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domenica 22 gennaio 2017

Tornare a Dio

Ripubblico la lettera di una gentile ragazza rumena...

Caro Cordialiter,
                             sono una ragazza di 17 anni della Romania e ho scoperto con piacere il tuo sito. Quando ero bambina pensavo di diventare una suora e questo desiderio è cresciuto con me. Purtroppo, l’adolescenza mi ha fatto cercare la mia felicità altrove, limitando il mio rapporto con Dio. [...] Per evitare l'angoscia dei sacramenti, ho un po' abbandonato la pratica religiosa, salvo a Natale e Pasqua. Giustamente, si potrebbe chiedere come io possa continuare a pensare alla vita religiosa. Io sento sempre questo desiderio di amare Dio, di essere Sua, che non mi lascia. Io ho cercato la mia felicità negli altri e non l'ho trovata. Io proverò a cercarla in Dio, e credo che la troverò, ma ho paura di avanzare da sola, paura di perdere la strada, così io ritardo la mia conversione. Un direttore spirituale potrebbe essermi di aiuto, ma esito ancora a richiedere questo aiuto. Io mi vergogno dei miei peccati, dei miei sentimenti e non so se avrei il coraggio di confidarmi con qualcuno. Io vorrei condividere il mio dolore chiedendovi di pregare per me e spero di ricevere qualche consiglio.

Approfitto dell'occasione per dire che io ammiro molto il tuo blog. [...].

Grazie
(lettera firmata)

Carissima sorella in Cristo,
                                              innanzitutto devo dirti che mi fa molto piacere ricevere lettere dall'estero. È bello sentirsi fratelli nella fede anche se abitiamo in Paesi lontani.

Hai ragione, le creature non possono darci la felicità, poiché il nostro cuore è stato creato per amare Dio, e può trovare pace solo se riposa in Lui. Non ti scoraggiare per i peccati che hai commesso, il Signore è infinitamente buono ed è contentissimo di perdonarci se noi ci pentiamo e confessiamo umilmente le nostre colpe. Ogni volta che un peccatore torna a Dio col cuore pentito, in Cielo gli angeli fanno grande festa. Pensa che Santa Margherita da Cortona, Santa Maria Maddalena, Santa Maria Egiziaca in gioventù furono grandi peccatrici, ma poi si pentirono e vissero santamente il resto della loro vita. Ricevere il perdono da Dio procura grande pace e gioia all'anima.

Sono contento di sapere che hai il desiderio di diventare suora. Ecco alcuni consigli. Per ora non parlare di vocazione con amici e parenti. Cerca di fare molta lettura spirituale leggendo classici del cristianesimo come “L'imitazione di Cristo”, “Storia di un'anima”, “Filotea”, "Pratica di amar Gesù Cristo", ecc. Cerca di trovare un buon sacerdote con cui confidarti. Incomincia a informarti sui vari ordini religiosi femminili per conoscere i loro carismi e capire se ti senti più portata a vivere in un monastero di clausura oppure in un ordine religioso di vita attiva. Ricordati che l'ordine religioso da scegliere deve essere osservante, cioè deve vivere in maniera veramente religiosa e non in maniera rilassata e secolarizzata.

Carissima, io voglio solo che tu sia felice, e potrai esserlo se farai quel che Dio desidera da te. Sappi che vivendo in un monastero osservante sarà molto facile per te salvarti l'anima e cercare la santità. Se Gesù ti chiama ad essere sua sposa, ritieniti molto fortunata, poiché un conto è essere sposa di un uomo della terra, altro conto è essere sposa del Re dei re.

Quando ti senti demoralizzata non esitare a scrivermi, per me è una grande gioia rispondere alle lettere dei lettori per cercare di incoraggiarli al combattimento spirituale.

Restiamo uniti nella preghiera. Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più fraterni saluti in Gesù e Maria,

Cordialiter

sabato 21 gennaio 2017

Intervista a una mamma

Tra le lettrici del blog ci sono anche alcune mamme di giovani suore. Sono molto contento che queste mamme, pur essendo persone sposate, fanno propaganda in favore della vita religiosa. Sapendo che una di queste signore ha una figlia suora tra le Servidoras, ne ho approfittato per farle alcune domande, alle quali ha risposto con gioioso entusiasmo. Ormai anche lei è contagiata dal carisma delle Servidoras.

- Sei contenta che Gesù buono ha preso tua figlia come sua sposa, chiamandola ad abbracciare la vita religiosa?

- Sono felicissima di questo dono che ho ricevuto dal Cielo, non avevo mai pensato ad un'eventualità del genere in casa mia.

- Qual è stato il momento più commuovente: quando se ne è andata di casa, quando ha fatto la vestizione religiosa, oppure quando ha fatto i voti?

- I due momenti più commoventi sono stati sia l'uscita di casa, sia quando ha fatto la Vestizione. Quel giorno ho pianto così tanto! Ma è stata una sensazione dolcissima, vedevo le lacrime di gioia di mia figlia ed era la cosa che mi faceva capire quanto lei era felice, e quanto lo dovevo essere io per lei e anche per noi che abbiamo avuto una Grazia immeritata così grande.

- Come avete conosciuto le Servidoras?

- Le abbiamo conosciute in occasione di una missione popolare che hanno fatto nella nostra parrocchia su invito del nostro parroco. È stata una settimana indimenticabile anche per tutti i ragazzi!

- Ogni tanto tu e tuo marito andate a trovare le suore? 

- Le andiamo a trovare di rado perché vivono troppo lontano da noi, ma almeno due volte all'anno facciamo lo sforzo, di solito per la giornata dei giovani, che è diventato un appuntamento fisso, e anche in occasione della giornata della famiglia. 

- Ti piacerebbe fare volontariato nelle loro missioni?

- Si, mi piacerebbe. Purtroppo, però, non ho il tempo in questo momento, ma un giorno forse...

- Che sensazione è sapere che la propria figlia è sposa non di un uomo qualsiasi, ma del migliore di tutti, Gesù Cristo?

- È una sensazione indescrivibile, ci si sente privilegiati. Inoltre è una gioia sapere che lei prega sempre per noi. Qualche volta le dico che ho il Genero più bello del mondo (so di non esserne degna minimamente, ma il Signore è di una bontà infinita e ha messo lo sguardo su chi non merita niente). Ho anche un'altra figlia sposata che mi ha dato un nipotino (gioia bellissima anche questa) ma so di dover pregare molto per questa piccola famiglia, perché nel mondo è sempre più difficile vivere la vita matrimoniale. Ho più paura per la figlia sposata che non per la suora, anche se so che tra poco andrà in missione, ed il mio cuore di mamma spera che non sia troppo lontano per non perderla del tutto di vista, ma bisogna abituarsi anche a questo.

- Tua figlia, prima di conoscere le Servidoras, già si sentiva attrarre alla vita religiosa?

- Circa un anno prima di entrare in convento si era avvicinata molto alla Chiesa e manifestava la voglia di studiare teologia per diventare insegnante di religione. Frequentava il liceo scientifico, e a volte litigava con i suoi compagni perché bestemmiavano o perché parlavano male della Madonna e di Dio. Ciò la rattristava molto. 

- I mondani pensano che vivere in convento sia una cosa triste. Tua figlia è musona o sorridente?

- Se tu la vedessi ti si aprirebbe il cuore, il suo sorriso è veramente stupendo.

- Prima che tua figlia ti confidasse di voler entrare in convento, avevi sospettato qualcosa?

- No, non mi ero accorta di nulla. Quando le ho detto che poteva confidarsi con me oppure poteva farmi capire almeno una briciola di quello che aveva intenzione di fare, lei mi ha risposto che la famiglia è il primo ostacolo di una vocazione.

- Hai ostacolato la partenza di tua figlia?

- Essendo all'epoca ancora minorenne avrei potuto impedirle di partire, ma non ho mosso un dito, e grazie a Dio ho fatto la cosa giusta.

- Che consiglio vuoi dare alle mamme che hanno scoperto che le loro figlie vogliono abbracciare la vita religiosa?

- Un consiglio solo: lasciatele andare e rendetevi conto che siete fortunate ad avere una figlia consacrata. Pregate molto per loro perché non è facile il cammino di perseveranza e santità che devono compiere. Siate felici e gioite per questa grande Grazia.

- Da come parli sembra che tu sia stata contagiata dall'entusiasmo e dallo zelo delle Servidoras. È vero?

- Verissimo! Quando sono con loro tutto il resto diventa niente, i problemi quotidiani spariscono, ci sono solo loro con la loro gioia e con il loro carisma, e si canta, si gioca, si prega, e si canta ancora, e tutto sempre con il sorriso, non mi stanco mai della loro presenza perché ti trasmettono amore puro. È sempre difficile congedarsi a fine giornata, ma io mi sono ricaricata per affrontare di nuovo la vita di tutti i giorni.

venerdì 20 gennaio 2017

Sulla terra siamo solo di passaggio per breve tempo

Brani tratti da "Riflessioni divote", di Sant'Alfonso Maria de Liguori.


