffrono. Non mi riferisco semplicemente alle sofferenze fisiche, ma specialmente alle sofferenze spirituali. Per esempio, a volte persino nei monasteri possono nascere delle incomprensioni, degli equivoci, delle divergenze, degli errori fatti in buona fede, che procurano tanta sofferenza. Basti pensare alle sofferenze che patì Santa Teresa quando stava tra le Carmelitane dell'Antica Osservanza. Oppure alle sofferenze che la stessa santa sopportò eroicamente ad Avila quando fondò il primo monastero di Carmelitane Scalze.

Adesso devo dirti una cosa importante. In passato pensavo che i monasteri si dividessero un due specie: quelli rilassati da una parte e quelli fervorosi e osservanti dall'altra. Purtroppo, mi sono reso conto che la situazione è più complessa. Tu sai che io ci tengo molto all'osservanza delle Costituzioni, ma ciò non deve avvenire a discapito della carità, che è la regina delle virtù. Ho saputo infatti che in certi monasteri osservanti sono avvenute cose "poco caritatevoli" che non solo hanno causato grande sofferenza tra le giovani religiose, ma ha portato alcune di loro a perdere la salute psichica, e a cadere in forme più o meno gravi di depressione e di esaurimento nervoso (ciò è avvenuto anche in case religiose maschili). La stretta osservanza, se non è unita alla carità fraterna, rischia di divenire pura formalità di stampo farisaico.

Per esempio, se una suora per disattenzione fa cadere un piatto per terra, la superiora non deve sgridarla con asprezza e acidità, magari usando addirittura parole offensive. San Francesco di Sales, il santo della dolcezza, quando doveva rimproverare un suo subordinato che aveva commesso qualche sbaglio, lo faceva con talmente tanta carità, serenità e dolcezza, che la persona che veniva corretta rimaneva molto edificata da tanta bontà. Questo grande vescovo era convinto che si prendono più mosche con un cucchiaio di miele che con un barile d'aceto, cioè si attirano più anime a Dio con la dolcezza che con l'acidità e l'asprezza.

Pur non conoscendo la tua amica [...], tuttavia presumo che sia una religiosa esemplare, sia perché ha avuto una buona formazione a [...], sia perché in passato ha sofferto molto. Chi ha sofferto molto comprende e consola più facilmente le sofferenze del prossimo.

[...]

La prossima volta che trovi un buon monastero, prima di iniziare ufficialmente il postulantato ti conviene fare un lungo periodo di aspirantato (almeno un mese), così potrai renderti conto se quello è davvero il tuo “habitat naturale”, oppure se non è il posto giusto per te, come è successo a [...], e potrai uscire senza grossi traumi spirituali.

Coraggio, continua la buona battaglia in difesa della vocazione (il mondo farebbe salti di gioia se abbandonassi il pensiero della consacrazione religiosa). Spero tanto che Gesù buono ti prenda presto tutta per Sé in un monastero fervoroso e ricco di carità fraterna. Adesso stai lottando contro molte avversità, ma ricorda: maggiori sono le difficoltà, più bella sarà la vittoria!

Ti saluto cordialmente nei Cuori di Gesù e Maria.

Cordialiter

giovedì 1 dicembre 2016

Non tradire la vocazione

Mi ha colpito molto la storia di una lettrice del blog, la quale era entrata in un monastero di clausura di stretta osservanza, ed era felicissima e piena di gioia interiore. Tuttavia, a causa di forti pressioni ricevute dai parenti, è tornata nel mondo, dove ha trovato un fidanzato e ha tutto ciò che si può desiderare materialmente, però mi ha confidato di sentirsi triste ed infelice. Sente nostalgia del monastero, ma ha paura che abbandonando nuovamente il mondo potrebbe far soffrire i familiari e il suo fidanzato. Bisognerebbe pregare tanto per questa nostra sorella nella fede. 

