Per chiedere informazioni all'autore del blog, oppure per chiedere indirizzi di buoni conventi e monasteri, scrivere all'indirizzo: cordialiter@gmail.com

Visualizzazioni totali

sabato 25 marzo 2017

Soffrire con rassegnazione per amore di Gesù

Mi hanno scritto tante persone che soffrono materialmente o spiritualmente. A tal proposito vorrei farvi leggere uno scritto che ho rielaborato e tradotto in italiano moderno, tratto da “Pratica di amar Gesù Cristo”, di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Dottore della Chiesa.

Questa terra è luogo di meriti e perciò è luogo di patimenti. La nostra vera patria è il paradiso, ove Dio ci ha preparato il riposo in un gaudio eterno. In questo mondo dobbiamo starvi breve tempo, ma in questo poco tempo molti sono i travagli che dobbiamo soffrire. Bisogna patire, e tutti patiscono: sia i buoni, sia i cattivi, tutti devono portare la propria croce. Chi la porta con pazienza si salva, chi la porta con impazienza si perde. Dice Sant'Agostino che con la prova del patire si distingue la paglia dal grano nella Chiesa di Dio: chi nelle tribolazioni si umilia e si rassegna al divino volere è grano per il paradiso; chi si insuperbisce e si adira, e perciò lascia Dio, è paglia per l'inferno. Gesù col suo esempio ci ha insegnato a portare con pazienza le croci che Dio ci manda. Il Profeta chiamò il nostro Redentore: Despectum, novissimum virorum, virum dolorum (Is. LIII, 3): l'uomo disprezzato e trattato come l'ultimo di tutti gli uomini, l'uomo dei dolori. Sì, perché la vita di Gesù Cristo fu tutta piena di travagli e di dolori. Così come Iddio ha trattato il suo Figlio diletto, così tratta anche ognuno che ama e riceve per suo figlio: Quem enim diligit Dominus castigat; flagellat autem omnem filium quem recipit (Hebr. XII, 6). Un giorno Gesù disse a Santa Teresa: “Sappi che le anime più care al Padre mio sono quelle che sono afflitte da patimenti più grandi.” La stessa santa dopo la morte apparve ad un'anima e le rivelò che godeva un gran premio in cielo, non tanto per le sue opere buone, quanto per le pene sofferte volentieri per amor di Dio.

Non vi è cosa che più piaccia a Dio quanto il vedere un'anima che con pazienza e pace sopporta tutte le croci che Lui le manda. Ciò fa l'amore, rende l'amante simile all'amato. Diceva San Francesco di Sales: “Tutte le piaghe del Redentore son tante bocche le quali ci insegnano come bisogna patire per Lui. Questa è la scienza dei santi, soffrire costantemente per Gesù; e così diverremo presto santi.” Chi ama Gesù Cristo desidera vedersi trattato come Gesù Cristo, povero, straziato e disprezzato. Il merito di un'anima che ama il Signore sta nell'amare e patire. Ecco quel che disse il Signore a Santa Teresa: “Pensi tu, figlia mia, che il merito consiste nel gioire? No, consiste nel patire e amare. Mira la mia vita tutta piena di pene. Figlia, sappi che chi è più amato da mio Padre, riceve maggiori travagli da Lui, e a ciò corrisponde l'amore. Mira queste piaghe, perché non giungeranno mai a tanto i tuoi dolori. Il pensare che mio Padre ammette alla sua amicizia gente senza travaglio è uno sproposito.” E aggiunge Santa Teresa per nostra consolazione: “Iddio non manda mai un travaglio che non lo paghi subito con qualche favore.”

Sarebbe un gran guadagno il patire tutte le pene che hanno sofferto i santi martiri, in tutta la nostra vita, per godere un sol momento di paradiso; or quanto più dobbiamo abbracciar le nostre croci, sapendo che il patire della nostra breve vita ci farà acquistare una beatitudine eterna? Momentaneum et leve tribulationis nostrae... aeternum gloriae pondus operatur in nobis (II Cor. IV, 17). Ciò induceva San Francesco a dire: “Tanto è grande il ben che aspetto, che ogni pena mi è diletto.” Ma chi vuol la corona del paradiso bisogna che combatta e soffra. Non si può aver premio senza merito, né merito senza pazienza. E chi combatte con maggior pazienza avrà un premio maggiore.

Ma parlando anche di questa vita, è certo che chi patisce con più pazienza gode più pace. Persuadiamoci che in questa valle di lacrime non può aversi vera pace di cuore se non da chi tollera e abbraccia con amore i patimenti per far piacere a Dio. Non il patire, ma il voler patire per amor di Gesù Cristo è il segno più certo per vedere se un'anima ama il Signore. Ecco quello che Gesù consiglia a chi vuole essere suo seguace, il prendere e portare la sua croce: Tollat crucem suam... et sequatur me (Luc. IX, 23). Ma bisogna prenderla e portarla non con ripugnanza, ma con umiltà, pazienza e amore. Un giorno Santa Gertrude domandò al Signore che cosa poteva offrirgli per fargli maggior piacere, ed Egli le rispose: “Figlia, tu non puoi farmi cosa più grata che sopportare con pazienza tutte le tribolazioni che ti si presentano.”

Un'anima che desidera di essere tutta di Dio deve abbracciare con avidità tutte le mortificazioni volontarie, e con maggior avidità e amore le involontarie, perché queste sono più care a Dio. Preghiamo il Signore che ci faccia degni del suo santo amore; che se perfettamente l'ameremo, ci sembreranno fumo e fango tutti i beni di questa terra, e ci diverranno delizie le ignominie e i patimenti.

venerdì 24 marzo 2017

Discernimento vocazionale per uomini


xzx

Vocazione all'Amore?

Una lettrice si sente attrarre da Gesù alla vita religiosa. Ha ricevuto forse la "vocazione all'Amore" come Santa Teresina?

Caro D.,
               hai sempre belle parole!

Più il tempo passa, e più mi sento disposta a lasciarmi guidare fino alla fine. Cosa voglio dire?

Non so ancora cosa voglia da me il Signore, ma non demordo. Non sono mai stata così serena e così in pace con me stessa: desidero sempre più pregare e stare insieme al Signore invocando Maria e dall'altra parte sempre più aiutare i miei fratelli più bisognosi.

Sono davvero molto serena...e felice!!!! Non ho mai avuto relazioni così vive, così intense!!! È davvero indescrivibile. Quindi non temere, non demordo, ma soprattutto: ben venga condividere tutto questo con qualcuno, ad esempio te!

Sursum Corda!

(Lettera firmata)

Carissima sorella in Cristo,
                                              dalle lettere che mi scrivi noto che sei sempre più innamorata di Gesù buono e sei determinata a continuare il discernimento vocazionale nella speranza di comprendere di essere stata prescelta dal Redentore a divenire sua casta sposa. Che grazia enorme la vocazione religiosa! Spero con tutto il cuore che tu possa ricevere dal Signore questo dono inestimabile. Gesù è il miglior Sposo che una donna possa avere, perché Lui ama con un amore puro e disinteressato, e non maltratta mai le sue spose, al contrario di ciò che fanno non pochi uomini di mondo.

Se tutte le ragazze comprendessero ciò, con le lacrime agli occhi supplicherebbero il Signore il dono di poter entrare in qualche convento fervoroso e osservante. Fortunata te che stai comprendendo queste cose, altro che discoteche, carriera lavorativa, soldi e successo! Nell'ora della morte si perdono tutti i beni materiali accumulati, e rimangono solo le nostre buone o cattive opere fatte nel corso degli anni. In un monastero fervoroso e osservante è facile salvarsi l'anima e santificarsi, mentre nel mondo ci sono molte più occasioni di offendere Dio col peccato.

Ti incoraggio a perseverare nell'ascolto della volontà di Dio, spero che entro l'anno tu possa fare una bella esperienza vocazionale. Hai ragione a dire “sursum corda” (in alto i cuori), sì, dobbiamo innalzare i cuori a Dio, distaccandoci dalle cose della terra.

Ti saluto cordialmente in Gesù e Maria,

Cordialiter

giovedì 23 marzo 2017

Disposizioni necessarie per ben ricevere i Sacramenti

Dipendendo la quantità di grazia prodotta dai sacramenti e da Dio e da noi, vediamo come possiamo aumentarla così da una parte come dall'altra.

A) Dio è certamente libero nella distribuzione dei suoi favori; e può quindi, nei Sacramenti, concedere maggiore o minore grazia secondo i disegni della sua sapienza e della sua bontà. Ma vi sono leggi ch'egli stesso stabilì, alle quali vuole sottomettersi. Così ripetutamente ci dichiara che nulla sa rifiutare alla preghiera ben fatta: "Domandate e riceverete, cercate e troverete, picchiate e vi sarà aperto: petite et accipietis, quærite et invenietis, pulsate et aperietur vobis"; principalmente se è appoggiata sui meriti infiniti di Gesù: "In verità, in verità vi dico, tutto ciò che domanderete al Padre in nome mio, ve lo darà: Amen, amen dico vobis, si quid petieritis Patrem in nomine meo, dabit vobis". Se quindi preghiamo con umiltà e fervore, in unione con Gesù, per avere, mentre riceviamo un Sacramento, maggior copia di grazia, l'otterremo.