Mentre siamo in questa vita siamo tanti pellegrini che andiamo vagando per questa terra, lontani dalla nostra patria il cielo, dove il Signore ci aspetta a godere eternamente la sua bella faccia (...). Se dunque amiamo Dio, dobbiamo avere un continuo desiderio di uscire da questo esilio con separarci dal corpo, e di andare a vederlo. Ciò era quello che sempre sospirava san Paolo (...).

Signore, io son pellegrino su questa terra: insegnami l'osservanza de' tuoi precetti che son la via di giungere alla mia patria il cielo. Non è maraviglia se i malvagi vorrebbero sempre vivere in questo mondo, mentre giustamente essi temono di passare dalle pene di questa vita alle pene eterne ed assai più terribili dell'inferno; ma chi ama Dio ed ha una moral certezza di stare in grazia come può desiderare di seguire a vivere in questa valle di lagrime, in continue amarezze, angustie di coscienza, e pericoli di dannarsi? e come può non sospirare di andar presto ad unirsi con Dio nell'eternità beata, ove non v'è più pericolo di perderlo? (...) Povero chi per molto tempo dovrà proseguire a vivere in questo mondo fra tanti pericoli di dannarsi! E perciò i santi di continuo hanno avuta in bocca quella preghiera: Adveniat, adveniat regnum tuum; presto Signore, presto portateci al vostro regno. 

Affrettiamoci intanto noi, come ci esorta l'apostolo, ad entrare in quella patria ove troveremo una perfetta pace e contento (...). Affrettiamoci (dico) col desiderio e non cessiamo di camminare sino ad afferrare quel porto beato che Dio apparecchia agli amanti suoi. (...) Sicché l'unica nostra preghiera per sollevarci nelle angustie ed amarezze che proviamo in questa vita deve esser quella, Adveniat regnum tuum: Signore, venga presto il vostro regno, ove uniti eternamente con voi, amandovi da faccia a faccia con tutte le nostre forze, non avremo più timore né pericolo di perdervi.

E quando ci troviamo afflitti da' travagli o vilipesi dal mondo, consoliamoci colla gran mercede che apparecchia Dio a chi patisce per suo amore: Gaudete in illa die et exultate; ecce enim merces vestra multa est in coelo. Dice s. Cipriano che con molta ragione vuole il Signore che noi godiamo ne' travagli e nelle persecuzioni, perché allora si provano i veri soldati di Dio, e si distribuiscono le corone ai fedeli: Gaudere et exultare non voluit in persecutione Dominus, quia tunc dantur coronae fidei, tunc probantur milites Dei.

Ecco, Dio mio, paratum cor meum, eccomi apparecchiato ad ogni croce che mi darete a soffrire. No che non voglio delizie e piaceri in questa vita; non merita piaceri chi vi ha offeso e si ha meritato l'inferno. Son pronto a patire tutte le infermità e traversie che mi mandate: son pronto ad abbracciare tutti i disprezzi degli uomini; son contento, se così vi piace, che mi priviate di tutti i sollievi corporali e spirituali; basta che non mi priviate di voi e di sempre amarvi. Ciò non lo merito, ma lo spero da quel sangue che avete sparso per me. V'amo, mio Dio, mio amore, mio tutto. Io vivrò in eterno ed in eterno vi amerò come spero, e il mio paradiso sarà godere del vostro gaudio infinito che voi ben meritate per la vostra infinita bontà.

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Iddio merita d'essere amato sopra ogni cosa.


Dice s. Teresa essere un gran favore che Dio fa ad un'anima il chiamarla al suo amore. Amiamolo dunque noi che siamo chiamati a quest'amore, ed amiamolo com'egli vuol essere amato: Diliges Dominum Deum tuum ex toto corde tuo. Il ven. Luigi da Ponte si vergognava di dire a Dio: Signore, io vi amo sopra ogni cosa; v'amo più di tutte le creature, più di tutte le ricchezze, di tutti gli onori e di tutti i piaceri terreni; parendogli con tali parole di dire: mio Dio, v'amo più della paglia, più del fumo, più del fango.

Ma Dio si contenta che l'amiamo sopra tutte le cose. Sicché diciamogli almeno: Signore, sì io vi amo più di tutti gli onori del mondo, più di tutte le ricchezze, più di tutti i parenti ed amici; v'amo più della sanità, più della mia gloria, più delle scienze, e più delle mie consolazioni; v'amo in somma più di tutte le cose mie e più di me stesso.

Avanziamoci ancora a dirgli: Signore, io stimo le vostre grazie e i vostri doni; ma più di tutti i vostri doni amo voi che solo siete una bontà infinita ed un bene infinitamente amabile che supera ogni altro bene. E perciò, mio Dio, qualunque cosa mi doniate fuori di voi e che non è voi stesso non mi basta; e se mi donate voi, voi solo mi bastate. Vi cerchino altri quel che vogliono: io non voglio altro cercarvi che solo voi, mio amore, mio tutto. In voi solo ritrovo quanto posso trovare e desiderare.

Dicea la sacra sposa che fra tutte le cose aveva eletto di amar il suo diletto (...). E noi chi eleggeremo di amare? Fra tutti gli amici di questo mondo, dove potremo trovare un amico più amabile e più fedele di Dio e che ci abbia amati più di Dio? Preghiamolo dunque e preghiamolo sempre: Trahe me post te, Signore tiratemi a voi, perché se voi non mi tirate io non posso venire a voi. 

Ah Gesù mio e mio Salvatore, quando sarà ch'io spogliato d'ogni altro affetto non brami né cerchi altro che voi? Vorrei staccarmi da tutto, ma spesso entrano nel mio cuore certi affetti importuni che da voi mi distraggono. Distaccatemi voi colla vostra potente mano e fatevi l'unico oggetto di tutti gli amori miei e di tutti i miei pensieri.

Dice s. Agostino che chi ha Dio ha tutto; chi non ha Dio non ha niente. A che mai serve ad un ricco il possedere più tesori d'oro e di gemme, se sta senza Dio? Che serve ad un monarca avere più regni, se non ha la grazia di Dio? A che serve ad un letterato saper molte scienze e molte lingue, se non sa amare il suo Dio? Che serve ad un capitan generale il comandare a tutto l'esercito, s'egli vive schiavo del demonio e lontano da Dio? Davide mentre era re ma stava in peccato, andava a' suoi giardini, alle sue cacce, ed altre sue delizie; ma pareagli che quelle creature gli dicessero: Ubi est Deus tuus? Tu in noi vuoi trovare il tuo contento? va, trova Dio che hai lasciato, perché egli solo ti può contentare. E perciò confessava Davide che in mezzo a tutte le sue delizie non trovava pace e piangea notte e giorno pensando che stava senza Dio (...).

In mezzo alle miserie e travagli di questo mondo chi meglio di Gesù Cristo può consolarci? (...) O pazzia de' mondani! consola più una lagrima sparsa per dolore de' propri peccati, vale più un "Dio mio" detto con amore da un'anima che sta in grazia, che mille festini, mille commedie, mille banchetti, a contentare un cuore amante del mondo. (...)

Iddio solo sia dunque tutto il nostro tesoro, tutto il nostro amore; e tutto il nostro desiderio sia il gusto di Dio, il quale non si fa vincere d'amore; egli rimunera a cento doppi ogni cosa che si fa per dargli gusto.

(...)

Ah mio Dio ed ogni mio bene, siate voi l'oggetto dominante dell'anima mia; e siccome io vi preferisco nell'amore a tutte le cose, così fate voi che in tutte le cose io preferisca il vostro gusto ad ogni mio piacere. Gesù mio, confido nel vostro sangue, nella vita che mi resta, di non amare altro che voi in questa terra, per venire un giorno a possedervi in eterno nel regno de' beati. Vergine santa, soccorretemi voi colle vostre potenti preghiere e portatemi a baciarvi i piedi in paradiso.


lll

giovedì 19 gennaio 2017

Addio!

Ripubblico l'e-mail che mi scrisse una lettrice del blog per annunciarmi la sua entrata in un monastero di clausura.

Carissimo D., 
                  non vedevo l'ora di scriverti!! FINALMENTE è giunto il momento per me tanto atteso e desiderato: il prossimo 2 febbraio, giorno della Presentazione di Gesù al Tempio, chiederò alla Vergine di presentarmi al Suo Figlio Gesù, ed entrerò come aspirante nel Monastero delle [...]! Mi sento talmente entusiasta e felice da camminare leggera, con un piede per terra e un altro per aria!!! Ho tanta di quella gioia da riversarla inevitabilmente su chi mi circonda, sento che non potrei desiderare altro nella vita!!! Oh, se tutti potessero scoprire cos'è amare ed essere amati da Gesù in questo modo così profondo!! Ecco perché so che non basterà questa vita intera e nemmeno tutta l'eternità per ringraziarLo di tutti i Suoi benefici, ma soprattutto dell'immenso dono della Chiamata a seguirLo più da vicino!! […] Io debbo ringraziarti tantissimo, perché sei tu che mi hai additato Casa mia, ossia il Monastero delle [...], sei stato strumento della Provvidenza!! La Madonna ti tenga sempre sotto il Suo manto! Non credo che in questa vita ci conosceremo di persona (anche se mai mettere limiti a Dio), quindi avrò modo di ringraziarti quando saremo in Cielo! Continua a pregare per me, e io lo farò per te. 