Le rivolgo una “lettera aperta”:

Carissima sorella in Cristo,
                                         capisco le ragioni che ti spingono a sforzarti a restare nel mondo. Se da un certo punto di vista comprendo il tuo non voler far soffrire le persone a cui vuoi bene, da un altro punto di vista ti chiedo di riflettere attentamente su ciò che sto per dirti. Io non so esattamente qual è la volontà di Dio su di te, l'unica cosa che so è che hai nostalgia del monastero, perché lì ti sentivi il cuore pieno di pace, gioia e tranquillità di coscienza. Vivere lì ti sembrava l'anticamera del paradiso, ma da quando sei tornata nel mondo la situazione interiore è cambiata radicalmente, il tuo cuore è in lacrime e ti senti triste e infelice come in un inferno. Se tu decidessi di sposarti in queste condizioni spirituali, faresti soffrire moltissimo il tuo futuro marito, il quale si accorgerebbe presto che pur vivendo con lui, il tuo cuore è rimasto nel monastero di clausura. Per lui sarà uno strazio vederti triste e infelice, e ciò sarà un tormento per il suo cuore che gli farà vivere tristemente lo stato matrimoniale, e forse dentro di sé penserà: “Era meglio se mia moglie si fosse fatta suora, almeno adesso sarei più felice io, e sarebbe più felice lei, invece di avermi rovinato la vita.”

Prova a pensare alla situazione inversa. Immagina che il tuo fidanzato sia un ex novizio che è tornato nel mondo a causa delle pressioni dei suoi familiari. Adesso è triste ed infelice perché il suo cuore è rimasto in convento, dove si sentiva realmente felice. Se tu gli vuoi veramente bene, preferiresti che rimanesse insieme a te anche se triste e infelice, oppure preferiresti che tornasse in convento, pur di sapere che lì si troverà nuovamente felice?

Dunque, io penso che coloro che ti vogliono davvero bene, pur di vederti nuovamente felice, si rassegneranno nel sapere che sei tornata in monastero. Non devi preoccuparti dei peccati che hai commesso dopo il tuo ritorno a casa, poiché sai benissimo che Dio è contento di riabbracciare il figliol prodigo che ritorna da Lui col cuore pentito e confessa umilmente i suoi peccati.

Coraggio, non ti arrendere. Io continuerò a pregare per te fin quando non saprò che ti sei arresa all'amore di Gesù buono per te.

Ti saluto cordialmente in Cristo Redentore e Maria Corredentrice.

Cordialiter

mercoledì 30 novembre 2016

Dobbiamo pensare a salvarci l'anima!

Ho rielaborato per renderne più agevole la lettura, alcune belle meditazioni del mio amatissimo Sant'Alfonso Maria de Liguori. Ecco a voi delle belle riflessioni sull'eternità e sul pellegrinaggio terreno.

Sant'Agostino definiva il pensiero dell'eternità come "magna cogitatio", ossia il gran pensiero. Questo pensiero ai santi ha fatto comprendere che tutti i tesori e le grandezze di questa terra non sono altro che paglia, fango, fumo e sterco. Questo pensiero ha convinto tanti giovani, anche nobili, re e imperatori ad entrare in convento. Questo pensiero ha dato coraggio a tanti martiri di sopportare gli atroci tormenti della morte anziché tradire Dio.

No, non siamo stati creati per questa terra; il fine per cui Dio ci ha posti nel mondo è di farci meritare la vita eterna con le buone opere. A tal proposito Sant'Eucherio diceva che l'unico affare di cui dobbiamo avere premura in questa vita è l'eternità, cioè di guadagnare l'eternità felice del paradiso e di evitare quella infelice dell'inferno: Negotium, pro quo contendimus, aeternitas est. Se ci salveremo saremo per sempre felici, se ci danneremo saremo per sempre infelici.

La fede è ciò che fa vivere i giusti in grazia di Dio e che dà vita alle anime, distaccando i cuori dagli affetti terreni e ricordando loro i beni eterni che Dio propone a coloro che l'amano. Per vincere le passioni e le tentazioni bisogna che spesso ravviviamo la fede, dicendo: Credo vitam aeternam, credo che dopo questa vita la quale presto per me finirà, vi è la vita eterna, o ripiena di gioie o ripiena di sofferenze, che mi toccherà secondo i meriti o demeriti miei. Santa Teresa ripeteva alle sue discepole: "Figlie, un'anima, un'eternità!", volendo dire: figlie, abbiamo un'anima; perduta questa, è perduto tutto; e perduta una volta è perduta per sempre. Insomma dall'ultimo istante di vita su questa terra dipende l'essere per sempre felici o per sempre disperati.