B) Da parte nostra, due disposizioni contribuiscono a farci ricevere più copiosa grazia sacramentale: i santi desideri prima di ricevere i sacramenti, e il fervore nel riceverli.

a) L'ardente desiderio di ricevere un sacramento con tutti i suoi frutti, ci apre e ci dilata l'anima. È un'applicazione del principio generale posto da Nostro Signore: "Beati coloro che hanno fame e sete di santità perchè saranno saziati: Beati qui esuriunt et sitiunt justitiam, quoniam ipsi saturabuntur". Aver fame e sete della comunione, della confessione e dell'assoluzione, è un aprire più ampiamente l'anima alle comunicazioni divine; e allora Dio ci sazierà le anima affamate: "Esurientes implebit bonis". Siamo dunque, come Daniele, uomini di desiderio e sospiriamo le fonti d'acqua viva che sono i sacramenti.

b) Il fervore aumenterà anche di più quest'apertura dell'anima, consistendo nella disposizione generosa di non rifiutar nulla a Dio, di lasciarlo agire nella pienezza della sua virtù e di collaborare con lui con tutta la nostra energia. Una tal disposizione approfondisce e dilata l'anima, la rende più atta alle effusioni della grazia, più docile all'azione dello Spirito Santo, più attiva nel corrispondervi. Da questa mutua collaborazione scaturiscono copiosi frutti di santificazione.

Potremo qui aggiungere che tutte le condizioni che rendono le nostre opere più meritorie [...], perfezionano in pari modo le disposizioni che dobbiamo avere nel ricevere i sacramenti e aumentano quindi la misura di grazia che ci è conferita. Ma ciò si capirà anche meglio quando avremo fatto l'applicazione di questo principio alla confessione e alla comunione.

(Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Desclée & Co., 1928)

mercoledì 22 marzo 2017

Triduo pasquale con le Servidoras

Le ragazze che desiderano trascorrere la Pasqua in un convento, potrebbero valutare questa opportunità offerta dalle Servidoras. Per giungere a Bagnoregio (Viterbo) vi basterà scendere alla stazione più vicina, dove le suore vi prenderanno e vi porteranno nel loro antico convento che in passato ospitava i francescani.

 

xzx

Blog di spiritualità cristiana

Ricordo che oltre al blog vocazionale, aggiorno quotidianamente anche un altro blog sulla spiritualità cristiana: http://cordialiter.blogspot.it/









xzx

Incompresa dai parenti

Tempo fa una lettrice mi confidò che molti amici e parenti non avevano accolto bene la sua decisione di abbracciare la vita religiosa.


Ciao D.,
              ebbene Sì!!! E' scoccato l'innamoramento! :o)  La Madre Priora del monastero ha confermato i miei "sospetti" (scusa se uso questo termine, ma come ben sai ero un po' refrattaria all'idea di abbracciare la vita religiosa), e mi ha detto che ho una vocazione bella forte. Affidandomi alle sue parole (giacché lei non le dice a vuoto, ma è responsabile dinnanzi al Signore delle persone che incontra nel suo cammino), ho detto "sì" al Signore.

Avevo deciso anche la data d'ingresso, e le sorelle mi avevano avvisato che avrei dovuto far fronte ad una serie di "bombardamenti" una volta tornata nel mondo... Ebbene, una volta tornata a casa, mi sono dovuta scontrare con le resistenze e le lacrime dei miei cari e della mia amica del cuore. […] So che finché sono nel mondo sarò in pericolo, e per questo nelle mie orazioni chiedo alla S. Vergine di conservarmi la grazia della vocazione. Ho capito che se voglio veramente spendermi per la Chiesa, la vita religiosa è l'unico modo per me. Spero di sentirti presto e di aver qualche buon consiglio da te su come vivere questi ultimi giorni che trascorrerò nel mondo. Ciao amico mio... avevi ragione tu: i compromessi con Gesù non servono... o tutto o niente!!!! :o)

A Gesù ho già detto il mio "sì" ... spero di non dover far "attendere" lo Sposo Celeste per troppo tempo....

Ti abbraccio in Cordibus Jesu et Mariae,
(lettera firmata)

P. S. ho molto timore di perdere la grazia della Vocazione. Ho compreso l'immensità di questo dono e non voglio sprecarlo, ma il mondo è una piovra che coi suoi tentacoli si insinua ovunque e tenta di tirarci giù... e io invece vorrei salire. Stammi vicino in questi giorni di "fuoco"... ho accennato questa cosa a tante persone, e i più non mi hanno capita. Spero di conservare questo immenso dono di Gesù, sono sicura che proprio tu (che sei stato lo "strumento" del Signore che mi ha indirizzata "a casa mia", cioè nel monastero in cui andrò) mi capirai e custodirai con me questo desiderio di unirmi quanto prima a Gesù. Ormai Gli ho fatto resistenza per troppo tempo. Sono in attesa di tue....


Cara sorella in Cristo,
                                      sono felice di sapere che la tua esperienza vocazionale sia stata positiva, e che hai deciso di entrare tra le monache del monastero di [...]. Sapere che ti hanno preso è una notizia che mi fa gioire interiormente. Fin dalla prima lettera che mi hai scritto ho sperato che Gesù buono ti catturasse in qualche monastero fervoroso, e finalmente ti sei arresa al suo smisurato amore per te. Se tu avessi donato il tuo cuore a un povero uomo della terra, ti confesso che mi sarei un po' preoccupato, poiché so che molti mariti fanno soffrire le proprie mogli, soprattutto a causa di maltrattamenti e tradimenti. Fortunatamente tu non avrai mai questi problemi, perché Gesù buono, il tuo futuro Sposo, è incapace di fare del male, può fare solo del bene. Che grande grazia essere sposa di Cristo! In quel monastero fervoroso e osservante sarà facile per te salvarti l'anima e accumulare innumerevoli meriti spirituali, mentre vivendo nel mondo è più facile dannarsi, come spiega Sant'Alfonso Maria de Liguori nei suoi preziosissimi scritti spirituali ed ascetici.

Per quanto riguarda le critiche che stai ricevendo dalle persone di mondo, non mi stupisco affatto, è una cosa "normale". I mondani hanno una visione materiale della vita, non comprendono le cose spirituali. Per loro è assurdo andare a rinchiudersi in un monastero di clausura, non riescono a capire a cosa servano. In realtà le suore di clausura sono utilissime all'umanità, poiché con le loro preghiere e penitenze ottengono da Dio innumerevoli grazie materiali e spirituali per tanta gente. Ogni tanto capita di sentire che una persona improvvisamente si è convertita e ha cominciato a praticare le virtù cristiane. Ma come è potuta accadere una cosa del genere, se quella persona non pregava mai? Come ha fatto ad ottenere la grazia della conversione? Probabilmente ad ottenerla è stata qualche sconosciuta suora di clausura, che dal suo monastero innalza incessantemente fervide preghiere al Signore per tutta l'umanità. Ah, se ci fossero più monasteri di clausura, il mondo sarebbe certamente migliore! Sarebbe meraviglioso se potesse sorgere un monastero in ogni paese! Tra l'altro, come tu stessa hai potuto notare, le suore fervorose sono le donne più felici della terra.

Quella che stai patendo è una vera e propria prova d'amore nei confronti di Gesù. Purtroppo, ci sono state delle ragazze che hanno preferito rinunciare a divenire suore, pur di non rattristare parenti ed amici. Io comprendo che il distacco dalle persone che si amano può essere doloroso, ma per amore di Cristo bisogna essere disposti a sopportare qualsiasi sacrificio.

“Gaudere et exultare nos voluit in persecutione Dominus, quia tunc dantur coronae fidei, tunc probantur milites Dei”, diceva l'eroico vescovo San Cipriano. È proprio così, il Signore vuole che nelle persecuzioni dobbiamo gioire ed esultare, perché è in esse che vengono messi alla prova i soldati di Dio e si riceve la corona della fede. Insomma, è nei momenti di difficoltà che si vede se una persona ama veramente Gesù. Coloro che lo amano poco, si arrendono, mentre coloro che lo amano assai continuano con ardore la battaglia. I martiri combatterono tenacemente e preferirono la morte anziché tradire il Redentore Divino. Perdere la vita terrena per salvare la vita eterna dell'anima. “Un'anima, un'eternità!”, diceva Santa Teresa d'Avila alle sue seguaci.

Rimandare la partenza per il monastero non mi sembra una buona idea. Non rimpiangere di lasciare il mondo traditore, che promette di far felici i suoi seguaci, ma non mantiene la promessa. Con tutta sincerità puoi dire così: “Mondo, mondo, ti ho conosciuto, non fai più per me! Addio mondo traditore, non mi rivedrai mai più!”

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Gesù e Maria,

Cordialiter

martedì 21 marzo 2017

L'esercizio della presenza di Dio

Dagli scritti di Padre Adophe Tanquerey (1854 - 1932).