Un abbraccio nei Cuori di Gesù e Maria,
(lettera firmata)


Carissima in Cristo, 
                            sono felice di sapere che tu e le monache avete fissato la data del tuo ingresso in monastero. È bellissimo sentirti entusiasta per il gran dono che hai ricevuto, ossia quello di essere stata chiamata ad abbracciare lo stato di vita più perfetto e divenire sposa di Gesù Cristo. Mi dispiace che moltissimi cristiani ignorano quanto sia prezioso il dono della vocazione e quanto sia meraviglioso vivere in un monastero fervoroso e osservante. Quanto vorrei che tante altre persone potessero provare la tua stessa gioia spirituale, cioè essere entusiaste all'idea di consacrarsi presto al Signore.

Ovviamente non sto dicendo che tutti debbano diventare religiosi, ma almeno dovrebbero pensare così: "Beata lei che è stata prescelta da Dio per diventare religiosa e andrà a vivere in un monastero di clausura nel quale potrà vivere felice già su questa terra e salvarsi facilmente l'anima. Povero me invece che sono costretto a vivere in mezzo al mondo, tra mille tentazioni e pericoli spirituali, col grave rischio di perdere Dio per sempre. Altro che vita di perfezione cristiana, qui nel mondo sarà già assai se riuscirò a salvarmi l'anima e meritarmi l'ultimo posto in Paradiso! Ah, beati tutti coloro che hanno avuto la bella sorte di essere chiamati alla vita religiosa!" Ohimè, i mondani, non solo non ragionano così, ma addirittura criticano aspramente coloro che abbracciano la vita consacrata, soprattutto se di vita contemplativa.

Quando sarai in monastero, non dimenticarti di pregare tanto per le vocazioni sacerdotali e religiose. Tu hai avuto un dono enorme da parte di Dio, adesso devi pregare che questo dono venga donato a tante altre persone. Più persone si consacreranno a Gesù, e meglio sarà per tutta l'umanità! C'è tanto bisogno sia di anime che si dedichino all'evangelizzazione, sia di anime contemplative che con le loro preghiere ottengano dal Signore le grazie necessarie alla conversione dei cuori di tante persone che nel mondo vivono come se Dio non ci fosse. La Madonna a Fatima disse che tante anime vanno all'inferno perché non c'è nessuno che preghi o si sacrifichi per loro. Quindi, se ci fossero più religiosi, si salverebbero più anime. Inoltre i religiosi, se vivono in maniera fervorosa e osservante, si impegnano maggiormente ad amare il Signore e a ricercare la propria santificazione. Anche le persone che abitano nel mondo sono chiamate alla santità, ma è più difficile raggiungerla, perché hanno tante distrazioni e preoccupazioni materiali. Noi dobbiamo desiderare che Dio sia amato ardentemente da tutti! Sì, Lui lo merita! 

Adesso devo dirti una cosa importante. Quando hai fatto l'esperienza vocazionale hai potuto gustare delle intense consolazioni spirituali. In genere il Signore concede questi doni per “catturare” più facilmente le anime. Poi, una volta che le ha catturare, le mette alla prova togliendo loro le consolazioni spirituali, per vedere se lo amano con amore sincero e disinteressato, oppure solo per ottenere in cambio le consolazioni interiori. Purtroppo, molte persone quando terminano le consolazioni spirituali abbandonano il Signore e ritornano alla vita mondana. Il vero cristiano deve amare Dio perché Egli è degno di essere amato, non per ottenere qualche dono in cambio.

Quindi, se quando sarai nel monastero di clausura, dopo un iniziale periodo di fervore dovesse capitarti un periodo di aridità spirituale, non dovrai pensare che si tratti di mancanza di vocazione, bensì di una prova d'amore. Se resterai fedele a Gesù, riuscirai a superare la prova e dimostrerai di amare Dio in maniera sincera e disinteressata.

Il nemico del genere umano ogni volta che si accorge che una persona è attratta dalla vita consacrata, cerca di ingannarla con l'intento di “convincerla” a rinunciare ad entrare in monastero. Perché tutta questa subdola lotta contro la vocazione? Satana sa bene che se una persona entra in un istituto religioso fervoroso e osservante, quasi certamente si salverà l'anima, e inoltre salverà tante altre anime con la preghiera, la penitenza e l'apostolato. Ecco perché il diavolo si impegna molto nel far perdere le vocazioni.

Tutti i tuoi familiari e i tuoi conoscenti che ti vogliono davvero bene, devono essere contenti per te, perché lì in monastero sarai molto felice. Tu ci sei stata in monastero (durante l'esperienza vocazionale), e hai potuto vedere personalmente quanto siano felici le monache di clausura. Certamente sono molto più contente delle donne mondane. Le suore fervorose sono le donne più felici della terra perché il loro Sposo le dona la pace del cuore e le infiamma di carità. Siamo stati creati per amare Dio e il nostro cuore è inquieto sin tanto che non riposa in Lui.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali e fraterni saluti in Cordibus Jesu et Mariae,

Cordialiter

mercoledì 18 gennaio 2017

Lettera di un amico

Tempo fa un caro lettore del blog mi ha scritto un'accorata lettera di incoraggiamento...

Caro D., che bello il tuo blog! Lettera dopo lettera sento l'animo commuoversi, e mi smarrisco pensando a come Gesù voglia raggiungere proprio ogni luogo e tutte le persone per tramite dei suoi innamorati, dei suoi sboccianti apostoli. Mi commuovo soprattutto quando parli di Maria, quando rassicuri le giovani donne che a Lei si consacrano, perché hanno trovato il vascello sicuro che le condurrà gioiose al Porto Eterno, anche in mezzo alle più rovinose tempeste. Mi piace il calore spirituale che promana dai tuoi scritti, sapienti e sicuri. Certe volte, poi, leggendoti posso allontanare momenti di sconforto o di debolezza; e anche solo le immagini che inserisci sento talvolta riemergere nel mio spirito quando parlo o medito su cose spirituali (come l'immagine di santa Teresa trapassata, in quel suo volto beato e sereno).

Mi piace la tua parola combattiva e ispirata, ed è davvero un conforto per me sapere che darai ancora il tuo contributo per l'umile rivista della mia parrocchia.

Ti guidi sempre e ti protegga la nostra Madre, Immacolata e sempre Vergine Maria.

(Lettera firmata)

Carissimo amico,
                              ti ringrazio per le belle parole di incoraggiamento. Gestendo questo blog mi sono accorto che ci sono tante persone che si sentono attratte dalla vita consacrata, ma il mondo cerca di farle pensare ad altro. Per contrastare l'opera dei nemici delle vocazioni religiose, cerco di pubblicare un post al giorno, con l'intento di aiutare i lettori in discernimento vocazionale a mantenere accesa la fiammella della chiamata divina. Se un ragazzo ha la vocazione ma non ci pensa quasi mai, prima o poi rischia di perderla.

Tuttavia dalle lettere che ricevo mi sono accorto che il blog è letto anche da tante persone che pur non avendo la vocazione per la vita consacrata, vengono ogni giorno sul sito per trovare degli scritti spirituali con cui nutrire la propria anima. Ovviamente rispondo volentieri anche a costoro, poiché il precetto divino sulla carità fraterna riguarda tutti.

Ti confesso che qualche volta mi viene in mente il pensiero di abbandonare il blog, ma poi penso subito al dispiacere che proverebbero molti lettori con i quali ho un rapporto di amicizia spirituale, e non me la sento di tradirli e di abbandonarli come fanno i soldati disertori. Anzi, penso che questa battaglia merita di essere combattuta, e spero (a Dio piacendo) di continuare a combatterla per molti anni ancora.

Carissimo, continuerò volentieri a scrivere articoli per la rivista della tua parrocchia. Per me è un piacere fare “propaganda religiosa”. :-)

Approfitto dell'occasione per salutarti cordialmente in Cristo Re e Maria Corredentrice,

Cordialiter

P. S. Per farti piacere ho ripubblicato la foto del volto esanime di Santa Teresa di Lisieux. Quanta pace che emana il suo viso angelico. Per lei la morte è stata l'inizio della vita eterna con Cristo, il suo casto Sposo.

martedì 17 gennaio 2017

Gioia di vivere ai piedi di Gesù Eucaristia

Ogni essere umano desidera trovare la felicità, ma questo bene può essere dato solo da Dio. Tempo fa, una lettrice del blog era immersa nella tristezza, ma ha ritrovato la gioia di vivere ai piedi di Gesù Eucaristia...