Un pensiero di viva fede circa l'eternità che ci aspetta può farci santi. Scrive San Gregorio che coloro che pensano all'eternità non si inorgogliscono nelle vicende prospere né si abbattono nelle avverse; poiché non desiderando nulla di questo mondo, di nulla temono. Quando ci tocca di patire qualche infermità o persecuzione ricordiamoci dell'inferno; facendo così ci sembrerà leggera ogni croce e ringrazieremo il Signore di non averci fatto morire quando stavamo in peccato mortale.

Mentre siamo in questa vita siamo pellegrini che vagano per la terra, lontani dalla nostra vera patria, il cielo, dove il Signore ci aspetta a godere eternamente la sua bella faccia: Dum sumus in corpore, peregrinamur a Domino, scrive l'Apostolo. Se dunque amiamo Dio, dobbiamo avere un continuo desiderio di uscire da questo esilio e di andare a vederlo. Questo desiderio era quel che sospirava sempre San Paolo.

Non c'è da meravigliarsi se i malvagi vorrebbero vivere sempre in questo mondo, poiché temono di passare dalle pene di questa vita alle pene eterne ed assai più terribili dell'inferno; ma chi ama Dio ed ha una moral certezza di stare in grazia, come può desiderare di continuare a vivere in questa valle di lacrime, in continue amarezze, angustie di coscienza, e pericoli di dannarsi? e come può non sospirare di andar presto ad unirsi con Dio nell'eternità beata, ove non c'è più pericolo di perderlo?

E quando siamo afflitti dai travagli o veniamo vilipesi dal mondo, consoliamoci con la gran mercede che apparecchia Dio a chi patisce per suo amore. Dice San Cipriano che il Signore vuole che gioiamo nei travagli e nelle persecuzioni, perché in quelle occasioni si provano i veri soldati di Dio e si distribuiscono le corone a coloro che sono fedeli: Gaudere et exultare nos voluit in persecutione Dominus, quia tunc dantur coronae fidei, tunc probantur milites Dei.

Ecco, sono pronto ad ogni croce che mi invierà il Signore. No, non voglio delizie e piaceri in questa vita; non merita piaceri chi ha offeso Dio. Sono pronto a patire tutte le infermità e traversie che mi colpiranno, son pronto ad abbracciare tutti i disprezzi degli uomini. Sono contento, se così piace a Gesù, che io venga privato di tutti i sollievi corporali e spirituali, purché non venga separato dall'amore di Dio. Ciò non lo merito, ma lo spero da quel sangue che il Redentore ha sparso per me. Voglio amare per sempre Dio, mio amore, mio tutto. Io vivrò in eterno ed in eterno lo amerò, come spero, e il mio paradiso sarà godere del suo gaudio infinito e lodare la sua infinita misericordia.

martedì 29 novembre 2016

Lasciare i familiari

Una ragazza mi ha detto che si sente attrarre da Gesù alla vita religiosa, però sente anche un forte legame con sua madre, e ciò potrebbe essere un ostacolo alla vocazione.


Caro D.,
                in questo periodo il desiderio di consacrarmi a Gesù buono non si è affatto affievolito anzi, ogni momento libero che ho cerco di dedicarlo alla preghiera e all'adorazione, e quando sono molto impegnata cerco di trovarli ad ogni costo. Mi sento molto attratta dalla vita contemplativa e il mio primo pensiero andrebbe proprio lì, ma ho una gran paura... Non riesco a staccarmi completamente dagli affetti, soprattutto da mia mamma con la quale c'è un legame molto forte [...]. Penso che in parte sia anche una tentazione e che il maligno voglia allontanarmi dal mio proposito facendo leva sulle mie debolezze e vulnerabilità. Spero che gli esercizi spirituali mi possano essere di aiuto e confido in Dio che lo saranno. Comunque mi farebbe molto piacere sapere quali sono i buoni monasteri dove si possono fare delle esperienze di vita contemplativa.