Il frequente e affettuoso pensiero di Dio durante il giorno continua e compie i felici effetti dell'orazione: pensando a Dio lo amiamo di più e l'amore affina la nostra conoscenza. [...] L'affettuosa conoscenza di Dio ci conduce al santo esercizio della presenza di Dio, di cui indicheremo brevemente il fondamento, la pratica e i vantaggi.

A) Il fondamento è la dottrina dell'onnipresenza di Dio. Dio è da per tutto non solo con lo sguardo e con l'operazione ma anche con la sostanza. Come diceva S. Paolo agli Ateniesi, "in lui noi abbiamo la vita, il movimento e l'essere: in ipso enim vivimus, movemur et sumus;" il che è vero così sotto l'aspetto naturale come sotto il soprannaturale. Come Creatore, dopo averci dato l'essere e la vita, ce li conserva, e col suo concorso mette in moto le nostre facoltà; come Padre, ci genera alla vita soprannaturale, che è una partecipazione della stessa sua vita, e lavora con noi, come causa principale, alla sua conservazione e al suo incremento, onde si trova intimamente presente in noi, fin nel centro dell'anima, senza però lasciare di essere distinto da noi. È [...] il Dio della Trinità che vive in noi, il Padre che ci ama come figli, il Figlio che ci tratta come fratelli, e lo Spirito Santo che ci dà e i suoi doni e la sua persona.

B) La pratica. Per trovar dunque Dio non occorre che andiamo a cercarlo in cielo, perchè lo troviamo: a) vicinissimo a noi nelle creature che ci circondano; in queste andiamo da principio a cercarlo: tutte infatti ci richiamano qualcuna delle divine perfezioni, massime le creature che, dotate d'intelligenza, possiedono in sè il Dio vivente [...]; tutte ci servono come di scalini per giungere a lui; b) rammentiamo poi ch'egli è vicinissimo a coloro che lo pregano con fiducia: "Prope est Dominus omnibus invocantibus eum"; e l'anima nostra si diletta di invocarlo ora con semplici giaculatorie ora con preghiere più lunghe.

c) Ma soprattutto rammentiamo che le tre divine persone abitano in noi e che il nostro cuore è un tabernacolo vivente, un cielo ove esse già si danno a noi. Ci basta quindi rientrare in noi stessi, nella cella interiore, come dice S. Caterina da Siena, e fissare con l'occhio della fede l'ospite divino che si degna abitarvi. Allora vivremo sotto il suo sguardo, sotto la sua azione, l'adoreremo e lavoreremo con lui alla santificazione dell'anima nostra.

C) È facile scorgere quali siano i vantaggi di questa pratica rispetto alla nostra santificazione.

a) Ci fa diligentemente schivare il peccato. Chi mai oserebbe offendere la divina maestà nel momento stesso che sa che Dio abita in lui con la infinita sua santità che non può soffrire la minima macchia, con la sua giustizia che l'obbliga a punire anche le più piccole colpe, con la sua potenza che arma il braccio contro il colpevole, e principalmente con la sua bontà che sollecita il nostro amore e la nostra fedeltà?

b) Stimola il nostro ardore per la perfezione. Se un soldato che combatte sotto gli occhi del generale si sente spinto a moltiplicar le prodezze, come non sentirci pronti alle più dure fatiche, agli sforzi più generosi, quando sappiamo di combattere non solo sotto lo sguardo di Dio ma con la sua sempre vittoriosa collaborazione? come non sentirci animati dalla corona immortale che ci promette e principalmente dall'aumento d'amore che ci dà come ricompensa?

c) Quale confidenza non ci dà questo pensiero! Quali che siano le prove, le tentazioni, le fatiche, le debolezze, non siam forse sicuri della vittoria finale, quando rammentiamo che Colui che è la stessa onnipotenza e a cui nulla resiste, vive in noi e mette a nostro servizio la divina sua virtù? Possiamo certamente toccar parziali sconfitte, passar per dolorose angosce, ma siamo sicuri che, appoggiati su di lui, trionferemo e che le stesse nostre croci non servono che a farci maggiormente amar Dio e a moltiplicarci i meriti.

d) Finalmente qual gioia per noi il pensare che Colui che forma la felicità degli eletti e che un dì contempleremo nel cielo, è già in nostro possesso, e che possiamo goderne la presenza e conversar con lui nel corso di tutto il giorno?

La conoscenza e il frequente pensiero di Dio sono dunque grandemente santificanti; e lo stesso è della conoscenza di noi stessi.


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]

lunedì 20 marzo 2017

Nutrirsi di Gesù

Ripubblico una bella lettera piena d'amore per Gesù buono...

Caro D.,
              come stai? Non so niente di te, a parte il carisma della tua anima che emerge dal blog, ma sento di avere un gran bisogno di amicizie spirituali. In questo mondo tecnologico e mirato al divertimento immediato, non è semplice trovare anime che vogliano anticipare il rapporto di amore spirituale del Paradiso già qui sulla terra. Per fortuna però, anche se rare, ci sono!

Come procede la tua Quaresima? Io sto cercando di viverla come meglio posso, impegnandomi nel correggere giorno dopo giorno i miei vizi, i miei errori e i difetti ai quali sono maggiormente incline. Tenterò di confessarmi una volta a settimana per rimanere più perfettamente nella grazia di Dio, rifiutando categoricamente di offenderLo volontariamente anche con il più piccolo gesto. In questi giorni, dopo un breve periodo di grave aridità spirituale, Gesù ha voluto portare nel mio cuore un vento di primavera che ha inebriato la mia anima, destandola dal dubbio e dal timore, irrorandola del Suo immenso amore. In certi momenti mi sembra di danzare tra le dolci note della Sua voce e vorrei trovarmi già in Paradiso a contemplarLo, ad adorarLo per l’eternità. Ma sono ancora qui sulla terra e allora mi chiedo come possa vivere nel modo migliore per farLo felice. Darei qualsiasi cosa per asciugare anche una sola lacrima dal Suo dolcissimo viso, per consolare la terribile sofferenza che gli uomini Gli infliggono con il peccato e con l’indifferenza. O quanto arde il mio cuore di questo desiderio! Quanto ancora, Gli chiedo, dovrò vedere quanto la gente ignora il Suo amore? Vedere quanto Lo ignorano subito dopo averLo ricevuto nella Santissima Eucaristia? È un pensiero che mi consuma il cuore: Lui vivo e vero, il Dio eterno e infinito, piccolo piccolo nell’Eucaristia perché ci ama troppo! Ogni giorno, prima di alzarmi dall’umiliazione delle mie ginocchia per andare a riceverLo, chiedo alla Madre Santissima di preparare il mio cuore, di fare spazio liberandolo dalle cose superflue, lasciando solo l’amore sincero che provo per Lui: non la parte egoistica che Lo cerca per interesse dell’anima, ma quella che ricerca solo il Suo piacere e la Sua consolazione. Così la dolce Mamma del Cielo lo trasforma in un caldo giaciglio in cui Lo ricevo. Non posso che riceverLo in ginocchio, ma avanzando verso l’altare penso che non sono degna neppure di raggiungerLo a testa bassa, ma piuttosto vorrei strisciare sulle ginocchia fino a Lui. Perché io sono il nulla che deve ricevere il tutto. E poi, una volta in me, esplodo d’amore. Sento tutta la Sua potenza invadermi, mentre Gli ripeto di nutrirsi del mio povero cuore, di insegnarmi ad amarLo. E sprofondo sempre più in Lui, mi perdo interamente in Lui e vorrei non dovermi mai più ritrovare! Per questo soffro tanto nel vedere le indifferenze degli uomini. Il nostro cuore è già fin troppo poco per ricambiare il Suo amore! In queste ultime settimane ho avuto nel cuore una consapevolezza: voglio essere Sua, ma temo che passerà ancora un po’ di tempo. Condivido quella che forse è una vocazione del Signore con una mia cara amica spirituale. Anche lei ha la vocazione nel cuore e le nostre strade camminano parallele. Condividiamo un passato turbolento, immerso nel peccato e nei travagli della vita. Ma siamo anche entrambe innamorate di Gesù. […] Non ho altro scopo se non quello di darmi interamente a Gesù, per sempre su questa terra e per l’eternità nel Paradiso. Ho preso la mano della Santissima Vergine e sono certa che Lei mi condurrà per la giusta via, facendomi bella per il Suo divin Figlio. […].

Un saluto fraterno in Gesù e Maria, sei nelle mie preghiere e che Dio ricolmi di benedizioni te e le tue buone opere!

(lettera firmata)

domenica 19 marzo 2017

Guarito da San Giuseppe

[Brano tratto da "San Giuseppe - Mese in suo onore" di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Messanae, 30 - 9 - 1962 Can. Pantaleon Minutoli Pr. V. G.]

La purezza è necessaria all'anima ed è anche utile al corpo. L'immoralità è la rovina dell'anima e del corpo.

Un giovane si era dato ai vizi ed in breve perdette la fede e la salute. Fu ri­coverato nell'ospedale.

Una Suora si accorse che l'infermo era lontano da Dio e cercò la via per fare breccia nel cuore di lui. Il giovane alle amorose cure rispondeva con parole bef­farde. Ma la Suora, fiduciosa nella con­versione, non si stancava di dire la buo­na parola e di pregare. Le venne l'ispira­zione di affidare l'impresa a S. Giuseppe.