Carissimo D., 
                      come stai? Io sono appena tornata da un altra bellissima esperienza, sono stata a fare servizio ad un campo di ragazzi e bambini, con una parrocchia che aveva bisogno di aiuto. Ti dico che ne avevo veramente bisogno, è stato un grande dono del Signore. sono partita triste senza voglia, sono tornata felice e con la voglia di urlare a tutti l'Amore del Signore. Sono successe tante cose, il Signore mi ha parlato in tutti i modi possibili...attraverso le domande rivolte ai bambini e ragazzi, attraverso le varie attività svolte, attraverso le persone che mi ha fatto incontrare, attraverso i giochi, mi ha fatto incontrare delle suore che non facevano altro che venirmi incontro e dirmi se ci avevo mai pensato a dedicare la vita al Signore, attraverso un seminarista (che ha solo un anno in più da me) che mi ha fatto sentire tutti i giorni l'abbraccio del nostro Padre, attraverso l'adorazione eucaristica... sarei rimasta ore ed ore lì davanti al mio Amato... è stato tutto stupendo, bellissimo. È stato un campo di condivisione continua con gli altri educatori e un campo dove il mio amato è stato con me sempre tutti i giorni e si è fatto toccare con mano. La paura di dedicarmi a Lui è ancora tanta, ma io adesso sono felice voglio capire di più e poi se sarà mi fidanzerò finalmente con Lui per diventare poi sua Sposa.

Un abbraccio, restiamo uniti in Cristo e in Maria,

(lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                             sono molto contento che hai ritrovato la serenità della vita cristiana. È incoraggiante sapere che anche le suore si sono accorte delle tue attitudini per la vita religiosa. Da tutte le cose che mi hai raccontato nella tue lettere ho compreso che nel mondo sembri come un pesce fuor d'acqua. Non vedo l'ora di sapere che hai abbandonato il mondo traditore per entrare in un ordine fervoroso e osservante, dove potrai vivere per il resto della tua vita insieme a Gesù buono.

In Corde Matris,

Cordialiter

lunedì 16 gennaio 2017

Intervista a una lettrice del blog

Ripubblico un'interessante intervista a una lettrice del blog.

 -) A quale età hai cominciato a pensare di donare la tua vita a Cristo abbracciando la vita consacrata?

-) A 19 anni, ricevetti una chiara chiamata ad una stretta intimità con Gesù. È stata improvvisa e totalmente inaspettata, e, negli anni, è stata da Lui più volte confermata e approfondita. È opera Sua, non mia.

-) Perché ti attrae così tanto la vita contemplativa?

-) Mi attrae Cristo che mi chiama, non la vita contemplativa in sé stessa. Questa è solo funzionale al tipo di chiamata ricevuta, in cui sento il bisogno viscerale di un cuore a cuore, intimo e silenzioso, con Lui.

-) Tra i tanti istituti di vita contemplativa esistenti, senti un'attrazione particolare per la spiritualità di Santa Teresa d'Avila, l'eroica Fondatrice delle Carmelitane Scalze. Che cos'è che ti affascina di questo Ordine religioso?

-) La prima volta che incontrai le Carmelitane Scalze, in loro vidi "me". Ma erano una "me" trasfigurata, più limpida e bella, e, soprattutto, una "me" vera. Ciò che mi attrasse fu la loro schiettezza in Cristo, senza giri di parole, la fraternità pulita e limpida, senza sotterfugi, la trasparenza nei rapporti con ciascuna persona, dove c'era un sincero e pieno ascolto dell'altro, perchè si è completamente svuotati interiormente. È quel "nulla" di cui parla S. Giovanni della Croce, che ai più spaventa, perchè probabilmente lo fraintendono, pensando ad una "spersonalizzazione" dell'individuo, o qualcosa di simile. Quel "nulla", invece, per me che l'ho sperimentato praticamente sulla mia pelle, è l'essere totalmente dipendenti da Dio, gioiosamente schiavi di ogni Suo desiderio, in ascolto di ogni anelito e fiato che giunge da Lui, direttamente, o mediato dai fratelli e sorelle. Gli scritti del Santo Padre Giovanni della Croce, e della Santa Madre Teresa d'Avila, come pure gli altri (splendidi!) scritti dei Santi carmelitani, sono una vera gioia per lo spirito, un itinerario, un cammino per tutti coloro che sono stanchi di vivere una vita mediocre, con mezze misure: sono le istruzioni di volo per "salire", e l'unico modo per salire, è "scendere", servire ed essere, con santa gioia, gli ultimi! Ecco la vocazione carmelitana: vivere insieme, da eremiti, il Vangelo di Cristo, radicalmente!

-) Tu hai trascorso diversi mesi in un monastero di clausura. Che cosa provavi nel vivere continuamente alla presenza di Dio?

-) I primi tempi dopo la chiamata, prima dell'entrata al Carmelo, mi sentivo costantemente e sensibilmente alla presenza dello Sguardo di Dio. Man mano che passarono gli anni, dopo l'ingresso al Carmelo, questa sensazione sensibile è svanita, per lasciare il posto a qualcosa di più solido e duraturo. Non bisogna attaccarsi troppo alle sensazioni, o si rischia di non maturare mai nella vita spirituale! In maniera naturale, con la Grazia, si passa dalle sensazioni alla consapevolezza della presenza di Dio ovunque, specialmente nel cuore dei fratelli (a partire da coloro che ci feriscono). Personalmente, non riesco a comprendere come si possa vivere, con la "V" maiuscola, senza porsi continuamente sotto gli Occhi dolcissimi di Cristo, assetati di ogni nostro bacio e attenzione nei Suoi confronti.

-) I mondani pensano che è triste vivere in un monastero. A te le suore di clausura sono sembrate persone tristi o felici?

-) Chi pensa che sia triste vivere in un Monastero, probabilmente non ha mai visto una persona consacrata. Anche un cristiano "triste" è incomprensibile: il Vangelo è pienezza di Vita, è Gioia purissima e divina! Soprattutto in mezzo alle croci (e che croci!) dove, anche se la gioia non è sentita nella carne, c'è una pace e una serenità felice, che non fa desiderare nient'altro che ciò che la Volontà del Padre buono dispone per ciascuno.  Perchè essere tristi, se Cristo è Risorto?

-) La vita contemplativa è semplicemente meravigliosa. Non pensi che bisognerebbe fare qualcosa di più per farla conoscere maggiormente?

-) Credo che l'unico modo per far "conoscere maggiormente" la vita contemplativa, sia che, all'interno dei Monasteri, si viva il Vangelo in maniera integrale, senza mezze misure. D'altronde, in una scelta di vita così radicale, non si può essere che santi o mediocri: non esiste una via di mezzo (!). E, per santi, non intendo affatto persone impeccabili, ma peccatori consapevoli del proprio limite, che sanno chiedere "scusa" a Dio e al fratello, che si mettono in discussione alla Luce della Parola di Dio.  Pertanto, più un Monastero profumerà di Vangelo, più il Profumo di quelle vite donate al Signore si espanderà lontano!  Quanti Monasteri di clausura non hanno siti web, pubblicità, si trovano in posti sperduti, e poi si ritrovano così tante vocazioni all'interno che non c'è spazio per starci tutti? Il Monastero in cui stavo io era di questa felice "categoria"!

domenica 15 gennaio 2017

Vocazioni

Un caro lettore interessato al tema delle vocazioni religiose mi ha scritto una lettera alla quale ho risposto volentieri.


Carissimo Cordialiter,
                                     da quando ho scoperto il tuo blog ti leggo quotidianamente e devo dire che gli scritti dei lettori e le tue risposte mi edificano, mi fanno percepire quella gioia delle persone che ti scrivono e che magari stanno ascoltando una chiamata o vi stanno rispondendo: mi riempiono di felicità, quella felicità che tanto mi manca. Se potessi tornare indietro sicuramente mi affiderei solamente nelle Sue mani. Ti scrivo forse desideroso di qualche tuo suggerimento, consiglio, ma in quest’ultimo tempo mi sento sempre più insoddisfatto, insoddisfatto del mondo, di questo mondo e dei suoi legacci verso le cose sempre più materiali che distolgono dalla luce, la vera Luce. Ma ringrazio il Signore del desiderio sempre frequente di potermi abbandonare completamente a Lui, ad un vivere fatto di sola preghiera ed abbandono. […] Ti ringrazio e ti affido nelle mani della Vergine Maria perché stenda il suo manto sulla tua persona e sul tuo apostolato che fai attraverso il blog. Ti abbraccio fraternamente e spero di leggerti. Ciao, saluti,

(lettera firmata)

Caro amico,
                     sono contento che le lettere vocazionali dei lettori siano di tua edificazione spirituale. Hai ragione sono proprio piene di unzione spirituale, ed io le pubblico proprio perché dopo aver beneficato il mio animo possano elevare anche l'animo degli altri lettori, in una sorta di “amicizia spirituale” con cui ci eleviamo l'animo a vicenda, così come esortava San Francesco di Sales nel suo capolavoro ascetico intitolato “Filotea”.

Il tema delle vocazioni è affascinante, infatti colpisce sapere che ci sono persone disposte a rinunciare a tutto pur di donarsi a Dio in qualche ordine religioso di stretta osservanza.