Ti ringrazio dell'aiuto e prego il buon Gesù che il tuo blog possa essere di aiuto e sostegno per tanti giovani che come me sentono la chiamata a seguirlo.

(Lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                        sono contento che parteciperai agli esercizi spirituali di sant'Ignazio di Loyola. Questi esercizi sono utili per tutti, ma lo sono in modo speciale per coloro che stanno eleggendo lo stato di vita. Le meditazioni ignaziane che ascolterai, ti daranno la spinta per fare la volontà di Dio.

Nella lettera che ti ho inviato in privato, ti ho segnalato alcuni buoni monasteri situati nella tua zona.

Sì, come tu stessa hai compreso, spesso il demonio cerca di far perdere la vocazione con un eccessivo attaccamento ai parenti. Purtroppo, tanti giovani hanno perso la vocazione per non aver voluto lasciare i genitori. Di questo pericolo ne parlò ampiamente anche Sant'Alfonso. Ecco quel che scrisse questo grande Dottore della Chiesa nell'opuscolo intitolato “Conforto ai novizi”: “Le tentazioni con le quali il diavolo suol tentare i novizi ad abbandonare la loro vocazione sono le seguenti. Per prima li tenta con la tenerezza dei parenti. Per resistere a questa tentazione bisogna riflettere che Gesù Cristo ha dichiarato che non è degno di goderlo chi ama i suoi parenti più di lui. [...] Oh quanti poveri giovani per l'affetto ai parenti han perduta prima la vocazione, e poi (come facilmente suole avvenire) anche l'anima! Di questi casi funesti ne son piene le cronache. Sta dunque attento, fratello mio, se il demonio per tal via cerca di farti perdere la vocazione. [...] Ascolta dunque quel che ti dice Dio, e vedi che se lo lasci per amor dei parenti, troppa sarà la pena e il rimorso che avrai in morte, quando ti ricorderai della casa di Dio che hai abbandonata [...]. Considera invece qual contento e pace sentirai morendo, se sarai stato fedele a Dio e avrai la sorte di finire la vita in mezzo ai tuoi fratelli religiosi che ti aiuteranno con le loro orazioni e con la speranza del paradiso, senza lusinghe, ti daranno animo a morire allegramente. Considera inoltre che se i parenti da vari anni e con qualche tenerezza ti hanno amato, molto tempo prima e con assai maggior tenerezza ti ha amato Dio. Non saranno più che venti o trent'anni che i tuoi genitori ti amano, ma Dio ti ama sin dall'eternità. Avranno sì i parenti fatta qualche spesa e patito qualche incomodo per te; ma Gesù Cristo per te ha speso tutto il sangue e la vita. Allorché dunque senti qualche tenerezza verso i tuoi parenti e pare che la gratitudine ti stimoli a non lasciarli, pensa che più grato devi esser con Dio che più di tutti ti ha beneficato ed amato, e di' fra te stesso: Parenti, se io vi lascio, vi lascio per Dio che più di voi merita il mio amore e che mi ha amato più di voi. E così dicendo vincerai questa terribile tentazione dei parenti, che a molti è stata di rovina in questa vita e nell'aldilà. [...]”

Ti incoraggio a non arrenderti di fronte alle tentazioni e alle avversità.

In Gesù e Maria,

Cordialiter

lunedì 28 novembre 2016

Rimanere fedeli a Gesù nei momenti di difficoltà

Ripubblico la lettera di una giovane ragazza desiderosa di donare il resto della sua vita a Gesù buono, la quale stava attraversando un periodo di sofferenze interiori...


Carissimo,
                  è un po' che non ti scrivo, ma leggo tutti i giorni il blog.

Mi trovo in un periodo strano, sono confusa... non riesco a pregare mi sembra di aver perso Dio, non lo so ma è come se Lui non fa parte più della mia vita, è tutto così strano, così confuso.