Un pomeriggio l'infermo si era levato da letto e passeggiava all'aperto. Ad un tratto senti una forte commozione ed av­vertì nuove idee nella mente: Vita fu­tura... inferno... Paradiso... Il suo animo era in tempesta. San Giuseppe, pregato dalla Suora, in quel momento agiva nel suo cuore.

Fu tale l'impressione, che l'infermo volle il Cappellano dell'ospedale e gli dis­se: Per carità, dia un poco di pace all'a­nima mia! - Fu esortato a confessarsi.

L'indomani mattina il peccatore era ai piedi del Confessore, per detestare le sue colpe e riceverne l'assoluzione. Sentì il dovere di ringraziare San Giuseppe per la grazia dell'anima ed anche della sa­lute, che subito riacquistò.

sabato 18 marzo 2017

Desiderare la perfezione cristiana

Il primo mezzo che deve prendere una religiosa per giungere alla perfezione ed esser tutta di Dio, è il desiderio della perfezione. Bisogna desiderare di raggiungere il maggior grado di santità a cui si può arrivare. Chi non desidera di giungere ad ottenere il tesoro della perfezione, sembrandogli troppo dura la fatica per ottenerla, resterà sempre negligente nella sua tiepidezza, senza mai fare un passo nella via di Dio. Anzi, chi non desidera e non si sforza di avanzare nella via del Signore, come dicono tutti i maestri di spirito e come insegna l'esperienza, andrà sempre indietro e si porrà in gran pericolo di perdersi. Nella via dello spirito, il non andare avanti equivale all'andare indietro. Dice Sant'Agostino che la vita di un buon cristiano è un continuo desiderio della perfezione: "Tota vita christiani boni sanctum desiderium est". Sicché colui che non conserva nel cuore il desiderio di farsi santo, sarà cristiano, ma non buon cristiano. E se ciò vale generalmente per tutti, specialmente vale per i religiosi, i quali, benché non siano obbligati ad essere perfetti, ciò nonostante devono in modo speciale tendere alla perfezione, come insegna San Tommaso d'Aquino. Insomma, così come non c'è uomo che giunga alla perfezione di qualche scienza o arte, se prima non desidera ardentemente di raggiungerla, così non c'è stato mai santo che sia giunto alla santità senza un gran desiderio di conseguirla.

venerdì 17 marzo 2017

Abbracciare la vita religiosa

Sono contento che ci sono ancora tante persone che ardono d'amore per Gesù e desiderano donargli il proprio cuore. Ecco un'e-mail che mi scrisse una ragazza prima di entrare in convento.


Carissimo fratello in Cristo,
                                             ho una bellissima notizia da darti: venerdì andrò a Segni per iniziare l'aspirantato!!!!!!  Mancano solo pochi giorni, ti rendi conto? A me non sembra vero che tra pochissimo sarò in convento...non puoi immaginare quanto sono felice, credo che scoppierò dalla gioia quando arriverò lì... Finalmente io e Gesù potremo fidanzarci "ufficialmente" e sarò tutta Sua! E' davvero una gioia immensa pensare che entrando in convento compirò finalmente la Sua volontà, quello che Lui desidera da prima che io nascessi; forse così Gli farò piacere e asciugherò una Sua lacrima di dolore per i nostri peccati. Ormai lo sai che non desidero altro che farGli piacere e amarLo per chi non Lo ama. Finalmente potrò realizzare pienamente questi miei desideri! Non si può spiegare a parole quello che provo, bisogna averla provata una gioia così per poterla capire. Ti chiedo solo di unirti alle mie preghiere alla Madonna, affinché Ella prepari il mio cuore ad accogliere il Signore. Voglio che Gesù lo riempia d'amore vero e delle Sue virtù, rendendolo sempre più simile al Suo perchè sia un po' più degna di essere la Sua fidanzata e perchè possa esserGli sempre fedele in vita e amarLo eternamente il Paradiso.

Ti ringrazio ancora di tutto quello che hai fatto per me ;) sicuramente adesso ricorderò ancora di più te e tutti i lettori del blog, specialmente durante l'Adorazione al SS. Sacramento, quando potrò parlare liberamente con Gesù.

Un caro saluto in Gesù e Maria,

(lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                     sono contentissimo di sapere che tra pochi giorni partirai per il convento!

Sapere che presto vivrai in una casa religiosa mi riempie di gioia. Sono felice per te, ma soprattutto sono felice per Gesù buono. Io voglio che tutti amino il Redentore Divino con tutto il cuore e con tutte le proprie forze. Per questo motivo gioisco quando qualcuno abbraccia la vita consacrata. Sì, anche nel mondo si può amare il Signore con tutto il cuore, ma è più difficile perché ci sono molte distrazioni, dissipazioni e tentazioni. Nel mondo la gente pensa ai soldi, alla carriera, al successo, ai divertimenti, agli svaghi, eccetera. Pochi sono coloro che pensano solo a dare gusto a Dio.

In convento potrai assistere ogni giorno alla Santa Messa celebrata devotamente dai zelantissimi sacerdoti dell'Istituto del Verbo Incarnato. Il Concilio di Trento insegna che la Messa è la rinnovazione incruenta del Santo Sacrificio di Cristo, cioè al momento della Consacrazione si rinnova lo stesso sacrificio che il Redentore compì sul Calvario come vittima di espiazione per i nostri peccati. Per questo motivo la Messa è l'atto di culto più importante che possiamo dare alla Santissima Trinità. Purtroppo, in molte chiese la Messa viene celebrata male, ad esempio utilizzando dei canti non adatti a un rito sacro. Fortunatamente lì dalle Servidoras la Messa viene celebrata bene, si respira davvero un'atmosfera sacra.

Inoltre a Segni potrai fare ogni giorno un'ora di adorazione Eucaristica! Sant'Alfonso Maria de Liguori scrisse un devoto libretto intitolato “Visite al Santissimo Sacramento e a Maria Santissima” che contiene delle bellissime meditazioni piene d'amore per Gesù e la Madonna. Come sarebbe bello poter stampare milioni di copie di questo devoto libretto e diffonderle gratuitamente tra i cristiani, nella speranza che possa crescere l'amore per il Santissimo Sacramento.

Uno dei motivi per cui sono contento che entrerai tra le Servidoras, è che potrai avere una buona preparazione ascetica e dottrinale. Purtroppo, spesso nelle scuole statali (e anche in molte scuole private) certe materie vengono insegnate in maniera irreligiosa. Ad esempio la filosofia viene insegnata in modo da distruggere i principi del cristianesimo. Lì a Segni scoprirai gli errori filosofici e morali che spesso vengono insegnati nelle scuole.

Entrare in convento a 18 anni è davvero una grazia immensa. Che io sappia, tra le varie lettrici del mio blog che hanno abbandonato il mondo, tu sei la più giovane di tutte! Gesù buono è stato particolarmente generoso con te, ma adesso per ricompensa devi amarlo assai assai. Devi ardere d'amore per Colui che ti ha prescelta per divenire sua sposa. Pensa che nel mondo ci sono tante altre ragazze migliori di te che però non hanno avuto il dono della vocazione religiosa. Ecco perché devi essere immensamente grata per essere stata prescelta. Nell'ora della morte comprenderai meglio quanto grande sia stata la grazia di essere diventata suora e di aver donato il tuo cuore a Dio. La vita su questa terra finisce presto, il nostro scopo è di salvarci l'anima. In un buon istituto religioso è molto facile vivere da veri cristiani, salvarsi l'anima e andare così in Cielo ad amare Dio per tutta l'eternità.

Ti confesso che quando mi hai scritto la prima volta e mi hai detto che avevi solo 16 anni, ero un po' preoccupato perché non sapevo se saresti riuscita a perseverare. Ricordo bene che hai dovuto superare tante difficoltà prima di giungere al sospirato momento della partenza. Immagino che le prove più terribili sono state quelle interiori, e cioè i dubbi che avevi sull'autenticità della vocazione. Sono contento che sei riuscita a sconfiggere queste pericolose tentazioni. Purtroppo, tante altre persone si sono lasciate ingannare dal demonio e hanno scartato la chiamata alla vita religiosa. Che grave perdita!

Quando sarai inginocchiata nella cappella conventuale in adorazione di Gesù Sacramentato, ti chiedo (se vorrai) di supplicare il tuo Fidanzato di “catturare” tanti altri giovani alla vita consacrata. Pensa quante ragazze della tua età vivono paganamente, come se Dio non ci fosse, e col cuore attaccato alle discoteche, alle mode, ai cosmetici, ai cinema, alle mondanità, alle cose materiali e a tutte le altre cose vane della terra. Che vita triste vivere lontano da Gesù buono! Per questo motivo bisogna cercare di strappare al mondo più anime possibili e donarle al Signore. Ma come possiamo fare? Con l'arma più forte di tutte: la preghiera. In “Storia di un'anima” si legge che Santa Teresina pregò il Signore di “catturare” la sorella di una novizia, ed effettivamente dopo poche settimane quella ragazza si sentì attrarre improvvisamente alla vita religiosa ed entrò in monastero. Una vera sposa di Gesù non deve accontentarsi di amare ardentemente il proprio Sposo, deve desiderare che il Signore sia amato ardentemente anche dagli altri. Bisogna supplicare il Re del Cielo di donare la vocazione a tanti altri giovani, e di dar loro l'aiuto necessario per perseverare in convento per tutto il resto della loro vita. Tra l'altro c'è tanto bisogno di numerosi missionari che vadano ad evangelizzare quei popoli che ancora non conoscono Gesù. Che grande grazia abbiamo avuto nel nascere in famiglie cattoliche che ci hanno fatto ricevere il battesimo da bambini! Pensa se fossimo nati in Cina, in Giappone o in Congo, in qualche famiglia non cristiana. Ah, poveri noi!