Io amo la Chiesa Cattolica perché è il Corpo Mistico di Cristo, al quale siamo incorporati anche noi grazie al Battesimo. Il mio desiderio è che la Chiesa si espanda maggiormente, ma sono addolorato nel constatare che la maggioranza della popolazione mondiale non fa parte del Corpo Mistico di Cristo, e che anche moltissimi cattolici vivono ormai come se Dio non ci fosse, e come se non dovessero morire mai. Per cambiare la situazione drammatica in cui versa l'umanità è necessario incrementare il numero dei sacerdoti e dei religiosi, i quali devono essere zelanti e innamorati delle anime, altrimenti produrranno poco o nessun frutto di grazia.

Ecco perché nel mio piccolo cerco di propagandare il tema della vocazione religiosa. Dio continua a chiamare i giovani, le vocazioni ci sono ancora, ma molti non se ne accorgono nemmeno poiché sono troppo presi dalle cose materiali e dai divertimenti sfrenati.

Continuiamo a combattere questa battaglia di promozione vocazionale con i nostri poveri mezzi, anche se i nemici della Religione hanno potentissimi mezzi mediatici. È una lotta impari, ma il cristiano è un soldato che non si arrende mai e continua a combattere sino all'ultimo respiro.

Ti saluto fraternamente nel Cuore della Beata Vergine Maria, la Condottiera di tutte le vittorie della Chiesa.

Cordialiter

Blog di spiritualità cristiana

Ricordo che oltre al blog vocazionale, aggiorno quotidianamente anche un altro blog sulla spiritualità cristiana: http://cordialiter.blogspot.it/









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sabato 14 gennaio 2017

Perché la sofferenza colpisce anche le persone buone?

Molta gente si domanda per quale motivo le persone che compiono il male, spesso vivono “allegramente” nella prosperità materiale, mentre le persone fedeli al Signore vivono tra tribolazioni e persecuzioni. Ecco la risposta che ho dato a una ragazza su questo importante argomento.


Cara sorella in Cristo,
                                    rispondo molto volentieri alla tua ultima lettera. Innanzitutto ho avuto la conferma di quel che avevo già compreso, e cioè che tu, oltre ad essere intelligente, sei anche una persona profonda e spirituale. Infatti hai intuito da sola delle cose che io invece ho imparato solo sui libri. Ecco quel che insegna il mio amatissimo Sant'Alfonso Maria de Liguori al riguardo dei temi su cui stai riflettendo. Sì, Dio castiga quelli che ama, così come un buon padre mette in castigo il suo bambino che combina marachelle. Immagina un papà che vede suo figlio di 5 anni giocare coi fiammiferi o fare altre cose pericolose. Se gli vuole davvero bene, deve rimproverarlo bonariamente e togliergli quei “giochi” pericolosi. E se il bambino si mette a piangere perché vuole insistere a fare quei giochi pericolosi, il babbo non deve impietosirsi, ma per educarlo deve “castigarlo”, ad esempio non dandogli il consueto cioccolatino, non comprandogli un giocattolo, ecc. Ciò non è segno di odio, ma è segno di amore, lo rimprovera e lo castiga perché gli vuole bene e non vuole che gli capiti qualcosa di brutto giocando coi fiammiferi.

La stessa cosa avviene tra Dio e gli uomini. Il Signore è amore infinito, ma è anche giustizia infinita. Ognuno di noi ha delle imperfezioni più o meno gravi di cui emendarsi, e i castighi di Dio sono un potente mezzo di purificazione. Quanta gente si è convertita in seguito ad una grave malattia o a qualche altra sciagura! Ma Dio non “castiga” solo i peccatori che vuole convertire, ma anche i buoni per farli diventare ancora più santi. L'esempio classico da raccontare è la storia del Santo Giobbe, il quale pur essendo una persona pia e devota, tuttavia venne messa alla prova dal Signore, permettendo che venisse travagliato da una schiera di sciagure, tra cui lutti, furti, malattie, incomprensioni, ecc. Invece di bestemmiare Dio, pronunciò delle celebri parole di rassegnazione e sottomissione alla divina volontà. Dio non volle il male, per esempio che Giobbe subisse il furto delle greggi di animali, ma tollerò che ciò avvenisse, poiché sperava di trarne un bene maggiore. È troppo facile amare la Santissima Trinità quando tutto va bene, ma è nei momenti di difficoltà che si vede se una persona ama davvero il Signore. Giobbe rimase fedele e guadagnò enormi gradi di gloria per il Cielo. Un conto è salvarsi l'anima per un soffio, altro conto è salvarsi coi meriti di un Giobbe, di un san Francesco o di una Santa Teresa di Lisieux, i quali soffrirono molto su questa terra. Lo Spirito Santo nella lettera di San Paolo Apostolo agli ebrei (capitolo 12, versetto 6) afferma: “Quem enim diligit Dominus castigat”. È proprio così, Dio corregge e purifica con le tribolazioni coloro che ama e che vuole salvare.

Adesso ti parlo di un'altra cosa molto importante. Spesso vediamo che certe persone che fanno il male e vivono lontano da Dio, prosperano “allegramente”. Hanno tutto: soldi, salute, successo, piaceri, divertimenti, ecc. Perché avviene ciò? Dio è rimuneratore, premia il bene e punisce il male. È “costretto” a fare ciò perché è infinitamente giusto. Su questa terra anche le persone più malvagie e peccatrici ogni tanto compiono qualche azione buona, almeno nei confronti dei parenti e degli amici. Il Signore retribuisce in qualche modo anche quel poco di buono che essi hanno compiuto. In genere cerca di donare soprattutto le grazie necessarie alla salvezza eterna, ma quando vede che un'anima indurisce il cuore, soffoca i rimorsi della coscienza, rifiuta ostinatamente la misericordia di Dio, spreca tutti i lumi e le grazie che lo Spirito Santo le concede per convertirla, a quel punto diventa inutile ricompensarla con le grazie spirituali, poiché andrebbero inesorabilmente perse e l'anima sarebbe ancora più colpevole, allora a quel punto il Signore “abbandona” quella persona, cioè non le concede più grazie spirituali, ma solo benefici materiali (soldi, salute, ecc.) per ricompensare il poco di buono che ha compiuto su questa terra, mentre dopo la morte verrà condannata all'inferno eterno per le sue iniquità. Non si tratta di un abbandono “totale”, poiché la grazia sufficiente rimane disponibile fino all'ultimo istante di vita, ma senza le grazie speciali sarà moralmente impossibile che quell'anima si salvi. Ecco perché spesso si vedono che le persone che compiono il male, prosperano negli affari, godono di buona salute, ridono e si divertono, mentre le anime fedeli al Signore (pensiamo alla vita dei santi) spesso soffrono la povertà, le malattie, le persecuzioni e in certi casi addirittura il martirio. I cattivi che prosperano non sono da invidiare ma sono da compiangere, poiché la loro prosperità è segno che il Signore le sta ricompensando per qualche bene compiuto, mentre per l'eternità gli riserva il terribile castigo dell'inferno, dal quale non c'è più nessuna speranza di uscire. Invece, quando vediamo una persona compiere il bene e ricevere in cambio delle tribolazioni, è segno che il Signore la vuole salva (Dio castiga quelli che ama), la sta purificando delle imperfezioni commesse e le sta facendo guadagnare grandi meriti spirituali (se soffre con rassegnazione) in attesa di darle la ricompensa eterna del Paradiso. Ovviamente bisogna precisare che i cattivi, anche se immersi nelle ricchezze e nei divertimenti sfrenati, in realtà sono infelici poiché non hanno la pace interiore. Invece i buoni, pur immersi nel dolore e schiacciati dal peso della croce, vivono con la pace della coscienza e sono felici al solo pensiero che dopo il breve esilio in questa valle di lacrime potranno finalmente incontrare Dio nella Patria Celeste, per amarlo con tutte le proprie forze, per tutta l'eternità, in compagnia degli angeli e dei santi. Sant'Alfonso spiega mirabilmente questa dottrina della prosperità dei cattivi induriti nel male e delle sofferenze dei buoni nel libro “Apparecchio alla morte” e in altri scritti spirituali.

Ti saluto cordialmente in Cordibus Jesu et Mariae,

Cordialiter

Testimonianza

Pubblico una bella lettera che qualche ragazza ha inviato alla priora del monastero Janua Coeli di Cerreto.