Ti scrivo con il cuore pieno di tristezza e amarezza, puoi darmi dei consigli? Non so che fare!

Grazie
(lettera firmata)

Cara sorella in Cristo,
                                   ti ringrazio per avermi scritto, per me è una grande gioia poter incoraggiare le persone che sentono il desiderio di abbracciare la vita religiosa. Uno degli scopi dell'amicizia spirituale è appunto di aiutarsi a vicenda nei momenti di difficoltà, pertanto rispondo volentieri alla tua lettera.

Ti confesso che durante questo lungo periodo in cui non ci siamo sentiti, ogni tanto mi sono domandato se tu stessi perseverando nel discernimento vocazionale. Lo spero tanto! Quando nella prima lettera mi avevi parlato del desiderio di donare a Gesù buono il resto della tua vita, avevo accolto con gioia questo tuo bel proposito. Però, sapevo bene che il nemico del genere umano avrebbe fatto di tutto per farti cambiare idea. Nel mondo ci sono tante distrazioni e dissipazioni che a poco a poco raffreddano lo spirito di devozione e a volte conducono l'anima anche a separasi da Gesù Cristo per aderire alla “nuova religione” del materialismo edonistico e idolatrico.

Per questo motivo quando qualcuno sente la vocazione è bene cercare di rispondere il più presto possibile alla chiamata del Signore. Nei monasteri fervorosi e osservanti è più facile condurre vita devota poiché non ci sono quelle distrazioni che affliggono coloro che vivono nel mondo.

Questa sofferenza che senti nel cuore è una prova importante della tua vita. È facile essere cristiani e dedicarsi alla preghiera quando si sentono le consolazioni spirituali, ma il vero cristiano deve dimostrare la sua fedeltà a Gesù nei momenti di difficoltà. Il vero amore si dimostra sapendo soffrire qualcosa per la persona amata. Molti in questi momenti di dolore tradiscono il Signore decidendo di abbandonare la fede e immergendosi nei divertimenti mondani, più o meno peccaminosi. Meglio morire anziché tradire il Redentore Divino! Dopo tutto l'amore che ci ha dimostrato nella sua dolorosa Passione, non merita di essere tradito. Fin quando saremo in questa valle di lacrime dobbiamo dimostrargli tutto il nostro amore, non solo nei momenti felici, ma anche in quelli di tristezza e dolore. Ma che ci stiamo a fare su questa terra se non amiamo Dio? Lui è l'unica ragione della nostra vita essendo il fine ultimo della nostra esistenza.

Che fare in concreto per superare questa prova d'amore? Innanzitutto devi dire a Dio che non desideri altro che di amarlo in questa vita e nell'eternità, e che preferici la morte anziché offenderlo col peccato. Supplica la Beata Vergine Maria di prenderti sotto la sua protezione, Ella è la Mediatrice di tutte le grazie e ti aiuterà volentieri a rimanere fedele a Gesù. Una mamma non può abbandonare una figlia in difficoltà, pertanto se ti metterai nelle mani della Madonna puoi stare certa che tutto andrà bene, Lei è la Regina delle Vittorie.

Anche se non senti più le consolazioni spirituali, continua a recitare le preghiere e a compiere tutte le pratiche di devozione alle quali sei abituata. Cerca di fare molta lettura spirituale dei grandi classici del cristianesimo come “L'imitazione di Cristo” e “Le Glorie di Maria”. Vai ai piedi del tabernacolo per adorare, amare e supplicare Gesù buono, davvero presente nel Santissimo Sacramento. Offri le tue sofferenze per la conversione dei nemici della Chiesa.

Ti consiglio vivamente di fare presto un'esperienza vocazionale in qualche convento fervoroso. Visto che abiti nel centro Italia potresti contattare le “Serve del Signore e della Vergine di Matarà”, scrivendo al seguente indirizzo: vocazione@servidoras.org Queste giovani suore hanno uno stile di vita gioioso e fervoroso che contagia facilmente le anime. Credo che se farai un ritiro da loro ritroverai subito la pace e la gioia nel cuore.