Carissima in Cristo, parti con gioia per Segni, che bella sorte poter entrare in un buon istituto religioso a 18 anni! Se il nemico del genere umano dovesse tentarti facendoti venire nostalgia del mondo, non farti ingannare, resisti con tenacia! Se le suore hanno accettato di accoglierti, è perché durante l'esperienza vocazionale che hai fatto tra loro hanno visto che hai dei concreti segni vocazionali. Dunque, tu non sei fatta per il mondo (in questa società materialista saresti come un pesce fuor d'acqua), sei fatta per fare la suora, il tuo habitat naturale è il convento (o il monastero, se deciderai di passare nel ramo contemplativo dell'istituto). Solo Cristo Re merita di possedere tutto il tuo cuore.

Approfitto dell'occasione per porgerti cordiali saluti in Gesù Redentore e Maria Corredentrice del genere umano,

Cordialiter

giovedì 16 marzo 2017

Appello di una lettrice

Pubblico un appello scritto da una lettrice del blog.

E' la prima volta che scrivo su questo blog, nonostante lo segua da qualche anno. Vorrei parlare di una categoria che mi sta molto a cuore: i sacerdoti. Premetto che scrivo da Genova, dove la crisi delle vocazioni sacerdotali e religiose si fa sentire ancor più forte, a causa del rapporto  presenza di anziani-calo delle nascite più sbilanciato d'italia e spesso anche d'Europa. 

Avendo conosciuto personalmente o tramite racconti di amici diverse realtà diocesane, ho notato un punto in comune: questi sacerdoti, specialmente nelle parrocchie più piccole, isolate in montagna o in campagna si ritrovano spesso completamente soli. Se nelle parrocchie più grandi vivono due o tre sacerdoti nella stessa canonica, dandosi così reciproco sostegno soprattutto spirituale, in quelle piccole spesso l'isolamento è quasi totale. I conseguenti pericoli sono sotto gli occhi di tutti: se anziani cadono in depressione e talvolta si ammalano. Se giovani rischiano di cedere al richiamo dei divertimenti mondani illeciti magari cascano nel fascino del sesso commettendo peccato di fornicazione e di sacrilegio, talvolta aggravata di adulterio od omosessualità, molti gettano la spugna e decidono di lasciare tutto per trovarsi un lavoro e magari sposarsi. Ora, lavorare e mettere su famiglia è un intento altrettanto nobile, ma dovrebbe essere frutto di una vocazione autentica, non la conseguenza di un sacerdozio vissuto in continua solitudine ed isolamento dal mondo. 
Questi problemi occorrono molto più raramente ai sacerdoti che vivono in comunità devote e ferventi, potendo essi godere del reciproco sostegno. Infatti gli abbandoni per tali problematiche si registrano soprattutto fra i sacerdoti diocesani, mentre per i sacerdoti e religiosi comunitari (sempre a condizione che si tratti di comunità ferventi e guidate da superiori animati da autentico amore per Dio e la Chiesa) l'abbandono pare avvenga principalmente in fase di discernimento o quando si trovano ancora i seminario, quindi per un semplice errore di valutazione sullo stato da eleggere. 
Esorterei quindi i fedeli, specie coloro che vivono in parrocchie piccole ed isolate dai centri, che il loro rapporto con i parroci non si fermi a Messa domenicale+confessione mensile, ma si protragga anche oltre. Specialmente i parrocchiani che hanno all'incirca l'età dei parroci dovrebbero fare uno sforzo, andando a trovarli e intavolando una conversazione. Oppure invitarli a casa vostra per un pranzo, cena o un meno impegnativo caffè, specie nelle festività, quando per alcune persone la solitudine si fa più sentire. O ancora organizzare e coinvolgerlo in Adorazioni Eucaristiche o piccole feste in parrocchia o ancora trovarsi in piccoli gruppi a casa di qualcuno, per recitare il Santo Rosario e pregare in intimità, organizzare pellegrinaggi in auto presso Santuari o altre mete spirituali anche a breve distanza. E poi accompagnarli a fare visita ad anziani e malati che hanno difficoltà a uscire di casa. Le soluzioni possibili sono molte. 

Ho scritto tutto ciò perché specialmente nell'ultimo anno mi sono accorta come un singolo  sacerdote sia in grado di guadagnare molte anime a Dio, se devoto, preparato e autenticamente innamorato di Cristo o viceversa di mandarle perse se il suo fervore viene meno, forse proprio a causa della solitudine e delle continue tentazioni che il mondo sottopone anche a loro. Ho quindi imparato ad amarli ancora di più. 

Non trascuriamo mai perciò di dare il nostro supporto morale e spirituale ai sacerdoti e tantomeno di pregare per tutti loro, per quelli in difficoltà perché le superino, ma anche per quelli che sono santi perché si mantengano tali.

Innamorata del "Fidanzato"

Tra le persone che mi scrivono ci sono anche varie studentesse liceali, le quali generalmente sono tra le più motivate ad abbracciare la vita religiosa. Ecco la lettera di una di queste ragazze...

Carissimo D.,
                       ti scrivo per darti una notizia meravigliosa: probabilmente durante le vacanze di Pasqua farò la mia prima esperienza vocazionale! E' da molto tempo che lo desidero e prego il Signore per questo. Non so ancora se questa sarà la mia strada, ma ogni giorno che passa sento crescere in me il desiderio di donarmi tutta a Gesù e Maria, e "segretamente" mi considero fidanzata con Lui. Desidero passare qualche giorno ancora più vicina a Gesù che spero tanto mi voglia prendere presto tutta con Sé. L'unica cosa che un po' mi preoccupa è il fatto che non ho un padre spirituale che possa aiutarmi a capire la Volontà del Signore, come ti ho scritto l'ultima volta ho accennato qualcosa al mio parroco ma poi non gli ho detto più niente perchè c'è un qualcosa che mi trattiene dal parlargli apertamente, quindi per adesso mi confido solo con te e con suor [...].

I miei genitori lo sanno, ma non parlo molto con loro di queste cose...anche se non si oppongono alla vocazione, però hanno una visione un po' diversa e non riescono a capire fino in fondo quello che provo. Mi dicono che ho "troppa fretta" e che dovrei aspettare a fare un'esperienza vocazionale perchè magari sono tutti "castelli in aria", e mettono continuamente in evidenza i miei tanti errori. A volte mi rimproverano dicendo che devo vivere nella realtà in cui sono chiamata in questo momento e lo vedono come un'evasione. Io però penso che questo mi aiuti a vivere più profondamente le cose di tutti i giorni e non ho nessuna intenzione di "evadere". Loro ci tengono che finito il liceo faccia l'università, ma io sento sempre più chiaramente che la mia strada è un'altra e non voglio rimandare a lungo il "matrimonio" con Gesù, se questa sarà la Sua volontà. Capisco la loro preoccupazione, ma amo tanto il Signore e voglio amarLo sempre di più, solo abbandonandomi in Lui mi sento sicura e felice, anche se è vero che ho ancora molta strada da fare prima di diventare santa... A volte sento di amarlo così tanto che mi sembra di scoppiare, mi batte forte il cuore come se fossi innamorata di qualcuno, e non posso far altro che piangere per sfogare la grandissima gioia che ho dentro. Allo stesso tempo mi sento così piccola e debole che mi sento indegna di essere Sua sposa e non capisco perchè abbia scelto proprio me, quando ci sono tante altre che potrebbero amarLo molto di più... Mi metto nelle sue mani con tutta la mia piccolezza, ci penserà Lui a fare di me quello che più Gli piace.

I momenti di difficoltà sono tanti e spesso penso di aver sbagliato tutto e di essere superba nel credere di avere la vocazione, ma ciò che mi dà certezza che non sto sbagliando è che passate queste prove, l'amore per Lui e il desiderio di essere Sua per sempre diventa più grande, e tanti piccoli "regali" della mia Mamma del Cielo sembrano mandati apposta per incoraggiarmi ad andare avanti...sono cose apparentemente insignificanti che noto solo io, ma mi danno tanta forza.

Ultimamente la scuola è un grande peso per me e non vorrei che questo influenzasse la mia scelta, il Rosario che recito tutte le mattine mi aiuta molto e cerco di viverla il più serenamente possibile impegnandomi con tutta me stessa, e chiedo al Signore di vederLo anche lì....cosa per niente facile!