Carissima Madre,
da qualche giorno sono rientrata a casa dopo l’esperienza vissuta tra voi. Ho avuto la fortuna di condividere con voi il tempo di Natale, culla e cuore del mistero d’amore che porta Dio fino a noi… lo rende vicino, immerso nella nostra umanità, Redentore. Un tempo nel quale la vostra comunità, oltre a tutti i doni che la liturgia natalizia offre, ha voluto concedermi il dono di ritrovarmi raccolta -insieme a voi- attorno ad una sorella che ha celebrato la sua Professione solenne, il suo Si per sempre al Carmelo. Un tempo carico di silenzio, di gioia, di solerzia! Un tempo dinamico  dentro al quale mi son sentita trascinata e coinvolta come una di famiglia! Sono arrivata tra voi, carica di attese, incuriosita, desiderosa di apprendere e raccogliere ogni briciola ma anche un po’ impaurita… lo confesso! Volevo conoscervi, sperimentare la vostra vita, cercare con voi di leggere nel mio percorso i segni di una chiamata che percepisco e alla quale voglio rispondere, ma avevo un po’ di timore. Come sarà? Che persone incontrerò, mi peserà la preghiera liturgica? Saprò vivere il silenzio? E nel lavoro? Dove mi manderanno? Mi faranno stare sempre sola nella mia stanza a leggere o pregare?... Un fiume di domande! Ma avevo e ho un fuoco nel cuore che mi spingeva a tuffarmi in questa esperienza dal di dentro... profondamente. L’incontro con te Madre e con le sorelle mi ha smontata.  Nell’Amore si entra e si dimora. Mi dicesti! Il suono di queste parole ha dato il ritmo a quei giorni e continua a risuonarmi dentro con fascino, seduzione…come provocazione… Non sono tornata a casa con una risposta chiara e decisa ma con la profonda intuizione di avere un si di Dio per me incastonato nel suo eterno amore. Il timore di non essere all’altezza si è un po’ affievolito… Mi sembra di aver compreso intimamente, madre, che Dio non archivia miserie e peccati. Vi ho osservate, giorno dopo giorno, e mi sembra di aver percepito dove riposa la pace del cuore di chi è chiamato in disparte, senza né partito, né merito, solo per condividere l’esperienza di Dio Amore con l’offerta della vita intera. Il ricordo dei più piccoli frammenti di vita giornaliera con voi trascorsa, mi fa ancora riflettere… Sul canto fermo di un Amore stabile poggiano le note, le stonature, le dissonanza di ogni altro amore pazientemente purificato, lubrificato, levigato. Quanto è fragile la mia fede madre! Guardo a tanti aspetti della mia vita limitati e limitanti…  Riuscirò mai anche io ad entrare nel circuito dell’Amore dove ogni mio disamore possa essere curato? Mi brucia come un fuoco nel cuore; vorrei amare ogni cosa che l’Amore ama; vorrei mettermi interamente in gioco per conquistare in Lui pienezza e unità. Madre, forse il Signore sta passando nei miei deserti e vuol far breccia sul pozzo del mio cuore sussurrando: “dammi da bere”…

Che cosa vale un amore che non costi un po’ di fatica? Mi dicesti in una delle nostre conversazioni! E questa fatica comincio ad assaporarla. Mi hai sollecitata ad aprirmi alla Grazia, senza fretta, a stare pazientemente in ascolto della Parola di Dio e di quanto mi accade ogni giorno, a pregare, a  non lasciare il confronto con il mio padre spirituale. Voglio stare in questo disegno con apertura e prudenza certa del sostegno tuo e della preghiera di tutta la comunità.

…Il tuo volto Signore io cerco non nascondermi il tuo volto!…

Grazie ancora di tutto. A presto.


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Per contattare il monastero Janua Coeli scrivere a carmelitane@gmail.com



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venerdì 13 gennaio 2017

Tre grandi mezzi per conservare e aumentare in noi la vita cristiana

Dagli scritti di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932).


Abbiamo dunque a nostra disposizione tre grandi mezzi per conservare e aumentare in noi la vita cristiana che Dio ci largisce con tanta liberalità, e per darci generosamente a lui come egli si dà a noi.

1) Lottando, senza posa e senza scoraggiamento, con l'aiuto di Dio e di tutti i protettori datici da lui, contro i nostri nemici spirituali, siamo sicuri di vincere e di rassodare in noi la vita spirituale.

2) Santificando, con spesso rinnovata offerta, tutte le nostre azioni anche le più comuni, acquistiamo copiosi meriti, aumentiamo considerevolmente ogni giorno il nostro capitale di grazia e i nostri diritti al paradiso, pur riparando ed espiando le nostre colpe.

3) I sacramenti, ricevuti con buone e fervorose disposizioni, aggiungono ai personali nostri meriti una copia eccezionale di grazie che vengono dai meriti stessi di Gesù Cristo; e poichè spesso ci confessiamo e, se vogliamo, quotidianamente ci comunichiamo, non dipende che da noi di essere santi. Gesù è venuto e viene ancora in noi per comunicarci abbondantemente la sua vita: "Ego veni ut vitam habeant et abundantius habeant". Sta a noi l'aprire, il dilatar l'anima, per riceverla, coltivarla, aumentarla, partecipando continuamente alle disposizioni, alle virtù, ai sacrifici di Gesù. Verrà così il momento in cui, trasformati in lui, non avendo altri pensieri, altri affetti, altre intenzioni che le sue, potremo ripetere le parole di S. Paolo: "Vivo, jam non ego, vivit vero in me Christus".

[...] Giunti alla fine di questo capitolo, che è il più importante di questa prima parte, possiamo intender meglio la natura della vita cristiana.

1) È veramente una partecipazione della vita di Dio, perchè Dio vive in noi e noi viviamo in lui. Dio vive realmente in noi nell'unità della sua natura e nella trinità delle sue persone; e non vi resta inoperoso: produce nell'anima nostra un organismo soprannaturale che ci fa vivere una vita, non uguale ma simile alla sua, una vita deiforme. Colla grazia attuale, Dio mette questa vita in movimento, ci aiuta a fare atti meritori, e ricompensa questi atti producendo in noi una nuova infusione di grazia abituale. Ma noi viviamo in lui e per lui, perchè ne siamo i collaboratori: aiutati dalla sua grazia, riceviamo liberamente l'impulso divino, vi cooperiamo, e così trionfiamo dei nostri nemici, acquistiamo dei meriti, e ci prepariamo a quella ricca effusione di grazia dataci dai sacramenti. Non dimentichiamo però che lo stesso nostro consenso è opera della sua grazia, onde gli attribuiamo il merito delle nostre opere buone, vivendo per lui, perchè da lui e in lui viviamo.

2) Questa vita è anche una partecipazione della vita di Gesù, perchè Gesù vive in noi e noi viviamo in lui. Vive in noi non solo come Dio, allo stesso titolo del Padre, ma anche come Uomo-Dio. Gesù è infatti il capo d'un corpo mistico di cui noi siamo le membra e da lui riceviamo il movimento e la vita. Vive in noi in un modo anche più misterioso, perchè, con i suoi meriti e con le sue preghiere, fa sì che lo Spirito Santo operi in noi disposizioni simili a quelle che questo divino Spirito operava nell'anima sua. Vive in noi realmente e fisicamente nel momento della santa comunione, e, per mezzo del divino suo Spirito, fa passare in noi i suoi sentimenti e le sue virtù. Ma anche noi viviamo in lui: incorporati a lui, liberamente riceviamo il movimento ch'egli c'imprime; liberamente ci studiamo d'imitarne le virtù senza però dimenticare che non vi riusciamo se non per mezzo della grazia meritataci da lui; liberamente aderiamo a lui come il tralcio al ceppo, e apriamo l'anima alla linfa divina che con tanta liberalità egli ci comunica. E, tutto ricevendo da lui, per lui e a lui viviamo, ben lieti di darci a lui come egli si dà a noi, dolenti solo di farlo in modo così imperfetto.

3) Questa vita è pure, in una certa misura, una partecipazione della vita di Maria, o, come dice l'Olier, della vita di Gesù vivente in Maria. Volendo infatti che la santa sua Madre sia la vivente sua immagine, Gesù le comunica, per mezzo dei suoi meriti e delle sue preghiere, il divino suo Spirito, che la fa partecipare, in un grado sovreminente, alle sue disposizioni e alle sue virtù. Così Gesù vive in Maria, e poichè vuole che la madre sua sia madre nostra, vuole pure che spiritualmente ci generi. Ora, generandoci alla vita spirituale (come causa secondaria, ben inteso), Maria ci fa partecipare non solo alla vita di Gesù ma anche alla sua. Onde noi partecipiamo alla vita di Maria nello stesso tempo che alla vita di Gesù o, in altre parole, alla vita di Gesù vivente in Maria. È il pensiero così bene espresso nella bella preghiera del P. Condren perfezionata dall'Olier: "O Jesu vivens in Maria, veni et vive in famulis tuis".

4) Questa vita è infine una partecipazione della vita dei Santi del cielo e della terra. Abbiamo infatti visto che il corpo mistico di Cristo comprende tutti coloro che gli sono incorporati col battesimo, e specialmente tutti quelli che godono della grazia e della gloria. Ora tutti i membri di questo corpo mistico partecipano alla stessa vita, alla vita che ricevono dal capo e che è diffusa nell'anima loro dallo stesso divino Spirito. Siamo dunque tutti veramente fratelli, ricevendo dallo stesso Padre, che è Dio, per i meriti dello stesso Redentore, una partecipazione della stessa vita spirituale, la cui pienezza è in Gesù Cristo, "de cuius plenitudine nos omnes accepimus". Perciò i Santi del cielo e della terra s'interessano del nostro progresso spirituale e ci aiutano nella lotta contro la carne, il mondo e il demonio.