Coraggio, non ti demoralizzare! Tu vuoi, tu puoi, tu devi superare questo periodo di tristezza. Continuo a pregare ardentemente per te e per la tua vocazione religiosa, e rimango a tua disposizione per qualsiasi chiarimento o anche solo per continuare il dialogo spirituale.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali saluti in Cristo Re e Maria Corredentrice del genere umano.

Cordialiter

domenica 27 novembre 2016

Avviso ai lettori

Mi scuso con i lettori che nelle ultime settimane mi hanno scritto ma non hanno ancora ricevuto una risposta. Nei prossimi giorni, un po' alla volta, se possibile, cercherò di smaltire la posta arretrata.









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Vivere il fidanzamento in castità

Tempo fa ho ricevuto una bella testimonianza di vita cristiana da parte di una ragazza che voleva vivere in castità nonostante il fidanzato aveva idee diverse dalle sue. Per leggere la lettera che mi scrisse, cliccate qui.

sabato 26 novembre 2016

Esercizi spirituali di Sant'Ignazio

Ecco le prossime date degli Esercizi Spirituali di Sant'Ignazio organizzati dall'Istituto del Verbo Incarnato in collaborazione con le Servidoras.

UOMINI:

2016

- Dal 7 all'11 dicembre 
- Dal 26 al 30 dicembre

2017

- Dal 21 al 25 aprile
- Dal 7 all'11 agosto


DONNE:

2016

- Dal 26 al 30 dicembre


2017



- Dal 2 al 6 gennaio

- Dal 21 al 25 aprile
- Dal 31 maggio al 4 giugno
- Dal 7 all'11 agosto


Ricordo che possono partecipare persone di tutte le età, ma sono particolarmente consigliabili a coloro che non hanno ancora eletto nessuno stato di vita. Per ricevere maggiori informazioni è possibile contattare Padre Pablo Scaloni telefonando al numero 340-7896848 oppure scrivendo all'indirizzo pabloscaloni@ive.org

Le donne possono ricevere maggiori informazioni anche scrivendo alle Servidoras all'indirizzo: esercizispirituali@servidoras.org

Il disporre l'anima a liberarsi dagli affetti disordinati, e poi il cercare di adempiere la divina volontà circa il modo di vivere per raggiungere lo scopo di salvare l'anima, queste cose secondo S. Ignazio sono da considerare “esercizi spirituali”.

Siate apostoli degli Esercizi Spirituali di Sant'Ignazio di Loyola, fateli conoscere ai vostri parenti ed amici! Tanta gente ha cambiato vita grazie alle meditazioni fatte durante gli esercizi ignaziani, i quali durano pochi giorni, ma possono valere un'eternità.



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Difendere la vocazione

Ripubblico la lettera di una ragazza che non voleva arrendersi di fronte agli ostacoli alla vocazione.

Carissimo D.,
                       non so davvero come ringraziarti per le tue parole, non hai idea di quanto mi siano state d'aiuto! Possa davvero il Buon Gesù ricolmarti di benedizioni per tutto quello che fai per noi giovani alle prese con il grande dono della vocazione religiosa!

Ero proprio giù di morale l'altro giorno, non so davvero cosa le è preso a mia madre, anche se da un lato credo che il diavolo riesca ad infilarsi dappertutto pur di creare dubbi e angosce a chi vuole donarsi totalmente a Dio. Ma io non mollo, perchè il mio unico desiderio è di fare la Sua volontà. Infatti credo proprio che seguirò il tuo consiglio, ossia di evitare di parlare della mia vocazione in casa; mi dispiace perchè sarebbe bello avere la famiglia come supporto, ma pazienza, per Gesù questo e d'altro :) !