Avrei altre cose da dirti ma non posso dilungarmi troppo, continuo a ricordare te e tutti i lettori del blog nella preghiera, anche tu prega per me perché possa fare la volontà di Dio.

Un caro saluto in Gesù e Maria,
(lettera firmata)

Cara sorella in Cristo,
                                   sono felicissimo di sapere che probabilmente trascorrerai le feste pasquali in un buon ordine religioso. Lì potrai vivere intensamente i giorni della Settimana Santa e meditare con più fervore sulla dolorosa Passione del Redentore Divino.

Non è facile trovare in giro dei buoni direttori spirituali con cui confidarsi. Insegnano i manuali di ascetica che affinché la direzione spirituale sia efficace c'è bisogno che il direttore ispiri fiducia. Se non c'è fiducia, è difficile aprire il proprio cuore, quindi la direzione è inutile. Dunque, quando troverai un sacerdote dotto, caritatevole e prudente che ti ispira fiducia, allora potrai parlargli della vocazione. Dove trovarlo? So che lì dove andrai per l'esperienza vocazionale ci sono anche dei buoni sacerdoti che potranno aiutarti.

Non preoccuparti del fatto che i tuoi genitori non riescono a comprendere quello che senti dentro di te. È una cosa normale, loro infatti sono persone sposate, quindi non sono esperte in questioni che riguardano la vocazione religiosa, si tratta di un argomento in cui non hanno nessuna competenza e nessuna esperienza. Ecco perché San Tommaso d'Aquino diceva che sul tema della vocazione non bisogna chiedere consiglio ai genitori. Fai bene a cercare di evitare di parlare con loro di questo argomento. E comunque, quando non sono d'accordo con te, non devi preoccuparti, ti basterà dire con mansuetudine e pacatezza che se eventualmente la tua non è una vera vocazione, te ne tornerai a casa dopo pochi giorni, come hanno fatto altre ragazze. Infatti, difficilmente una persona è capace di resistere in convento senza avere la vocazione. Ma questa è solo una cosa da dire ai tuoi genitori per tranquillizzarli, perché in realtà io nutro moltissime speranze che la tua sia vera vocazione. È da oltre un anno che mi scrivi, se fosse stato solo un fuoco di paglia, avresti già cambiato idea da tempo, e invece sei ancora qua a parlarmi del tuo desiderio di consacrarti a Dio. Cos'è che mi fa essere così fiducioso sulla tua vocazione? Sono le motivazioni che mi hai raccontato in tutti questi mesi. Infatti la vocazione si valuta principalmente per la retta intenzione del candidato, e tu mi hai detto che vuoi entrare in convento per vivere più unita a Gesù, per consolarLo, per donarti a Lui, per dedicarti alla salvezza delle anime, per poter vivere il cristianesimo in maniera più profonda... insomma per amare con più intensità Dio e il prossimo. Spetterà alle superiore dell'ordine valutare la tua vocazione, ma io credo proprio che ti accoglieranno a braccia aperte; anzi, apertissime!

Approfitto dell'occasione per incoraggiarti a perseverare, e per porgerti cordiali saluti in Cristo Redentore e Maria Corredentrice del genere umano,

Cordialiter

mercoledì 15 marzo 2017

Dal seminario al convento

Tempo fa un ragazzo mi ha scritto per dirmi di voler uscire dal seminario "poco ascetico" che stava frequentando. Aveva in mente di entrare in un buon ordine religioso...

Gentile Cordialiter,
                                sono un tuo lettore da anni, ma questa è la prima volta che ti scrivo. Mi chiamo [...], ho 27 anni e sono un seminarista [...]. Pur essendo al secondo anno di filosofia, e quindi avere già ben definito un certo percorso, in realtà non mi sento felice dove mi trovo. Inoltre, come potrai immaginare, diversi punti mi lasciano perplesso: sia in termini di formazione spirituale che scolastica, trovo che non siano assolutamente adeguati ad educare al meglio dei futuri preti. Per non parlare poi di pettegolezzi e cattiverie che di certo non aiutano a conservare la serenità interiore. Conoscendo anche certi modi di ragionare che possono condizionarmi negativamente, sono giunto alla conclusione che probabilmente è meglio cambiare aria, anche se in tanti mi vogliono convincere del contrario. [...] Volevo un tuo parere in merito, oltre ad un consiglio per non rischiare di perdere la vocazione. Grazie.

In Corde Matris,
(Lettera firmata)

Carissimo in Cristo,
                                 ti confesso che ho ricevuto varie e-mail da parte di seminaristi delusi dal clima "poco ascetico" che si respira in certi seminari. Ci sono dei problemi anche da un punto di vista dottrinale, infatti certi teologi affermano delle vere e proprie eresie, ad esempio negano la Risurrezione di Cristo, la Presenza Reale di Gesù nell'Eucaristia, l'essenza sacrificale della Messa, la perpetua verginità della Madonna, il peccato originale, l'esistenza del purgatorio, l'esistenza del diavolo, l'eternità dell'inferno, l'inerranza della Sacra Scrittura, l'infallibilità del Papa quando definisce un dogma, l'invalidità delle ordinazioni sacerdotali delle donne, l'immoralità della fornicazione, ecc.

Che fare? Se in seminario c'è qualche pericolo per l'anima (ad esempio l'insegnamento basato sugli scritti dei teologi modernisti), si è più che giustificati ad andarsene via per trovare un posto migliore, anche contro il parere del direttore spirituale (i manuali di ascetica insegnano che quando una guida spirituale dà dei consigli cattivi, bisogna lasciarlo). Infatti in un seminario del genere c'è il rischio di diventare come i modernisti.

Sono contento che vuoi passare in un ordine religioso fervoroso e osservante (come consigliava S. Alfonso Maria de Liguori). Lì potrai facilmente vivere il cristianesimo in maniera profonda e devota, oltre a ricevere una buona preparazione dottrinale. Inoltre potrai anche trovare un nuovo direttore spirituale, qualora tu ritenga necessario sostituire quello attuale.

Fai attenzione a non farti “nemici” tra gli attuali superiori del seminario. Se decidi di andartene, non dire che te ne vai per il pessimo clima del seminario, devi dire soltanto che ti senti attratto dalla vita religiosa, altrimenti potresti avere dei “problemi”, come è capitato ad altri ragazzi.

Coraggio, anche altri ex seminaristi hanno fatto ciò che hai in mente di fare tu, e adesso sono felici!

Approfitto dell'occasione per porgerti cordiali saluti in Gesù e Maria,

Cordialiter

martedì 14 marzo 2017

Rinunciare al matrimonio per abbracciare il sacerdozio cattolico

Mi hanno scritto alcuni carabinieri desiderosi di abbracciare il sacerdozio cattolico. Prima, però, è necessario lasciare la propria fidanzata. Ecco una delle lettere che ho ricevuto da "uomini in divisa"...

Buonasera, mi chiamo […] e le scrivo da […]. Ho 29 anni e da circa dieci, sono nell'Arma dei Carabinieri. In passato non ero un assiduo praticante cattolico […], poi 3 anni fa mi sono fidanzato con una ragazza che frequentava la parrocchia di […] con il coro parrocchiale, pian piano ho iniziato anche io ad avvicinarmi seppur con titubanza alla Chiesa, a non saltare più la messa domenicale […]. Alla fine quasi si erano invertiti i ruoli cioè io trainavo lei. Quest'esperienza condivisa con lei, mi ha certamente lasciato un segno indelebile e ho potuto veramente toccare con mano la potenza della preghiera per le anime ma anche per il corpo. Il vero significato della pace e della pienezza nella preghiera. Cerco tutti i giorni di dire il Rosario, ne sento la necessità e quasi l'obbligo nei confronti della Vergine, sento il bisogno di andare spesso in Chiesa a pregare, insomma gran parte della giornata i miei pensieri sono rivolti al Signore. In parrocchia ho stretto un profondo legame con il parroco, tanto è vero che insieme abbiamo creato il gruppo dei ministranti che non esisteva e che sta riscuotendo successo tra i ragazzi. Insomma provo gioia nel dedicarmi alle altre persone, inoltre avverto brividi ogni volta che ricevo l'Eucarestia, e vedendo il sacerdote capita che senta un desiderio di poterlo imitare nella celebrazione....

Ora alla mia ragazza e alla sua famiglia voglio un gran bene, stiamo progettando il matrimonio, ma tanti dubbi mi assalgono. E se il Signore mi chiamasse ad una vita diversa? Ma poi, lasciare il lavoro, la sicurezza e tutto il resto, ho dubbi atroci che mi fanno star male. […] Il mio sacerdote è bravo ma non mi dà tanta fiducia come direttore spirituale anche perché è ordinato da pochi anni... ma chi è all'altezza di farlo? e se deludo gli altri, i miei genitori... insomma mille dubbi. Spesso penso al passo del Vangelo sul giovane ricco... non vorrei rifiutare la vocazione, ma la scelta da compiere è radicale...

Mi perdoni per il mio lungo sfogo e le chiedo un consiglio e una preghiera per me. Grazie infinite.