Come son consolanti queste verità! Quaggiù la vita spirituale è certamente una lotta; ma se l'inferno combatte contro di noi e trova alleati nel mondo e sopra tutto nella triplice concupiscenza, combatte per noi il Cielo; e il Cielo non è soltanto l'esercito degli Angeli e dei Santi, è Cristo, vincitore di Satana, è la SS. Trinità che vive e regna nell'anima nostra. Dobbiamo quindi esser pieni di speranza e sicuri di riportar vittoria, a patto che, diffidenti di noi, facciamo innanzi tutto assegnamento su Dio: "omnia possum in eo qui me confortat".


[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista - Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. - Desclée & Co., 1928]

giovedì 12 gennaio 2017

Clarisse di Novaglie (Verona)

L'abbadessa delle Monache Clarisse di Novaglie mi ha gentilmente rilasciato un'intervista che pubblico volentieri.


- Per i mondani è assurdo andare a vivere in un monastero di clausura. Ci puoi spiegare qual è la missione delle religiose di vita contemplativa?

- Sì, a ragione tu affermi che la vita claustrale, oggi, non è molto compresa, a volte viene considerata assurda e spesso inutile, sprecata, senza senso, vuota.  Anche per alcune di noi, prima di rispondere alla grazia, era così: una vita da ignorare. Ma quando il Signore interviene, quando bussa alla porta del cuore, come solo Lui sa fare, come un Innamorato che ti affascina senza sapere e capire che cosa sta accadendo in noi, allora si apre nel nostro cuore e nella nostra volontà uno spazio così vasto, un orizzonte di pace e di desiderio di amare, con un sapore di infinito da far spalancare  la nostra volontà all'accoglienza di quella divina, ad amare con amore disinteressato tutti i fratelli, perché ogni creatura possa gustare e godere di quella gioia non umana che solo il Signore sa donare. Allora si confermano le parole di S. Chiara, la nostra fondatrice, pianticella del serafico S. Francesco d'Assisi, quando dice: di essere collaboratrici del Padre nostro che è nei cieli, e di sostegno delle membra deboli e vacillanti del Corpo mistico di Cristo. Siamo come profumo versato nell'aria che si spande ovunque portando gioia e vita a chi lo assapora, senza sapere da dove viene. Siamo come le radici di un albero che non si vedono, ma hanno per la pianta una funzione di primaria importanza; guai se non ci fossero o se il loro compito venisse meno o perché ammalate o per altri motivi:che cosa accadrebbe all'albero? O il cuore per un essere vivente; che ne sarebbe se funzionasse male o, peggio, se non ci fosse? Sì, la preghiera, la vita contemplativa è assai importante per la vita dello spirito, ma anche per la vita dell'uomo: è fonte di pace e di gioia: è vita, è desiderio di vivere. E' certo che non ci rinchiudiamo tra quattro mura per tutta la vita per nostro volere: tutte e tutti amiamo la vita indipendente, ma quando il desiderio della vita di clausura risponde al progetto di Dio, nell'anima si inserisce una grazia così forte, così incalzante, che spinge ad una rinuncia radicale a tutto ciò che non entra nella vocazione; perché quello che l'anima viene a gustare ha una potenzialità d'amore infinita: è divina. A noi, povere creature rimane solo la risposta a tanta gratuità d'amore; altrimenti, come si fa rifiutare o negare un "sì" a Dio, a Colui che è il creatore dell'universo, ci ha dato la vita, e desidera solo ed unicamente il nostro bene?

- Qual è la spiritualità dell'Ordine di Santa Chiara?

- La nostra spiritualità affonda le sue radici nel lontano 1211, nel tempo in cui Chiara d'Assisi ha aperto il suo cuore alla grazia, seguendo le orme del Poverello d'Assisi. Concretizzando il messaggio divino: "Va', Francesco e ripara la mia casa, che va in rovina"; non spezzando a tutti il Vangelo per le strade del mondo, come fa Francesco e i fratelli del I Ordine Francescano, ma rinchiudendosi in s. Damiano, per vivere il santo Vangelo in castità, in obbedienza, senza nulla di proprio e in fraternità. Siamo come Maria, aperte alla grazia, che come un fiume la lasciamo fluire sull'umanità intera. Su un'umanità assetata di speranza, di gioia, e di serenità. Questi doni dello Spirito Santo, per l'offerta della vita di sorelle e fratelli contemplativi, misteriosamente sbocciano in tanti cuori aridi e assetati, che come fiori, con il loro profumo e la loro bellezza, vivificano e donano alla vita il desiderio di viverla con amore.

- L'intramontabile Concilio di Trento insegna inffallibilmente che nell'Eucaristia è presente Gesù Cristo con tutto il suo Corpo, Sangue, Anima e Divinità. Nel vostro monastero quanto tempo dedicate all'Adorazione Eucaristica?

- Noi clarisse di Novaglie dal 1860 veniamo denominate “sacramentine” per l'impegno, voluto dal Vescovo, dell'Adorazione Perpetua al Santissimo Sacramento. Ancora oggi riusciamo sostenere questo ministero, da noi tanto amato e gelosamente accolto, che nel nostro quotidiano assume uno scopo primario; infatti, ci impegniamo con tanto desiderio sia di giorno che di notte ad adorare, ad intercedere per i fratelli, a parlare a Gesù dei problemi del mondo e dei vari eventi spesso catastrofici. Lo scopo è di intercedere continuamente per la gloria di Dio e per il bene di ogni fratello che si trova in qualsiasi parte della terra. 

- Quali lavori svolgono le monache all'interno del monastero?

- Sono cinquant'anni che viviamo su questo colle di s. Fidenzio, e il monastero, che è appollaiato su un dolce pendio, gode di un vasto spazio di azzurro e di verde, dove il cielo sembra toccare gli alberi e i praticelli e il terreno dedicato all’orto, i cui prodotti servono per coprire in parte la necessità della comunità, che attualmente è composta di 29 sorelle. Noi ci dedichiamo alla preghiera e ai lavori casalinghi e ad alcune attività artistiche di carattere sacro: pittura, ricamo, musica, canto...  

- Molta gente inesperta di vita religiosa pensa erroneamente che sia triste e noioso vivere in un monastero di clausura. Come mai invece siete così gioiose e felici di aver abbracciato la vita monastica?

- Sì, non è la prima volta che ci viene attribuito un sentimento di tristezza, o di noia... ma quando ci  vedono in parlatorio, o ci sentono al telefono, le persone si stupiscono della nostra gioia e serenità, chiedendosi come sia possibile! Sì, è la presenza di Dio in un'anima che fa irradiare il volto, lo rende luminoso, accogliente, comunicando pace e gioia, che sono doni dello Spirito Santo: sono dono di Dio. Si può essere anche sofferenti, preoccupati, stanchi… ma nel cuore la gioia e la serenità rimangono, anche se un po' velate. Quando una sorella vive veramente con sincerità la sua sponsalità, sia pure nei suoi limiti, viene riempita di grazia, di amore traboccante di Dio, si sente appagata nella sua vocazione, sente di appartenere al Signore, che è il suo "Tutto", e questo traspare da tutto il suo essere.

- Come si capisce che una ragazza ha davvero la vocazione alla vita consacrata?

- Non sempre è così matematicamente scontata la comprensione della veridicità di una vocazione. Ma ordinariamente il Signore, nel percorso di un cammino vocazionale, fa cogliere delle peculiarità che sono determinanti per una scelta vocazionale. A volte servono anni per capire i tratti di una chiamata. A volte una persona se la sente dentro all'improvviso. Ogni vocazione è particolare. In comune c'è  una forte attrazione d'amore per il Signore; il più delle volte l'amore per Lui  è incondizionato, accompagnato da un forte desiderio di appartenerGli tanto da abbandonare ogni progetto personale.

- L'ideale sarebbe entrare in monastero quando si è giovani, tuttavia se una donna che ha più di 40 anni dimostra di avere chiari segni vocazionali, ed è attratta dalla spiritualità clariana, può iniziare lo stesso il discernimento vocazionale con la vostra comunità monastica?

- Oggi l'età migliore per entrare in un monastero, a mio parere, è dai 24 ai 40 anni. A volte anche oltre i 40 anni si scoprono delle belle persone che forse con un po' più di fatica  rispetto le  più giovani, riescono comunque ad inserirsi molto bene nel carisma. Ciò che conta è la chiamata e il desiderio sincero e fattivo di corrispondere al progetto di Dio. 


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Per contattare le Clarisse di Novaglie potete scrivere all'indirizzo:

mercoledì 11 gennaio 2017

Aiutare gli altri

Una ragazza mi ha confidato di voler diventare suora per unirsi maggiormente a Dio e poter aiutare il prossimo.


Buongiorno,
                     mi chiamo [...] e sono una ragazza di ventiquattro anni, vivo a [...] e studio. Ho visitato il vostro blog e subito dentro di me ho provato una grande emozione, perché è così difficile trovare Dio nella vita di tutti i giorni, tra casa, studio e mille impegni...