Ultimamente spesso mi chiedo e Gli chiedo di aiutarmi a fare chiarezza su "dove" concretamente vivrò la mia vocazione. Come ti dicevo, quest'anno ho frequentato un gruppo di preghiera tenuto da un ordine di suore della mia città e con loro ho vissuto alcuni week-end di esercizi spirituali. Mi piacciono molto sia loro, sia il loro carisma che sento molto mio (queste suore consacrano la loro vita perchè le anime dei sacerdoti possano andare in Paradiso, quindi pregano per loro e li aiutano anche a livello materiale). Però allo stesso tempo ho paura a "soffermarmi" nel senso di non guardarmi intorno, di non frequentare nessun altro ordine solo perchè ho conosciuto loro, anche se in fondo mi sento molto "condotta" in quest'ordine. Sicuramente questo ultimo anno universitario mi servirà per fare un ulteriore discernimento.

Tu nella mia città o nei dintorni conosci qualche ordine "fervoroso" come dici tu, che mi possa essere d'aiuto? Magari anche solo per vivere un'esperienza di silenzio che possa aiutarmi a sentire meglio la Sua voce.

Ti ringrazio di cuore ancora una volta, davvero ti ricordo ogni giorno nelle mie preghiere!
In Lui,

(lettera firmata)

Cara sorella in Cristo,
                                   sono contento che nonostante qualche scetticismo familiare nei confronti del tuo desiderio di consacrarti a Dio, hai deciso come un soldato indomito di non arrenderti, ma di perseverare sulla strada del discernimento vocazionale, costi quel che costi.

“Gaudere et exultare nos voluit in persecutione Dominus, quia tunc dantur coronae fidei, tunc probantur milites Dei”, diceva l'eroico vescovo martire San Cipriano. È proprio così, il Signore vuole che nelle persecuzioni dobbiamo gioire ed esultare, perché è in esse che vengono messi alla prova i soldati di Dio e si riceve la corona della fede.

Insomma, è nei momenti di difficoltà che si vede se una persona ama veramente Gesù. Coloro che lo amano poco, si arrendono, mentre coloro che lo amano assai continuano con ardore la battaglia. I martiri combatterono tenacemente e preferirono la morte anziché tradire il Redentore Divino. Perdere la vita terrena per salvare la vita eterna dell'anima. “Un'anima, un'eternità!”, diceva Santa Teresa d'Avila alle sue seguaci.

Spero tanto che Gesù buono ti catturi e ti faccia sua prigioniera per il resto della tua vita e per l'eternità. Nessuno può amarti con un amore così ardente e puro come il Suo. Se tutte le ragazze comprendessero queste cose, più nessuna perderebbe tempo dietro alle vanità nella terra, che presto finiranno, ma con le lacrime agli occhi supplicherebbero il Re dei re di poter aver il privilegio di divenire sue spose. Purtroppo, c'è da piangere, perché è difficile in questa società pagana e materialista propagandare questi discorsi.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali saluti in Corde Matris,

Cordialiter

venerdì 25 novembre 2016

Comunicarsi in ginocchio

Ripubblico una vecchia e-mail (2011) di una ragazza che mi parlò anche della questione della Comunione sulla mano.

Ciao, è da un po’ che non ti scrivo, l’ultima volta che l’ho fatto ero ancora in una fase dove avevo ancora dubbi se Gesù mi stava chiamando a sé. Oggi ti scrivo con immensa gioia che Gesù mi attira sempre più a Sé [...] Ho deciso di donargli tutta la mia vita, anima e cuore che anelano solo a Lui e il mio cuore è in fiamme, brucia di un amore immenso che non vuole nulla in cambio perché Lui mi ha già dato tutto, fino all’ultima goccia di sangue che scorreva nelle Sue vene e il mio desiderio è divenire l’ultima delle sue schiave, quella trattata peggio dal mondo e offrire tutto per la salvezza delle anime. Oramai non sono più soggetta alla mondanità del mondo, devo ancora occuparmi del mio lavoro ma lo riesco a fare mettendo sempre al primo posto Gesù […].