Carissimo,
                  dammi pure del tu, mi trovo più a mio agio. È davvero edificante sapere che un ragazzo con un lavoro sicuro e una brava fidanzata, sia disposto ad abbandonare tutto pur di abbracciare il sacerdozio cattolico. Io spero con tutto il cuore che sia fatta la volontà di Dio, qualunque essa sia. Adesso per te è giunta l'ora delle scelte cruciali della vita, ed è di fondamentale importanza fare la scelta giusta, ossia quello che vuole Nostro Signore Gesù Cristo, Re d'immensa maestà. Come fare a capirlo? Ti consiglio vivamente di fare un ritiro spirituale in qualche monastero di stretta osservanza. Immerso nel silenzio e nella preghiera, sarà facile raccoglierti interiormente e ascoltare quel che Dio ti sussurra al cuore. Una volta deliberato lo stato di vita, bisogna eleggerlo senza esitazioni, e andare avanti senza tornare più sulla scelta presa. Quando il comandante della caserma dà un ordine, i soldati devono obbedire immediatamente e senza fiatare. Allo stesso modo, quando Dio manifesta la propria volontà, bisogna obbedirgli prontamente come fanno i militari.

La Chiesa Cattolica che è il Corpo Mistico di Cristo, ha urgentemente bisogno di numerosi e santi sacerdoti che zelino il bene delle anime per la maggior gloria di Dio. Hai fatto bene a non eleggere come tuo padre spirituale un sacerdote che pur essendo buono non ti sembra adatto a dirigerti. Nella tua provincia puoi trovare dei sacerdoti ben preparati, che possono dirigere con carità e competenza la tua anima. Ecco dove puoi trovarli: […]. Ti conviene andare a trovarli di persona e dire loro più o meno le stesse cose che hai detto a me (per essere sicuro di non essere ascoltato da altre persone puoi anche confidarti durante la Confessione). Spero tanto che tu possa fare anche un'esperienza vocazionale presso i loro monasteri. Lì sarà più facile capire quel che il Signore ha desiderato per te fin dall'eternità.

Pregherò volentieri la Virgo Fidelis affinché ti aiuti in questo momento decisivo per la tua vita, inoltre ti incoraggio a continuare il discernimento vocazionale e ti saluto cordialmente in Cristo Re e Maria Corredentrice del genere umano,

Cordialiter

lunedì 13 marzo 2017

Lettera aperta di una lettrice

Pubblico una "lettera aperta" di una lettrice che era entrata in monastero, ma poi è uscita a causa delle pressioni ricevute dai suoi genitori, e adesso rimpiange di aver abbandonato la vita monastica poiché nel mondo si trova come un "pesce fuor d'acqua".


Carissimo,
                    sai che è diverso tempo che ti seguo e mi nutro delle mail che ricevi e delle tue illuminate risposte.

Vorrei dire una parola, sempre che tu lo creda opportuno, basata sulla mia personale esperienza, a tutte le giovani o meno giovani, ma anche ai ragazzi - in ricerca e scoperta della fede in Colui che ci chiama dalle tenebre alla sua ammirabile luce - , che sentono in cuor loro il desiderio della vita consacrata ma sono in ambiente familiare ostile ad essa, tanto più quando l’ostilità è dettata dall’ignoranza. Ignorante può essere un epiteto offensivo, ma nel suo significato originale è colui che ignora, che non conosce. 

Quando dei genitori che non sanno nulla di Chiesa e spiritualità iniziano a sottomettere con le loro male parole il desiderio purissimo di entrare in convento  della figlia o del figlio, inizia la battaglia di ogni giorno con discussioni in agguato, frecciatine sul ‘malcostume e usanze retrograde’, particolari dei quali si è sentito dire, o conosciuti attraverso la cinematografia che sa distorcere abilmente la verità per esigenze sceniche o legati a usi locali che non hanno niente a che vedere con la grandezza del dono a Dio! Almeno si fosse all’altezza di una discussione pacifica e competente! Invece, come si dice dalle mie parti, si ragiona con le viscere, ossia si hanno argomentazioni passionali e lontane da un onesto chiarirsi. 

Ho avuto molte amiche entrate in monastero, ho conosciuto genitori lontani che han fatto battaglia e ora sono cambiati, convertiti dentro e nei modi di rapportarsi non solo con la figlia suora o monaca ma anche con tutta la sua comunità. Si prestano per lavori, se c’è bisogno si offrono per qualunque necessità, si sono riaccostati ai Sacramenti. Altri, i più cocciuti, di una protervia ostinata - cioè l’orgoglio fuori misura e fuori luogo, - han fatto ‘capitolare’ la volontà del figlio per quella infinita combinazione  di desiderio, volontà, senso di colpa, soggezione ai genitori… mettere la pietas familiare prima della chiamata non si fa! Purtroppo succede, con le migliori intenzioni, di venire incontro ai genitori e acquietarli. Nulla di più sbagliato…. capita molto più sovente di quanto non si creda…

Passa il tempo e ci si ritrova con il desiderio ancora lì, i genitori che hanno ottenuto quello che volevano perché convinti che tanto “quella vita non fa per te, i genitori conoscono i figli, devi fidarti, TU NON SEI GENITORE, devi darmi retta per il tuo bene (!!!)”… ragionamenti appunto con le viscere che hanno sradicato inutilmente una volontà e hanno una grande, grandissima colpa. E non se ne rendono conto, anzi, credono di aver fatto quello che un bravo genitore deve fare: “indirizzare il figlio”. 

La vita spirituale che nasce in un ambiente ostile è un chiaro segno che Dio c’è e vuole farsi sentire. È amore gratuito, amore che chiama dall’eternità. Chi si mette in mezzo ai piani di Dio ha una responsabilità enorme. Per cui, nel pieno rispetto dovuto ai genitori, chi ha a cuore un certo cammino lo compia e non guardi in faccia niente e nessuno… tranne, ovviamente, situazioni particolari che richiedono carità. Perché le forze scemano, poche porte si aprono a chi ha già una certa età, si è quasi guardati con sospetto come se si cercasse un asilo per la vecchiaia, si hanno pendenze di spese e proprietà che di questi tempi non si riesce a vendere e quindi vincolano, perché nessuno vuole responsabilità di liquidare cose non sue… Il tempo passa ulteriormente e ci si ritrova soli con quella frase che punge dentro: MA COSA HO MAI FATTO!!!

Gesù lo amò quel giovane e gli disse, proprio a lui, vieni e seguimi, ma quegli se ne andò… e certamente pianse lacrime amare.

Carissimi che volete darvi a Dio, non vogliate fare l’esperienza di avere le guance solcate dall’amarezza delle lacrime, ma seguite i vostri sani intenti tenendo presente ciò che dice S. Agostino: “temo il Signore che passa e non ritorna”. Un irripetibile momento di grazia non va sciupato,vi è condensato la forza e lo slancio che sosterranno nella scelta! Chi dice che ritorni? Che ci siano nuovamente le condizioni ottimali per lasciare tutto? I genitori o vi lasceranno fare, oppure potrete sempre offrire la vostra consacrazione anche per la salvezza della loro anima.

(Lettera firmata)

Una donna nubile

Aggiungi didascalia
Tempo fa una gentile lettrice mi ha scritto per dirmi...

Caro Cordialiter,
                           da un paio di mesi sono una tua fedelissima lettrice. Da quando ho scoperto questo tuo blog, ogni volta che accedo a internet, la prima cosa che faccio è leggere i post, le lettere e le tue risposte. E questo capita ormai tutti i giorni :-)

Non sai quanto mi siano di aiuto, quindi non devi scoraggiarti e nemmeno pensare di arrenderti e chiudere il blog! Se non avessi avuto il coraggio di scriverti sarei una delle tantissime lettrici di cui non sapresti mai l’esistenza, e quindi non sapresti fin dove può arrivare il bene che fai!

Mi chiamo [...] ho 39 anni e risiedo in [...]. Non ho figli e non sono sposata. La mia vera conversione di fede l’ho vissuta a 32 anni [..] mi è caduto letteralmente il velo che avevo davanti agli occhi! E’ indescrivibile l’Amore di Dio e la sua Misericordia che ho percepito in quel momento! [...] ho iniziato a piangere e a singhiozzare senza alcun motivo! Mi sono scoperta una grande peccatrice e ho continuato a piangere per un bel po' di tempo... ma un pianto liberatorio perché avevo la certezza di avere lasciato tutti i peccati! E sono rinata. [..] Seguendo quello stato d’animo, ora come ora, penso che se avessi avuto una guida spirituale avrei forse seguito un'altra strada. [...] Prima della conversione conducevo una vita piena di peccati (discoteca, cinema, etc.) ma ora non mi sento più attratta da queste cose.

[…] Ho iniziato a leggere “Storia di un’anima” di S. Teresina e il diario di S. Faustina ed è stato molto edificante per la mia anima! Al più presto leggerò anche “Le Glorie di Maria” e “Pratica di amar Gesù Cristo” di S. Alfonso Maria de Liguori, come consigli tu a tante anime che ti scrivono.

[...] Mi confesso regolarmente e devo dirti la verità, anche io fatico a trovare un buon confessore...non ho mai fatto un ritiro/esercizio spirituale, e mai nessun sacerdote me lo ha consigliato! Soltanto leggendo il tuo blog scopro l’importanza di questa esperienza. Vorrei tanto poterla fare, ma dove? Mi potresti consigliare un posto nelle mie vicinanze?