Vi scrivo perché ho bisogno di confidarmi con qualcuno, perché sento una grande malinconia nel cuore da qualche tempo. Per prima cosa vorrei narrare la mia storia: fin da piccina sono stata istruita alla religione, per molti anni sono stata negli scout, e questo faceva crescere in me sempre più la fede. Partecipavo felice alle messe, mi confessavo pentita dei miei peccati. Al catechismo partecipavo con entusiasmo, fare la Prima Comunione è stato emozionante. Poi all'età di dieci anni è scomparsa mia nonna, una figura importante per me, un grande punto di riferimento, e allora nella disperazione ho abbandonato la fede. Irata contro quel Dio che mi aveva strappato la persona più cara che avessi. Per molti anni non ho più pregato, anche se continuavo a frequentare gli scout e partecipare alle funzioni, nulla era più come prima. Solo verso i sedici anni ho ritrovato la mia fede; ogni giorno chiedevo a Gesù di farmi diventare sua serva devota, chiedevo conforto, per quegli anni difficili per un'adolescente insicura e diversa dalle altre, come ero io. Pregavo assiduamente e, di nuovo, Dio era tornato da me.

Gli anni passarono, ero una ragazza introversa, insicura e il mio desiderio di fare parte della massa divenne più importante, dimenticai ancora una volta il mio Dio, che mi aveva tenuta al sicuro dalle tante avversità che avevo trovato nella mia adolescenza, che mi aveva mantenuta retta, ingenua, non corrotta come molti miei coetanei. Sono uscita dalle superiori, mi sono iscritta all'università, la mia vita è migliorata, sono maturata, ma quei pensieri non sono più tornati. Ho fallito molte cose in questi anni, negli studi, in molte scelte, ed ora per esempio ho appena cambiato facoltà, perché la precedente non la sentivo più adatta a me.

Continuo a saltare da una cosa all'altra, ma dentro non sento la pace, non trovo quella serenità interiore che provo solo quando sono in chiesa, quando penso a Nostro Signore, quando immagino a come potrebbe essere una vita dedicata solo a Lui. In quegli attimi mi vedo circondata dalla luce, da sorelle che come me vogliono dedicarsi al prossimo, a Nostro Signore. Mi immagino lontana dalle sofferenze che provoca la vita di tutti i giorni, dallo stress, lontana dalla solitudine. Mi immagino felice e in pace... poi però ecco tornare i miei mille doveri, una vita che mi sta stretta, nella quale mi sento stritolare. Non so se ho un'idea troppo bucolica della vita monastica, e non so nemmeno se sono veramente portata o no, ma quello che provo mi divide in due ed ho bisogno che qualcuno mi dia un consiglio. Non so nemmeno se è uno dei miei tanti colpi di testa, ma una cosa posso affermarla con certezza: nella mia vita tante volte ho perso e ritrovato la fede, ma una cosa non è mai cambiata, il desiderio di dedicare la mia vita agli altri. Fare qualcosa di veramente utile al prossimo. Non un lavoro come l'avvocato, o l'architetto, ma un lavoro per il quale la sera possa dire di essere fiera di me stessa, perché ho aiutato qualcuno. Sono confusa, preoccupata, perché nonostante abbia accanto un ragazzo che mi ama tantissimo e che io amo, amici buoni ed affettuosi, una famiglia solida, ho sempre la sensazione di essere nella tempesta.

Questa mattina sono andata a pregare in chiesa ed ho sentito di essere al riparo. Così ora scrivo questa lunga lettera per chiedere aiuto, un consiglio. Vi ringrazio per l'attenzione e vi sarò grata di qualsiasi vostro consiglio e suggerimento che mi potrete dare...

Cordiali saluti,
(lettera firmata)


Cara sorella in Cristo,
                                       ti ringrazio di avermi scritto, spero di poter esserti di qualche aiuto.

Leggendo la tua lettera mi son venute in mente le parole di Sant'Agostino, il quale diceva che siamo stati creati per amare Dio, e il nostro cuore è inquieto sin tanto che non riposa in Lui. Fai bene a domandarti qual è la volontà di Dio su di te. L'elezione dello stato di vita è una scelta di fondamentale importanza. Così come un orologio ad ingranaggi non può più funzionare correttamente se si guasta la ruota maestra, così colui che sbaglia il proprio stato di vita condurrà un'esistenza squilibrata poiché gli verranno a mancare gli aiuti spirituali che Dio gli aveva preparato nello stato in cui lo chiamava. Sant'Alfonso Maria de Liguori, alle ragazze indecise se sposarsi o entrare in convento, diceva più o meno queste cose: "...sia un uomo umile creatura, sia Gesù Cristo il creatore dell'Universo, ti vogliono per sposa. Rifletti attentamente su chi dei due può riempire maggiormente di gioia il tuo cuore e poi sposalo. Ricordati però che nel mondo non è raro trovare delle donne pentitesi di essersi sposate a causa dei maltrattamenti che ricevono dai loro mariti spesso simili a dei tiranni, ai dispiaceri che danno i figli, ai litigi con suocere e cognate, alle gelosie del consorte, ai dolori del parto, agli strapazzi per la cura della casa, agli affanni per accumulare beni terreni, ecc. Anche nella vita matrimoniale potresti vivere santamente, ma è molto difficile. Al contrario in un monastero di stretta osservanza sarà molto semplice per te divenire santa. Libera dalle preoccupazioni del mondo potrai dedicare tutta la vita nell'amare Dio. Se proprio non te la senti di entrare in un monastero, cerca di farti santa a casa tua vivendo da nubile, tranne nel caso in cui tu fossi abitualmente incontinente, nel qual caso è meglio prendere marito, come raccomanda San Paolo."

Io non so qual è lo stato di vita che Dio desidera da te, però ti consiglio di riflettere e pregare per poter capire qual è la Sua volontà. Tra le numerose persone che mi hanno scritto ci sono anche delle persone sposate (in maggioranza donne) che mi hanno fatto comprendere più o meno esplicitamente che rimpiangono di non aver abbracciato la vita religiosa. Tu invece sei ancora in tempo per eleggere qualsiasi stato di vita, però è importante non commettere errori. Dio ha un progetto per ciascuno di noi. Alcuni sono designati per mettere su famiglia e procreare dei futuri cittadini del Cielo (pensiamo ad esempio ai zelantissimi genitori di Santa Teresa di Lisieux), altri sono designati per rimanere celibi nel mondo (San Giuseppe Moscati), altri ancora sono designati per la vita sacerdotale e per la vita consacrata (ad esempio Sant'Alfonso Maria de Liguori e Santa Chiara d'Assisi). Ognuno deve cercare di capire la volontà di Dio su di sé, perché solo facendo la sua volontà possiamo essere davvero felici. Che cosa vuole il Signore da te? Per capire quale sia la tua vocazione, l'ideale sarebbe andare alcuni giorni in un buon monastero (deve essere davvero buono) nel quale, raccolta nel silenzio e nella preghiera, potrai ascoltare quel che Dio dice al tuo cuore. Restando in città è difficile raccogliersi spiritualmente. La tua e-mail mi è piaciuta molto. E' straordinario constatare che una persona come te, che ha tutto dalla vita, sia disposta a prendere in considerazione l'eventualità di lasciare tutto per divenire sposa di Gesù Cristo. Quindi, che cosa fare in concreto? Per il momento non parlare di vocazione né con i tuoi familiari (nemmeno se sono super-praticanti), né con le tue amiche, le quali potrebbero mettersi a ridere, soprattutto se sono persone neo-pagane che capiscono solo di discoteche, gossip, oroscopi, sfilate di moda, e altre vanità de genere. Quale monastero contattare per fare qualche giorno di discernimento? Devi sceglierne uno di stretta osservanza. E' importante questo fatto. Se tu andassi in un monastero rilassato, non solo rischieresti di perdere la vocazione, ma anche la Fede, come è accaduto ad altri. Come probabilmente ti sarai accorta da sola, molti ordini religiosi non vivono più come i loro santi fondatori, ma vivono in maniera rilassata e secolarizzata, e in genere hanno poca attrattiva sui giovani. Gli ordini religiosi di stretta osservanza invece affascinano col loro stile di vita autenticamente evangelico, e spesso attirano numerose vocazioni. Quando andrai in monastero per fare un'esperienza, ai tuoi amici e parenti non dirai che andrai a fare un ritiro vocazionale, ma accennerai solo ad un semplice ritiro spirituale per ritemprare lo spirito. Non si tratta di una bugia, ma al massimo di una “restrizione mentale” che non è nemmeno un peccato veniale, come insegnano vari manuali di Teologia Morale. Che altro dirti? Affidati interamente alla Beata e Gloriosa Vergine Maria, che come insegnano dotti Autori (S. Bernardo di Chiaravalle, S. Alfonso Maria de Liguori, S. Massimiliano Maria Kolbe e tanti altri) è la Mediatrice di tutte le grazie, oltre che la nostra Mamma del Cielo. Spero di esserti stato di qualche utilità, se hai qualche domanda da fare, io sono sempre a disposizione di tutti.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più fraterni saluti in Cristo Re e Maria Mediatrice,

Cordialiter