Per il momento soffro un po’, ma nel momento in cui la mia vita sarà dedita a Dio Padre per aiutare il prossimo e rendere Gloria al nostro Redentore, il mio cuore esploderà di gioia infinita, anche se io rimango sempre una misera creatura e non penso di poter fare grandi cose. Per ora questa gioia la trovo nei momenti di preghiera e durante le messe giornaliere dove continuo a chiedere a Gesù la forza di non farmi piangere, ma a volte il momento della celebrazione Eucaristica è talmente intenso che non riesco a non pensare a quanto siamo ingrati davanti a tanto amore, e le lacrime escono anche senza che me ne renda conto, ti lascio immaginare cosa succede nel momento in cui Gesù dimora nel mio piccolo cuore. Ti potrò sembrare matta ma un po’ lo sono, sono matta di Gesù!!! : )

Ti posso chiedere se è strano sentire la necessità di inginocchiarsi nel momento in cui si riceve Gesù, per me è un segno di ringraziamento davanti a tanto amore, ma vedo già che alcuni sacerdoti fanno fatica a mettere la Particola in bocca, in quanto non mi ritengo degna di poterla prendere tra le mani, figuriamoci se dovessi mettermi in ginocchio [...]. 

So che dovrò avere tanta pazienza e forza, la fase più dura inizierà adesso per questo ti chiedo di ricordarmi sempre nelle tue preghiere, io metterò te e tutte le ragazze e ragazzi che hanno deciso di intraprendere il mio stesso cammino nelle mie preghiere.

Ti saluto nel cuore ardente di amore di Gesù e Maria.


Cara sorella in Cristo,
                                   sono felicissimo di sapere che ardi sempre di più dal desiderio di abbandonare il mondo traditore e di abbracciare la vita religiosa. Viviamo in un mondo materialista in cui regna l'edonismo sfrenato. È edificante sapere che al giorno d'oggi ci sono ancora persone talmente innamorate di Gesù che sono pronte a seguire la chiamata alla Sua sequela.

Non è “strano” il tuo desiderio di voler ricevere in ginocchio Gesù Eucaristico. Questo era il modo in cui ci si è comunicati per svariati secoli, fino agli anni sessanta. Poi durante il Pontificato di Paolo VI è stata elaborata una nuova liturgia della Messa che consente di ricevere l'Ostia sia in ginocchio, sia in piedi. Se ci hai fatto caso, alle Messe celebrate da Benedetto XVI, il Papa distribuisce la Comunione ai fedeli inginocchiati e direttamente sulla lingua. Insomma, le norme liturgiche consentono di ricevere la Comunione in questo pio modo, ma ci sono dei preti modernisti che invece costringono ingiustamente i fedeli a ricevere l'Ostia in piedi e sulla mano. Le norme liturgiche emanate dalla Santa Sede proibiscono ai preti di impedire ai fedeli di comunicarsi nel modo antico, ma si sa che i modernisti disobbediscono al Papa.

Io non ricevo mai la Comunione sulle mani, perché potrebbero essere sporche (ad esempio se hanno toccato soldi, fazzoletti, chiavi, ecc.), ma soprattutto perché temo che qualche frammento possa rimanere sulle mani e poi cadere per terra ed essere calpestato. Quando vado alla “Messa moderna” mi inginocchio al momento della Comunione solo quando sono certo che il sacerdote ha le mie stesse “simpatie liturgiche”, in caso contrario preferisco evitare inutili liti ai piedi dell'altare (come è avvenuto ad altre persone), e mi limito a fare un inchino reverenziale nei confronti di Gesù.

A dir la verità preferisco la Messa nel rito antico in latino (quello che era in vigore fino agli agli sessanta), il quale prevede che i comunicandi siano inginocchiati e ricevano l'Ostia solo sulla lingua. La Messa in rito antico (detta anche “Messa tridentina” o “Messa di san Pio V”) mi piace assai, perché percepisco tanta sacralità e un forte aumento di devozione. Non è solo una questione di latino, sono anche i gesti e le preghiere ad essere diversi. Non bisogna pensare che la Messa tridentina sia roba per “cattolici ribelli”, ricordo infatti che nel 2007 il Sommo Pontefice Benedetto XVI ha “liberalizzato” l'uso di questa venerabile e antica forma liturgica con il Motu Proprio “Summorum Pontificum”. Purtroppo, in giro c'è tanto odio nei confronti di quei cattolici che amano la Messa tridentina.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali saluti in Corde Matris,

Cordialiter