[...] Fin da giovane non mi vedevo e non mi vedo tuttora sposata a nessun uomo di questa terra. Solo quando vado in chiesa sono veramente in pace con me stessa, con Dio e con il mondo. Lì sì, che mi sento protetta e serena! Spero che avrai qualche buon consiglio anche per me. Grazie di cuore!

Cari saluti in Gesù e Maria,
(Lettera firmata)

Cara sorella in Cristo,
                                    ti ringrazio per le belle parole di incoraggiamento che hai voluto scrivermi. Privatamente ti ho inviato una lunga lettera che spero ti sia stata di qualche utilità. Qui, pubblicamente, voglio dirti che mi è piaciuta la storia della tua conversione. Quante lacrime di compunzione hai versato! Sono contento che non frequenti più discoteche e altri luoghi pericolosi per l'anima.

Forse il mondo ti giudica una “fallita” perché non ti sei sposata e non hai formato una famiglia. Ma i veri falliti sono coloro che vivono stabilmente in peccato mortale e muoiono senza sincero pentimento. Io vedo invece che tu hai dei sentimenti da vera cristiana, dunque non ti considero affatto una fallita. Chissà, se tu fossi stata una donna stimata dal mondo, forse adesso vivresti come una pagana, lontano da Gesù Cristo. La sofferenza è un dono di Dio, infatti vedo che ti ha fatto maturare buoni propositi. Coloro che vogliono sposarsi, devono avere cura di scegliersi un coniuge timorato di Dio, perché se sventuratamente scegliessero una persona che vive il cristianesimo in maniera annacquata, il matrimonio è destinato con molta probabilità a naufragare, come dimostra l'esperienza. Apprezzo la tua decisione di rimanere nubile, infatti le donne sposate in genere pensano a piacere ai propri mariti, mentre quelle che volontariamente decidono di non sposarsi possono dedicarsi più facilmente alle cose spirituali, cioè a piacere a Dio.

Ti incoraggio a vivere il cristianesimo in maniera fervorosa e profonda. Dio lo merita!

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali saluti in Cristo Redentore e Maria Corredentrice,

Cordialiter

domenica 12 marzo 2017

Pentirsi dei peccati commessi

Una studentessa liceale mi ha scritto che si è pentita dei peccati commessi e ha cominciato a riflettere sullo stato di vita da eleggere...


Buongiorno, mi chiamo [...], sono una ragazza di 17 anni, mi permetto di darti del Tu perché ho letto che lo preferisci.. Innanzitutto ti faccio i complimenti per il blog che spesso leggo e mi è di aiuto. Quest'anno devo iniziare la quarta superiore (faccio il liceo classico), però è da qualche mese che mi sento confusa, per parlare di questa mia confusione però devo fare un passo indietro e raccontarti cosa mi ha portato a ciò: sono cresciuta in una famiglia credente, e fin da quando ero piccola sono sempre andata in chiesa, ho sempre creduto, ho sempre voluto bene a Gesù ma come glielo volevano tanti altri bambini, infatti non mi rendevo conto della sua importanza e tante volte preferivo giocare piuttosto che pregare (ma questo credo che sia normale per una bambina), crescendo mi sono un po' allontanata da Gesù, ci credevo ma non avevo più voglia di andare a messa, di confessarmi, ecc. All'età di 15 anni ho cominciato a non vedere più di buon occhio la Chiesa, mi sembrava così diversa da Gesù, e ogni tanto dicevo "sì, esiste qualcosa, ma non so se esiste il Dio che ci espone la Chiesa, non so se Gesù sia proprio Dio o solo un uomo o un profeta", però le preghiere le dicevo sempre, non molte ma pregavo. Ci sono stati due anni in cui ho fatto cose di cui mi sono pentita. Sono cose che molti adolescenti fanno ma mi sono accorta che sono sbagliate. [...] Però se devo essere sincera mi sentivo usata, mi sentivo un oggetto, non volevo essere così. Poi quest'anno [...] mi sono confessata, mi veniva da piangere, infatti  quando sono tornata a casa sono scoppiata in lacrime però mi sentivo più libera. Qualche giorno dopo la confessione è maturata in me l'idea di diventare suora e mi sento portata per la vita apostolica, però non ne sono sicura, sono molto dubbiosa, ho scritto anche a una suora che mi ha risposto ad alcune mail ma è da 2 mesi che non la sento .. Io non so che fare, ogni tanto penso al matrimonio, ma tra le persone che io conosco non c'è quasi nessuno che crede, e poi quando penso al matrimonio sento un dispiacere perché sento di volere diventare suora, voglio aiutare le persone dal punto di vista spirituale e materiale, vorrei che tutti sapessero che Gesù ama ognuno di noi e che non si è mai soli. Inoltre molte volte quando i miei amici fanno certi discorsi io non mi trovo per niente d'accordo e penso "questo non è il mio posto" ma allo stesso tempo voglio molto bene […]. Mi affascinano anche tanto le vite dei santi e tante volte penso che vorrei essere come loro. Io non so qual è lo stato di vita che devo eleggere, sono confusa però spero tanto che Gesù mi chiami ad essere una religiosa […] mi piacerebbe fare un'esperienza vocazionale ma non ho il coraggio di dirlo ai miei genitori, loro sono cattolici e da quando ho ripreso ad andare a messa vengono anche loro con piacere tutte le domeniche, ma non credo che a loro farebbe piacere se io diventassi suora. Inoltre sono molto confusa quindi non so ancora se quella è la mia strada .. In ogni caso io sono disposta a dire "sì" a Dio qualunque cosa mi chieda di fare. Scusa se la mail è lunga, spero di non averti annoiata. 
Un saluto, che Dio ti benedica 
(lettera firmata)


Cara sorella in Cristo, 
                                         ho letto con molto interesse la tua e-mail.

Piangere dopo la Confessione è una consolazione spirituale che Dio dà in dono ad alcune anime che si sono sinceramente pentite dei peccati commessi e gli hanno chiesto umilmente perdono nel Sacramento della Riconciliazione. Quando una persona si confessa bene, cioè con vero pentimento, spesso sente sensibilmente una grande pace interiore. Tutte le ricchezze materiali della terra non valgono nulla in confronto alla pace della coscienza. Come è buono Dio! Ci perdona sempre se ci pentiamo sinceramente delle nostre colpe e le confessiamo umilmente. Con i nostri peccati offendiamo un Dio che è infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa, che grande ingratitudine! Ma il Signore è il più buono dei padri, e accoglie sempre a braccia aperte il peccatore che torna pentito ai suoi piedi. Davvero la Santissima Trinità merita tutto il nostro amore! Come si fa a non amare un Dio così buono? Eppure la maggioranza dei cristiani vive pensando poco o niente al Signore e alla sorte eterna che le spetterà dopo la morte. Ecco cosa scriveva in proposito Sant'Alfonso Maria de Liguori: “Si pensa ad accumulare ricchezze, si pensa a banchettare, a festeggiare, a darsi al bel tempo: e Dio non si serve, e a salvar l'anima non ci si pensa, e il fine eterno si tiene per bagatella! E così la maggior parte dei cristiani, banchettando, cantando e suonando se ne va all'inferno. Oh se essi sapessero che vuol dire inferno! O uomo, stenti tanto per dannarti, e nulla vuoi fare per salvarti!”

Anche se sei ancora una studentessa liceale, stai facendo benissimo a riflettere su quel che Dio desidera che tu faccia. È molto importante fare la scelta giusta circa l'elezione dello stato di vita, altrimenti le cose andranno male e si vivrà infelicemente, come vivono tante donne che hanno fatto la scelta sbagliata, cioè scegliendo ciò che non era la volontà di Dio.

Visto che sei ancora all'inizio del cammino di discernimento vocazionale, il mio consiglio è di impiegare questo tempo per rafforzarti spiritualmente facendo delle buone letture spirituali che ti faranno progredire molto nello sviluppo della vita interiore.

Per esempio potresti leggere “Imitazione di Cristo”, che è un grande classico del cattolicesimo. Questo libro è una miniera d'oro di consigli ascetici che ti faranno meditare e maturare molto spiritualmente.

Un altro libro che consiglio spesso è “Le Glorie di Maria”, scritto da Sant'Alfonso Maria de Liguori. Si tratta del testo più bello che ho letto sulla Madonna. È importantissimo essere devoti della Beata Vergine Maria, poiché ella è la Mediatrice universale di tutte le grazie che Dio ci dona, e chi non è suo devoto è moralmente impossibile che si salvi l'anima, perché è come se chiudesse il canale delle grazie (così insegnano San Bernardo di Chiaravalle, Sant'Alfonso e tanti altri santi).

Molto edificante è anche “Storia di un'anima”, l'autobiografia di Santa Teresa di Lisieux. Se vuoi posso consigliarti altri buoni libri spirituali da leggere.

Coraggio, continua a seguire Cristo Redentore, non te ne pentirai giammai!

Ti saluto cordialmente nei Cuori di Gesù e Maria,

Cordialiter